Lasciate dormire la Cina perché al suo risveglio il mondo tremerà. (Napoleone)

Se uno degli ignoranti di successo (sempre nel senso che ignorano, naturalmente, e non date la colpa a me se accade spesso) durante l’inutile frenesia dei suoi giorni avessi letto il saggio di Graham Allison Destinati alla guerra, forse il Governo avrebbe esitato ad infilarsi sul ring ( la metafora è di Lucio Caracciolo) dove stanno combattendo due pesi massimi.

E ci avrebbe risparmiato l’ennesima sceneggiata a colpi di distinguo lessicali che solo un autentico azzeccagarbugli sa confezionare, si tratti di un tunnel o di un “accordo che non è un accordo” con la Cina.

Un Paese grande e misterioso che, come il mitico Giano bifronte, assume un aspetto orribile quando ci vende i suoi prodotti e meraviglioso quando acquista i nostri. Un Paese comunista e capitalista assieme, al quale puoi riservare i tuoi strali e, contemporaneamente, come fa Berlusconi, vendere la tua creatura prediletta. Un Paese così forte e ricco che nessuno gli chiede conto del mancato rispetto dei diritti umani.

Moneta non olet, dicevano i latini. Meglio far la voce grossa col Mali. Stringere accordi commerciali è una buona cosa, naturalmente. Specie se prelude all’abbandono di tutte le sciocchezze sui dazi che i partiti al governo hanno partorito.

Forse hanno capito che la guerra scatenata dall’amico Trump impoverisce tutti.

Forse si sono resi conto che l’Italia non è l’America, che non ne possiede la forza nè le materie prime, che il nostro mercato interno è debole e che dobbiamo esportare per non morire.

Forse si fa strada la consapevolezza che la porta che apriamo per uscire è la stessa che serve agli altri per entrare, che la reciprocità è la condizione di ogni accordo, che il motto “Ccà nisciuno è fesso” è tradotto in tutti gli idiomi del pianeta.

E che non c’è altra via che quella negoziale, perché l’unico architrave che può reggere questo mondo è la solidarietà, parente prossima della convenienza.

Il concetto di interdipendenza su cui si regge, dell’economia all’ecologia alla pace, l’intera costruzione della società moderna, soggiace ai nuovi dogmi populisti.

Dal ventre del pensiero unico dominante, alimentato dalle sue ingovernate contraddizioni, camuffato sotto la maschera onesta della sovranità, è uscito il pensiero inquietante del sovranismo.

Che cerca il futuro in un passato che ha prodotto il colonialismo e due guerre mondiali.

La gente parla tranquillamente di accordi internazionali da stracciare, pensa che per intimidire il mondo basti alzare la voce e che in ogni caso non possa andar peggio di così.

Non ricorda che nelle trincee fra Germania, Francia, Austria e Italia a morire erano ragazzi bianchi, cristiani, mandati al macello da criminali travestiti da patrioti. Non abbiamo mai avuto bisogno dei negri per farci del male. Anche questa è identità.

A sentire i commenti del Governo vien da pensare che consideri i cinesi un popolo di deficienti. Si firma un memorandum, dicono, il cui unico scopo è lo sbarco in Cina dei nostri prodotti.
Che, messa così, uno pensa perché farne uno solo, facciamone tre.
Visto che loro, i cinesi, in cambio non vogliono niente.
Gli piace firmare memorandum e basta.
Sarà la suggestione della parola.
Delle loro esportazioni, che fino a ieri abbiamo esecrato, non si parla.
Dei loro obbiettivi nemmeno.

E davvero, stando così le cose, non si capisce perché questi comunisti asiatici che pianificano tutto vogliano così intensamente la via della seta.

I malpensanti pensano che sotto sotto qualcosa ci sia e che, malgrado le svalutate garanzie di Conte, questo accordo abbia qualche significato e qualche implicazione in più di quelle dichiarate.

E che forse occorre guardare ai movimenti del colosso asiatico con un occhio educato, perché si tratta di una questione di seta fine e non di lana grossa come dicevano i nostri vecchi.

Il fatto è che la Cina si è svegliata, è diventata, in termini dinamici, il più grande attore sulla scena mondiale,e se non la dobbiamo temere la dobbiamo però tenere in conto per quello che é.
A passare noi dalla parte dei deficienti ci vuole niente.
Ogni cosa che esiste, ha scritto il grande letterato Luciano Anceschi, tende a espandersi e a diventare egemone.
È quello che sta accadendo.

Tra Usa e Cina è in corso una lotta per la supremazia.
Quel che si deve sperare, sostiene Allison, è che i due giganti sappiano sfuggire alla “trappola di Tucidide” che, dal conflitto fra Atene e Sparta raccontato dal primo storico dell’antichità, spinge la potenza dominante e quella che ne insidia la posizione a entrare in collisione.
Noi siamo lì in mezzo, nel punto in cui la deriva dei due continenti li porta a scontrarsi.
Gli Usa vogliono usarci come testa d’ariete per disunire l’Europa e scardinare l’euro.
La Cina vuole usarci come testa di ponte per penetrare in Europa.
Se la troveranno divisa la conquisteranno.
L’Europa unita non è l’Africa e non vogliamo che lo diventi.
Non abbiamo bisogno di aiuti internazionali.
Dovremmo darli noi all’Africa, nell’interesse loro e nostro.

Seguendo quell’idea di cooperazione, quella “economia del dono”, come la chiama Giorgio Ruffolo, che spinse gli Usa nel dopoguerra a sostenere col piano Marshall l’economia distrutta di Paesi concorrenti.
Noi diciamo di volerli aiutare a casa loro senza metterci una lira e poi biasimiamo la Cina che va lì a investire, per un suo utile naturalmente.
Il Governo del cambiamento rema contro l’interesse dell’Italia.
Favorisce quello delle grandi potenze spianando il solo ostacolo ai loro disegni egemonici: l’Europa unita.
Dovrebbe essere accusato in blocco di alto tradimento.

Al fondo di tutto, scontata la dabbenaggine, c’è quella tragica idea sovranista che lega quel che dovrebbe restare libero e divide ciò che sarebbe bene tenere assieme.
Che ci condanna ad essere servi.
Di Trump, di Xi Jinping o di Putin.

Una volta dei democristiani si diceva che erano servi degli americani e dei comunisti che erano servi di Mosca.
La variante “rivoluzionaria” è che lo stiamo diventando di tutti.
Senza autonomia critica, senza una visione strategica.
Padroni a Casa nostra e trastullo del mondo intero.

(Guido Tampieri)

P.S. ”Le vite umane vanno salvate – dice Giggino il furbettino – ma le Ong devono rispettare le regole”. Che sono quelle di non soccorrere chi sta annegando.