Imola. Il 3 marzo 2009 l’Italia, con la legge n°18 ha ratificato e resa esecutiva la “Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità”, adottata dall’Assemblea Generale dell’Onu il 13 dicembre 2006. A dieci anni da questo importante momento, l’ospedale per di Montecatone ha avuto il mielolesi privilegio di ricevere la visita di Giampiero Griffo, il nuovo coordinatore del Comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità.

Con la collaborazione della Fondazione Montecatone Onlus, Griffo ha incontrato i volontari aderenti alle diverse realtà attive presso l’ospedale (ovvero Auser, Unitalsi, Croce Rossa, Fondazione Montecatone, AUS Montecatone, Cooperativa Anna Guglielmi).

“Prima di tutto, dalla Convenzione in avanti, è bene imparare ad esprimersi correttamente, perché le parole creano cultura. L’espressione ‘persona con disabilità’ mette in evidenza che bisogna uscire dal paradigma per cui si guarda alla malattia o alla menomazione come l’unica dimensione di una persona. Trattamenti uguali e pari opportunità sono i pilastri della Convenzione. Anche nell’agire volontario è possibile favorire nella persona con disabilità la capacità di autodeterminarsi, che è il fondamento per una vita in piena dignità”, ha sottolineato Griffo.

La visita di Griffo è stata anche occasione per incontrare utenti e operatori di Montecatone, ma soprattutto dei “consulenti alla pari” coordinati dall’Associazione Utenti Unità Spinale (AUS Montecatone). “E’ tutt’ora un’emozione ricordare come si sono svolti i lavori preliminari alle Nazioni Unite. Ogni volta che si trattava un argomento, era previsto l’intervento di un rappresentante del movimento delle persone con disabilità, e ogni intervento si chiudeva con la frase simbolo ‘Niente su di noi senza di noi’, che faceva un certo effetto in un contesto di ‘potenti’. E in effetti per realizzare i diritti delle persone con disabilità il tema dell’empowerment – cioè del trasferire nelle persone competenze e fiducia nei propri mezzi, è cruciale. Anche nella fase di riabilitazione ospedaliera, che giustamente nelle Unità Spinali viene affiancata anche da strumenti di ‘abilitazione’, perché per alcune condizioni cliniche si arriva al punto in cui non ci sono possibilità di recupero funzionale, ma c’è moltissimo da fare perché la persona sia protagonista delle sue scelte di vita”.