L’ex presidente di Area Blu Alessandro Ambrosini

Imola. “Gentile direttore, preciso che sono io che mi sono dimesso ed in questi mesi ho lavorato molto ed affrontato molti problemi. Si legga i verbali dei Cda, del collegio sindacale e dell’assemblea soci e per finire la mia lettera di dimissioni (tutti documenti pubblici). La forza non serve, ci vuole trasparenza e onestà intellettuale sapendo che Area Blu è una società pubblica e che si gestiscono soldi pubblici”.

Poche righe nella quali Alessandro Ambrosini, ormai ex presidente e amministratore delegato di Area Blu, dopo il nostro articolo dei giorni scorsi, precisa con forza che le dimissioni nascono da una sua scelta precisa e ci invita a leggere i documenti.

L’abbiamo fatto e ciò che abbiamo trovato suscita molte perplessità e in varie parti solleva problemi non tanto politici (su questo aspetto ci torniamo dopo), quanto di gestione, tali da chiedersi come mai le sue parole, espresse in organi quali l’assemblea dei soci di Area Blu e a conoscenza del Consiglio di Amministrazione e del Collegio sindacale, non siano oggetto di una attenta verifica, perché o l’ex presidente esprime valutazioni diffamanti verso l’operato di dirigenti della società, oppure il modus operandi degli stessi sono quantomeno censurabili.

In particolare emerge con nettezza la rottura tra l’ex presidente e il direttore generale Carmelo Bonaccorso, uomo di fiducia della precedente Giunta comunale, di cui Ambrosini non condivide “le strategie relative all’organizzazione e gestione del personale” arrivando ad esprimere un “giudizio negativo” sul suo operato. Problemi emergono anche sul Piano industriale e sulla gestione delle sponsorizzazioni, dove Ambrosini segnala di nuovo la poca trasparenza.

Criticità vengono inoltre segnalate a seguito del processo di fusione per incorporazione di Beni Comuni in Area Blu: “Dal mio insediamento – afferma Ambrosini – ho rilevato che permangono ancora delle criticità relativamente all’integrazione e alla gestione e ho cercato nel tempo che ho avuto a disposizione, per quanto mi è stato possibile, di rimediare ad attività che dovevano a mio parere essere già poste in essere a valle della procedura di fusione. Mi riferisco in particolare alla unificazione dei DVR documenti valutazione dei rischi tra le due entità fuse. Ritengo che l’accorpamento delle due società sia un progetto ancora in corso che necessiterà di interventi e investimenti importanti in termini di risorse umane, tecnologiche e gestionali. Credo che siano necessarie scelte importanti da parte degli Enti soci per dare una strategia condivisa, efficace ed efficiente sul futuro di Area Blu”.

Infine una vicenda, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, quella relativa alla citazione in giudizio da parte di Geimsdue del Comune di Imola e di Area Blu sulla gestione del complesso PalaRuggi (palazzetto e piscina), avvenuta in data 27 agosto 2018 e per la quale non sarebbero stati informati né il Cda nè il collegio sindacale. Tanto che Ambrosini, subito dopo il suo insediamento ha informato il Cda, conferito l’incarico, per la difesa di Area Blu, allo studio del prof. Antonio Carullo e su indicazione di quest’ultimo, formalizzato “via Pec alla Geimsdue il mancato realizzo di investimenti per un totale di 490.000 euro, cosa mai formalizzata prima dall’ex Presidente e dal Direttore generale”.

Successivamente, a febbraio 2019, emerge un nuovo fatto in relazione al contenzioso con Geimsdue, “il riconoscimento, avvenuto con lettera dell’08/03/2018, a firma del presidente Vanni Bertozzi, e successivo pagamento da parte di Area Blu, di presunti danni in favore del Concessionario Geimsdue quantificati in 77.245,00 + Iva e richiesti dal concessionario con lettera del 27/03/2017, che non risulta essere stata protocollata e ricevuta da Beni Comuni / Area Blu e, quindi, inesistente tra la documentazione della società”. Un pagamento sul quale era stato anche interpellato via mail il Comune di Imola, che però non ha mai risposto.

Sulla vicenda, Ambrosini informa inoltre che era stata redatta una relazione dal Responsabile Asa Opere Pubbliche dove si riconosce il disagio creato da un cantiere sulla normale attività dell’impianto, senza però potere quantificare tale disagio e per chiedere chiarimento sulla vicenda e sulla fondatezza della richiesta di risarcimento Ambrosini ha inviato due lettere, una all’ex presidente Vanni Bertozzi e una al Responsabile unico del Procedimento all’epoca della stipula della Convenzione con Geimdue, Lorisi, Lorenzi, “che non hanno ricevuto risposta”.

In mancanza di tali chiarimenti Ambrosini afferma che “non è in grado di stabilire se il pagamento effettuato presenta dei profili di eventuali danni erariali e, quindi, il pagamento di spettanze non dovute al concessionario”.

Pochi giorni dopo aver espresso questi concetti nell’assemblea dei soci, Ambrosini rassegna le sue dimissioni.

Visto e concesso che Area Blu è una società pubblica, a questo punto si inserisce la politica.

Se i fatti da lui riscontrati sono realtà non si capisce l’atteggiamento dell’attuale Amministrazione comunale che, dopo aver scelto Ambrosini come presidente, ora di fronte a questa situazione accetta le sue due dimissioni con queste parole: “Durante l’ultima assemblea degli azionisti, abbiamo tuttavia notato, con rammarico, che il presidente, esprimendo una sua legittima opinione, non ha condiviso alcuni degli indirizzi espressi da tutti e volti, principalmente, ad una semplificazione dell’azione organizzativa dell’azienda e della governance”.

A quanto pare, al di là delle legittime opinioni, il presidente ha espresso dei fatti, che, se verificati, sollevano molti dubbi sull’operato della “vecchia” struttura gestionale di Area Blu. E visto che la stessa Amministrazione comunale afferma che “dal giorno del nostro insediamento stiamo lavorando, con profitto, per una reale discontinuità di Area Blu”, sarebbe importante capire come si esprime questa discontinuità, se di fronte a un conflitto di tale genere tra organismi dirigenti non si sente nemmeno in dovere di verificare fino in fondo i metodi gestionali all’interno della società.

Se la discontinuità, tanta declamata, dalla sindaca e da tutto il Movimento 5 stelle, sta nel fare tanto fumo, poi di fronte a fatti concreti nascondere la testa sotto la sabbia e lasciare che tutto resti come prima, allora c’è qualcosa che non torna.

(Valerio Zanotti)