La sindaca di Imola Manuela Sangiorgi

Imola. Dopo il referendum sull’acqua del giugno 2011 sono state formalmente abrogate le leggi che parlavano della privatizzazione della gestione dell’acqua e della remunerazione del capitale investito: da quel momento l’acqua può essere considerata un bene pubblico. Purtroppo dal 2011 i decreti legge del Governo Berlusconi abrogati dalla Corte Costituzionale, il successivo vuoto normativo e i numerosi ricorsi ai Tribunali Amministrativi hanno impedito l’attuazione della volontà elettorale.

Attualmente gli investimenti sull’acqua li pagano i cittadini, attraverso le bollette, ma la proprietà degli investimenti resta in capo alla società di gestione che nel Comune di Imola è Hera spa (affidataria del servizio senza gara pubblica dal 2001). Anche la remunerazione del capitale investito è tutt’ora presente nelle bollette senza che di fatto sia stata data attuazione all’indicazione referendaria.

Di questi importanti temi si parlerà il prossimo 22 marzo alla Camera dei Deputati a Roma – Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari – dove sarà presente la sindaca Manuela Sangiorgi – nel convegno dal titolo “Acqua Pubblica, una sfida globale”

La prima cittadina imolese ha già posto il tema del grave squilibrio presente nella normativa nazionale relativa ai servizi pubblici economici a danno degli enti locali e dei cittadini nell’intervento nell’Aula della Camera dei Deputati di Montecitorio in occasione dell’Audizione dei Sindaci d’Italia dello scorso 22 febbraio.

Durante l’audizione dal titolo “Lo stato dei beni comuni” la sindaca ha proposto “una verifica del sistema tariffario in quanto, relativamente ai servizi pubblici economici (acqua, gas ecc.), i cittadini pagano tutti gli investimenti in bolletta ed i beni restano di proprietà dei gestori che, oltre al rimborso del bene, ricevono una redditività anche del 6% a tasso fisso”.

La Sangiorgi ha ricordato alla Camera che “in molti territori, prima delle liberalizzazioni, erano presenti aziende municipalizzate interamente pubbliche che erano sempre riuscite a trarre utili dalle gestioni dei servizi pubblici ed a reinvestirli nel territorio a vantaggio della collettività”.