Imola. A che punto siamo con la sanità imolese? Dopo il percorso di informazione sul documento proposto del Nucleo tecnico di Progetto contenente le 4 ipotesi di assetto futuro della sanità nell’area metropolitana bolognese ciò che appare chiaro è che non c’è chiarezza.

A farsi portavoce del malessere politico in merito al riassetto della sanità sono i membri di Cittadinanza Attiva Imola che, all’uscita della commissione sanità convocata dal Comune nei giorni scorsi per fare il punto sui servizi sanitari, si dichiarano “delusi e sconcertati”.

In un documento spiegano la loro posizione, partendo dall’organizzazione della commissione: “L’orario e la scarsa pubblicizzazione hanno sfavorito la partecipazione dei cittadini che, in aggiunta, non hanno potuto intervenire se non consegnando domande scritte ai consiglieri disposti a porle ai dirigenti dell’Ausl presenti in commissione. Contemporaneamente, largo spazio è stato concesso a questi ultimi per relazioni generiche, suscitando l’insoddisfazione degli stessi politici che si aspettavano di affrontare direttamente problemi specifici”.

In merito alle quattro ipotesi sulla “sanità del futuro” Cittadinanza Attiva vede “tanto ‘fumo’ sulla partecipazione e come ‘arrosto’ quello che era già stato in realtà deciso a priori: prima di tutto la richiesta al governo di riconoscere la qualifica di Irccs (Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico) a certe strutture del S. Orsola e Maggiore, nel frattempo l’avvio di ulteriori integrazioni Imola-Bologna e di collaborazioni con l’Università per la formazione anche pratica degli specializzandi. Tutte cose che qualunque persona di buon senso potrebbe consigliare, salvo verificare l’attuazione concreta delle belle parole: ad esempio, se ‘integrazione’ significhi allontanamento delle cure dai pazienti e riduzione dei servizi, oppure se la ‘pratica’ voglia dire l’utilizzo di specializzandi per coprire le carenze di organico. Le pubbliche promesse di una seconda fase nel processo partecipativo? Volatilizzate, evitando di rispondere quando si è provato a chiederne conto: anche solo per essere informati di decisioni già prese dobbiamo arrangiarci a cercarle nei meandri del web, sempre ammesso che tutto venga documentato”.

Non manca però una buona notizia: “Abbiamo appreso che entro il 2019 dovrebbero essere coperti alcuni primariati mancanti, con rafforzamento e conferma delle rispettive strutture (lo abbiamo sempre sostenuto, ma fino a un anno fa i primari venivano dichiarati superflui da Ausl e Amministrazione comunale). Invece per quanto riguarda la presenza periodica a Imola di specialisti bolognesi, relativamente alle patologie che a Imola non hanno struttura, le cose vanno più a rilento”.

Eccoci poi al tema più dolente, quello dei posti-letto ospedalieri, “un tema che si innesta nella riconosciuta necessità di attenzione all’invecchiamento della popolazione, alla prossimità delle cure, al coordinamento dei passaggi diagnostici, curativi, riabilitativi. Ci siamo sentiti ripetere che occorre differenziare i livelli, e quindi i luoghi, di ricovero: dall’ospedale propriamente detto (per le patologie in fase acuta) agli ‘ospedali di comunità’ (lungodegenza e riabilitazione, a gestione infermieristica), alle case di riposo, al proprio domicilio. D’accordo ma, mentre i posti-letto in ospedale sono in diminuzione da anni, il corrispondente rafforzamento dell’assistenza alternativa è in netto ritardo: sollecitato anche qui da esplicita domanda, il dott. Rossi (direttore generale Ausl) ha dovuto ammettere l’evidenza, e cioè che i 21 posti dell’ospedale di comunità a Castel san Pietro sono insufficienti a coprire le esigenze del nostro territorio. Tuttavia le nuove strutture teorizzate (‘ospedale di comunità’ e ‘casa della salute’) non si vedranno tanto presto a Imola: per la ‘casa della salute’ mancano ancora i 7 milioni necessari per le sole opere strutturali, mentre l’ospedale di comunità non pare nemmeno progettato”.

Altro tema caldo, la situazione del Pronto soccorso che registra continuamente tempi di attesa lunghi e altri disagi. “La posizione ufficiale è che si stia lavorando su tutti i fronti per migliorare i servizi e che siano già stati raggiunti risultati notevoli; vengono ammessi ‘momenti’ di difficoltà, superati con l’impegno e la responsabilità degli addetti. Su quest’ultimo aspetto siamo d’accordo, anche perché il problema di fondo alla base di tutti i disagi resta la carenza di personale alla quale devono supplire gli addetti presenti; sul resto, ogni cittadino può valutare in proprio”.

Infine, sul fronte politico, Cittadinanza Attiva richiama il sindaco alle proprie responsabilità: “Dal 2017 abbiamo individuato nel nostro sindaco colui che ha la responsabilità di tutelare la propria popolazione, agendo nei luoghi politici di confronto e decisione: purtroppo l’impressione è che sia mancata la volontà, ma vogliamo ancora sperare di essere ascoltati dall’attuale sindaca alla quale riconosciamo quantomeno il tentativo di maggiore informazione ai cittadini. Se però si fa un’informazione unilaterale dove i cittadini sono soggetti completamente passivi e l’unica voce è quella della dirigenza sanitaria che notoriamente risponde agli indirizzi regionali, diventa poi difficile poter rappresentare adeguatamente le richieste del territorio nelle sedi istituzionali. Oltre a noi vi sono associazioni e semplici cittadini pronti ad offrire all’Amministrazione, una volta di più, la collaborazione per entrare nel dettaglio dei problemi specifici, mettendo in campo le competenze adeguate: in tale ottica da parte nostra non mancheremo di rivolgerci al nuovo assessore che verrà nominato, ci auguriamo al più presto possibile”.