Con la segretaria nazionale della Fiom, Francesca Re David, parliamo dei temi all’ordine del giorno, a partire dal nuovo contratto Fca.

Per quali ragioni la Fiom ha rotto il confronto con Fca, Cnh Industrial e Ferrari?
“E’ bene ricordare che il confronto avveniva su tavoli separati nonostante la nostra richiesta di un tavolo unitario: da una parte, gli incontri con i sindacati firmatari del CCSL, che è stato rinnovato lo scorso lunedì 11 marzo; dall’altra, un tavolo con la Fiom-Cgil non firmataria di quel contratto. Questo ha di fatto impedito che la discussione sulle due piattaforme presentate potesse trovare un piano condiviso di confronto. La Fiom ha presentato la ‘piattaforma rivendicativa’ dopo aver consultato più di 10mila lavoratori dei gruppi industriali che, con il voto, hanno dato mandato al negoziato. L’obiettivo della Fiom era la realizzazione di un nuovo contratto, con i cambiamenti richiesti dai lavoratori: aumentare il salario in paga base, migliorare il sistema premiante e le condizioni di lavoro, affermare un ruolo democratico e partecipativo dei lavoratori attraverso il voto sugli accordi e la centralità del ruolo dei delegati. Fca ha accettato solo in parte il confronto su questi punti, aprendo sugli aumenti salariali ma continuando a precludere ai delegati ogni possibilità di contrattare la condizione di lavoro e, pertanto, negando loro qualunque ruolo negoziale. Per questo la Fiom non ha potuto continuare la trattativa.”

Quali sono i punti forti delle proposte della Fiom?
“In merito alla struttura del salario la Fiom-Cgil ha chiesto da subito un aumento della paga base per adeguarla almeno ai minimi tabellari del Contratto Nazionale dei metalmeccanici e di rinegoziare il sistema dei premi aumentando le parti fisse e utilizzando ulteriori parametri oltre quello di efficienza. La proprietà di Fca otto anni fa con l’uscita dal CCNL, che viene votato dal referendum tra i lavoratori, aveva promesso che con il nuovo contratto ci sarebbero stati salari tedeschi e la piena occupazione. Ma al momento possiamo dire che non solo aumenta la cassa integrazione in tutti gli stabilimenti, ma siamo dinnanzi alla vendita di Magneti Marelli e al rischio concreto nel futuro che interi impianti rimangano senza nuovi modelli e motorizzazioni. Mentre negli Usa continuano investimenti e assunzioni di nuovi lavoratori, in Italia aumentano incertezze occupazionali e l’utilizzo degli ammortizzatori sociali.”

Alla luce della nuova organizzazione del lavoro nelle aziende quale percorso si può intraprendere per ricomporre l’unità delle lavoratrici e dei lavoratori?
“Uno degli obiettivi della Fiom è proprio uscire dalla frammentazione del lavoro ricomponendo la coalizione delle lavoratrici e dei lavoratori che garantisca gli stessi diritti a tutti. Oggi, il mondo del lavoro è frantumato e diviso: in molti luoghi di lavoro – dai cantieri navali agli aeroporti – pur producendo la stessa cosa e svolgendo le stesse mansioni i salari e i diritti sono diversi; le leggi che in questi anni hanno aumentato la precarietà, hanno anche creato una concorrenza al ribasso tra i lavoratori, come accade nel continuo ricorso ad appalti e subappalti, con il proliferare di contratti pirata, utilizzando finte cooperative e lavoratori autonomi che in realtà non godono di alcuna indipendenza ma sono lavoratori dipendenti senza garanzie. In concreto, bisogna diminuire le tipologie dei contratti – che oggi sono centinaia -, sviluppare una contrattazione inclusiva che coinvolga tutte le forme di lavoro oggi presenti (anche quelle autonome) e usare la contrattazione di secondo livello per unire i lavoratori che pur lavorando nel medesimo sito sono inquadrati in diverse categorie, per garantire loro gli stessi trattamenti economici e normativi.”

(m.z.)