Sede Istat a Roma

Le commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato hanno dato parere favorevole alla nomina del professor Gian Carlo Blangiardo a presidente dell’Istituzione nazionale di statistica (Istat). Una lunga contrattazione, che ha generato non poche polemiche, soprattutto per come il governo Conte ha deciso di affrontare il processo di nomina di Blangiardo.

Sicuramente l’iter che porta alle nomine pubbliche in Italia va migliorato, e l’azione dell’esecutivo giallo-verde negli ultimi mesi ne è stata l’ennesima prova. Non sono stati pubblicati i curriculum vitae raccolti, non è stata fornita una rosa di nomi in lizza, e il nome di Blangiardo, voluto dal governo, è sempre stato l’unico in ballo. Si è andati contro quanto richiesto dall’Unione europea: una procedura di selezione e nomina trasparente e basata solo su criteri professionali.

Come funziona l’iter di nomina
Il presidente dell’Istituto nazionale di statistica è scelto tra i professori ordinari in materie statistiche, economiche ed affini, con esperienza internazionale. Come sancito dal decreto legislativo 322 del 1989, la persona è nominata dal presidente della repubblica tramite un decreto, su proposta del presidente del consiglio dei ministri, e previa deliberazione del consiglio dei ministri. Elemento cruciale di questo iter è il parere delle commissioni parlamentari competenti, che possono procedere anche con l’audizione della persona designata. Per ottenere il via libera delle commissioni è necessario il parere favorevole di 2/3 dei componenti.

A quanto prescritto dalla legge nazionale poi bisogna aggiungere la normativa europea. Il regolamento europeo 223 del 2009, tra le altre cose, richiede un processo di selezione trasparente.

Come sono andate le cose
L’iter per trovare il sostituto di Giorgio Alleva è cominciato il 27 luglio del 2018, con la pubblicazione sul sito del ministero per la Pubblica amministrazione dell’avviso pubblico per la manifestazione di interesse. Il comunicato richiedeva agli interessati di presentare la propria candidatura compilando un modulo online entro la mezzanotte del 16 agosto.

Con il decreto ministeriale successivo è stata nominata la commissione competente per la valutazione dei curriculum ricevuti. Valutazione che si sarebbe dovuta concludere con la presentazione al ministro per la pubblicazione amministrazione di una terna di nomi ritenuta maggiormente idonea a ricoprire l’incarico in questione.

L’8 novembre 2018 il ministro Giulia Bongiorno ha portato in Consiglio dei ministri il nome del professore Gian Carlo Blangiardo come quello scelto per ricoprire l’incarico di presidente dell’Istat. Designazione che è stata poi sottoposta, come prescritto dalla legge, al parere delle commissioni competenti. L’iter in parlamento è quindi cominciato il 13 novembre successivo, dando il via ad una serie di sedute, terminate il 30 gennaio del 2019 con il parere favorevole delle commissioni Affari costituzionali di Montecitorio e Palazzo Madama. A favore di Blangiardo ha votato la maggioranza parlamentare con l’appoggio di Forza Italia.

Cosa non ha funzionato
Il problema principale di questo processo, come spesso avviene quando si affrontano le nomine pubbliche, è la poca trasparenza del tutto, e la sensazione che l’iter di selezione sia stato “direzionato” sin dall’inizio. Non si sono più avute notizie su come stessero procedendo i lavori della commissione. Non è stato annunciato il numero di CV ricevuti, e soprattutto non è stata data nessuna comunicazione ufficiale sulla terna di nomi scelti.

Altro problema riguarda invece la tempistica di alcune dichiarazioni di Blangiardo. A luglio del 2018, prima ancora che si formasse la commissione incaricata di scegliere i profili più interessanti, il professore della Bicocca aveva rilasciato molte interviste ai giornali nazionali.

I think tank di cui fa parte Blangiardo
Mappare il mondo di think tank e fondazioni politiche significa censire nomi, e attraverso di essi costruire network. In questo senso una parte considerevole del lavoro riguarda l’aggiornamento quotidiano di un’anagrafica composta da oltre 120 strutture e migliaia di nomi. Negli anni alcune personalità sono emerse in quanto particolarmente ricorrenti, e tra queste anche Gian Carlo Blangiardo.

Blangiardo è tra i nomi più ricorrenti analizzando i think tank maggiormente influenti. Tre le fondazioni politiche di cui fa parte Blangiardo: ResPublica, De Gasperi e Iustus.

La prima struttura che vede la partecipazione del neo presidente Istat è la Fondazione ResPublica, presieduta da Eugenio Belloni. Nel comitato direttivo figurano Paolo Colombo, Federico Ghizzoni, Gaetano Miccichè, Alessandro Profumo e altri. Gian Carlo Blangiardo fa parte del comitato scientifico, guidato da Giulio Tremonti, ex ministro, e di cui fanno parte tra gli altri anche gli ex ministri Lorenzo Ornaghi e Giuliano Urbani e gli ex senatori Luigi Compagna e Carlo Secchi.

Altra struttura in cui compare il nome di Blangiardo è la Fondazione De Gasperi, nata nel 1982 e presieduta dall’ex vice premier, nonché ministro di Giustizia, Esteri e Interno, Angelino Alfano. Anche qui troviamo Blangiardo nel comitato scientifico, e anche qui incontriamo i nomi di Altomonte, economista della Bocconi membro di ResPublica, e i già citati Ornaghi e Secchi. A completare il trio di nomine di Blangiardo abbiamo quella nel comitato scientifico della Fondazione Iustus. Tra i promotori troviamo due nomi importanti dell’ultimo governo Berlusconi (Tremonti e Frattini), ma anche personalità di spicco dell’attuale esecutivo: Giovanni Tria e l’ex ministro Paolo Savona.