Brexit : uno tsunami di semolino tiepido o un attentato suicida all’Europa? Entrambe le percezioni sono difendibili, la prima descrive il pantano politico nel quale la politica ha ceduto il posto alla comica, la seconda e’ quella che preferisco e legge gli eventi come un tentativo di far esplodere le contraddizioni della Comunita’ Europea che diventa autolesionista per la Gran Bretagna. Sgombriamo il campo dall’idea che un secondo referendum sia una soluzione: esso potrebbe essere di nuovo a favore di una Brexit, comunque un voto recente del parlamento inglese lo esclude. Siamo in presenza di due totem britannici: la libera volonta’ del popolo e il potere sovrano del Parlamento. Lo speaker (leader del Parlamento), John Bercow (una figura super partes che mi ricorda tratti del nostro Presidente Pertini) ha impedito un terzo voto sulla solita proposta May (che la UE invano ripete non intender modificare) basandosi su di uno statuto del 1604 (usato di recente solo nel 1943) che vieta di ripetere votazioni per uno stesso testo (che in questo caso ha perso la prima votazione per piu’ di 200 voti e la seconda per 150, coalizzando fautori della hard Brexit con gli oppositori della stessa) La strategia del governo (in teoria) sarebbe di far pressione sul parlamento (=ricattarlo) perche’ approvi questa Brexit moderata contro il rischio di non uscire piu’ dal pantano di un’unione doganale permanente con la UE. Si tratta del famoso confine fra Irlanda del Nord e del Sud, un confine che per 30 anni fu insanguinato dalla guerra fra gli irredentisti irlandesi cattolici, i protestanti dell’Ulster e le forze armate britanniche. Un accordo per evitare che esso divenga un confine fra la UE (Irlanda del sud, Dublino) e la non UE Irlanda del Nord potrebbe congelare il legame del Regno Unito all’Unione doganale Europea , con tutte le regole UE da rispettare e nessuno dei diritti per stabilirle. Io ritengo che la soluzione ovvia sia una unione delle due Irlande in un paese solo e mi risulta che gli irlandesi del nord stanno “votando con i piedi” come si dice in inglese, richiedendo in gran numero ove possibile il passaporto dell’Irlanda del Sud; poi sara’ il turno della Scozia eurofila di separarsi! Ma come si sono trovati i britanni in questa catastrofe stile Caporetto? Cito da un recente documento della sezione PD di Londra nella quale ho militato “la Brexit ha cause radicate nella storia politica recente…in quella politica di revisione dello spazio e delle competenze dello stato e del settore pubblico, nell’aggressione ai beni pubblici e alle protezioni sociali ed economiche dei cittadini”1 Tale politica iniziata dalla Thatcher negli anni ’80 si consolida dopo la crisi del 2008 con il governo Tory che, alle elezioni del 2015 vede il Premier conservatore Cameron costretto a promettere un secondo referendum Brexit per arginare l’ondata populista (Nagel Farrage, il leader del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, siede al Parlamento Europeo). Nessuno pensava che il risultato del primo referendum sarebbe stato favorevole alla Brexit (Cameron, allora Primo Ministro, diede le dimissioni) ma la popolazione lontano da Londra vive un declino disperante del livello economico e delle reti sociali, da generazioni la stampa locale riversa la colpa dei maggiori problemi su Bruxelles e le sue regole, toccando il tasto sensibile del “non siamo piu’ autonomi” (invece Londra ottenne da Bruxelles frequenti dispense dalle regole). A oggi 23 Marzo 2019 il quadro sempre incerto e’ il seguente: tenendo presente che a fine Maggio vi sono le elezioni europee e che Londra deve indirle entro il 12 Aprle la May riceve una dilazione della data per la Brexit (fine Marzo) fino a fine Maggio, con la clausola che se il trattato proposto viene approvato dal Parlamento (pigs might fly: se i porci volano) il tempo concesso servirebbe a votare le leggi relative, se non viene approvato il trattato proposto dalla May (concordato con la UE) verra’ (??) concessa dalla UE una ulteriore, lunga proroga, facendo emergere la possibilita’ di un secondo referendum (che io penso possa di nuovo esser favorevole alla Brexit, con questo teatrino le posizioni si sono indurite e i laburisti rischiano il suicidio politico visto che la maggior parte della loro base popolare e’ per la Brexit). Torniamo per un momento alla Storia, con la S maiuscola. Per secoli la direttrice della politica inglese fu di evitare che in Europa sorgesse una potenza politica ed economica in grado di sfidare l’isola, fosse essa Francia, Germania, Austria-Ungheria o Russia. Fu De Gaulle a mettere il veto all’Ingresso del Regno Unito ed e’ Macron (frenato da una Merkel furibonda) che vedrebbe con favore una Brexit no deal. Quanto al Parlamento inglese, questo mitico Davide che al momento combatte il Golia-May e lo atterra, le decisioni votate sono le seguenti: no ad un secondo referendum, NO alla proposta May ma anche no ad una Brexit no deal, si ad un prolungamento della trattativa, proprio come se le decisioni dipendessero solo dal parlamento britannico, per una sorta di allucinazione storica.

Mi pare che la Brexit sia come una autobomba che zigzagando si dirige verso il suo obiettivo, l’EU, con l’intento di creare il maggior danno possibile. Ci illudiamo che la compattezza europea dimostrata nella contrattazione sia positiva ma col tempo si creano anche le crepe (vedi il duello Macron-Merkel). Nonostante io mi senta tanto inglese quanto italiana per le mie vicende personali resto dell’opinione che questo divorzio produrra’ buon esito per entrambi purche’ non di tiri troppo la corda. L’esito sara’ o una Brexit no deal by default (perche’ sono saltati i freni) o un lungo percorso nelle sabbie mobili, in entrambi i casi fa parte del gioco trovare un colpevole della decisione e delle gravi conseguenze. I danni della Brexit no deal che si profila (e che io penso fosse dall’inizio un target del governo inglese, conscio di essere in scacco) saranno tanto notevoli per il paese quanto per l’UE che ad essa e’ meno pronta . Nei discorsi fatti sulla stampa inglese e in Parlamento si sente che questa faccenda ha poco a che fare con L’Europa che non viene quasi mai nominata e del cui potere di veto non si tien conto. La Gran Bretagna vuole qualcosa che l’Europa non intende dare, o che l’Inghilterra non puo’certamente dare: il ritorno di un confine fra Irlanda del Nord e del Sud; le recenti dichiarazioni del DUP, partito protestante dell’Irlanda del Nord, indicano che May certamente non riuscira’ a far approvare il trattato anche ammesso che riesca a scavalcare il significativo stop di John Bercow, di cui sopra. Per complicare il quadro si avvicinano elezioni europee cruciali e ne’ gli inglesi vogliono votare per le europee (sono possibili disordini di piazza in tal caso) ne’ gli europei vogliono nel futuro Parlamento eletti inglesi, ulteriori elementi di disturbo. A questo punto il 12 Aprile se il governo o il parlamento inglese non indicono elezioni europee (ripeto che se lo fanno e’ a rischio la pace sociale) Brexit no deal avverra’ automaticamente, sarebbe potuta avvenire ora se Macron avesse puntato i piedi. La scelta sara’ fra una Brexit no deal e il trattato che viene offerto come ripete la May, tertium non datur, o si vuol forse ricominciare la faticosa trattativa durata due anni? Nessuno dei due contendenti ha intenzione di mollare ne’ puo’ farlo di fronte alla sua opinione pubblica. Il gioco finale e’ di riuscire a dare la colpa del Brexit no deal all’UE, forse Macron si offrira’ come vittima sacrificale: all’inizio del 1800 solo per un soffio il Regno Unito sottrasse alla Francia una futura egemonia imperiale.

(Cecilia Clementel Jones)