Intervenire sui cambiamenti climatici con il semplice gesto di spegnere la luce per un’ora; è questa la mobilitazione mondiale del Wwf per sensibilizzare le coscienze, tante quindi saranno le luci spente di palazzi, fontane, piazze e piazzette che chiuderanno “i battenti” sabato 30 marzo alle ore 20.30.

Non so quante persone l’anno scorso hanno fatto come me che invece di “spegnere” hanno continuato a fare come la sera prima, poco importa d’altronde quante saranno anche quelle di quest’anno perché queste “celebrazioni” sono solo un modo semplicistico e d’immagine per sentirsi a posto con la propria coscienza dopo aver terminato con una buona azione la solita settimana di sprechi, inquinamento e menefreghismo.

Non so quante di queste persone sappiano che sabato 30 non ci sarà nulla da festeggiare per i 2 miliardi di persone che nei prossimi decenni non disporranno di acqua bevibile, la soluzione sarà di togliere acqua all’agricoltura? Ma poi mancherà il cibo, oppure desalinizzare il mare? Ma poi (costi a parte) “dopo” sarà come irrigare una sassaia.

Non ci sarà nulla da festeggiare anche perché la desertificazione avanzante sta erodendo la sostanza organica che fertilizza il suolo e quell’accumulo di pochi centimetri di copertura vegetale e organica richiede centinaia di anni di tempo (che non abbiamo) per riformarsi. In più ci mettiamo del nostro con la deforestazione, risultato? Che abbiamo perduto i quattro quinti delle foreste senza compensare con la forestazione.

Perché succede? I deserti che crescono, e gli animali, le foreste e l’acqua che decrescono? E’ semplice e l’abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, cioè la sovrapopolazione ovvero siamo in troppi; nel 1.500 eravamo 500 milioni, all’inizio del ‘900 eravamo 2 miliardi, oggi siamo 6 miliardi e fra 30 anni forse 10 miliardi o forse anche di più.

Non so quante saranno sabato 30 marzo le persone al buio che ne sanno di questi problemucci, di sicuro tante quelle nelle piazzette o nei “siti dedicati” attente che il proprio lumicino non si spenga, ma so per certo della non sostenibilità del nostro pazzo sviluppo e penso non ci sia nulla di allegorico e coreografico da mettere in mostra così solo per metter pace alla propria coscienza, anzi credo sia meglio “aggrapparsi” a qualche santo in più, celebrandolo sul calendario. Costa meno e (per chi ci crede) aiuta di più…

(Giuseppe Vassura)