Il dibattito in consiglio comunale

Imola. Sala del consiglio comunale piena, con fazzoletti tricolori e dell’Aned al collo, per il ricordo del partigiano Alfiero Salieri, morto circa un mese fa. Dopo l’intervento introduttivo del vicepresidente del consiglio comunale del Pd Fabrizio Castellari, è intervenuta la sindaca Manuela Sangiorgi che ha considerato “giusto e fondamentale onorare la memoria di un uomo che ha combattuto in età giovanissima per riportare la libertà a Imola. Dobbiamo prendere esempio da tali persone per trasmettere gli ideali di giustizia, pace e democrazia alla giovani generazioni. Oggi, purtroppo, i venti dell’odio si stanno diffondendo, dobbiamo vigilare noi che siamo una città medaglia d’oro per la Resistenza”.

“Eri molto giovane quando combattevi e da giovane di oggi ti dico per sempre grazie per i vostri sacrifici per lasciarci un paese libero, democratico e civile dove però non dobbiamo trascurare i brutti segnali di odio”, ha sottolineato il segretario e consigliere comunale del Pd Marco Panieri.

Per Carmela Cappello di Imola guarda avanti “non bisogna lasciare spazio al qualunquismo imperante, ricordiamoci sempre che c’era chi combatteva dalla parte giusta come Alfiero e chi dalla parte sbagliata”.

Per Stefano Buscaroli, uomo con una storia di sinistra ora nel Movimento 5 stelle “il coraggio di lottare per qualcosa in cui si crede totalmente come la libertà di un popolo è un esempio per i giovani che a volte non hanno tale forza”.

Il figlio di Salieri, e neopresidente dell’Anpi, Gabrio ha ricordato come “mio padre abbia iniziato la lotta partigiana a 17 anni. Mentre si liberava Imola combattendo con un piccolo gruppo di tedeschi, mio padre di raccontava che aveva catturato un tedesco della sua stessa età che piangeva”.

Durante la celebrazione di un grande partigiano, hanno rimarcato la loro assenza dall’aula consiliare i consiglieri comunali della Lega Simone Carapia e Daniele Marchetti. Uno sfregio alla città. Alfiero che aveva un carattere solo apparentemente duro, forse li avrebbe perdonati. Noi no.

(Massimo Mongardi)