Le votazioni del 4 marzo 2018 hanno decretato la netta sconfitta sia della sinistra, con in testa il progetto “Liberi e uguali”, che del Pd. Oltre ad un lento declino di re Silvio.

La storia ci ha consegnato un governo del pseudo-cambiamento che ha costruito la sua battaglia su paura, insicurezza, onestà e promesse da marinaio. Non ricordo un governo così litigioso (cit. Sabino Cassese in un programma televisivo).

A distanza di un anno, e tardivamente, è stato eletto il nuovo segretario del Pd Nicola Zingaretti. Le primarie ad Imola, invece, hanno proclamato segretario del Pd il giovane Marco Panieri.

L’accostamento è legittimo visto che anche ad Imola, a giugno 2018, si è affermato, dopo 70 anni di governo di sinistra, il Movimento 5 stelle.

Ad entrambi i segretari va il mio augurio di buon lavoro affinchè possano riportare al centro del dibattito politico le persone coi loro diritti e con una nuova spinta alla partecipazione anche civica di cittadini colti da apatia acuta. Quest’ultima sembra abbia colpito molti meridionali che hanno votato Lega dopo gli insulti razzisti ricevuti. Vedi elezioni in Abruzzo, Sardegna e Basilicata

La partecipazione alle primarie ha ricreato quel clima di entusiasmo, al di là dei numeri, che potrebbe portare a ricompattare un partito diviso specie dopo la stagione del renzismo.

E allora qual è il peso del Pd? Si farà di autocritica? Avremo dei ripensamenti sulla politica troppo liberista? La politica dovrebbe essere rivolta a promuovere le buone pratiche di governo e non lasciarsi a proclami di difficile realizzazione.

La strada intrapresa nel 2013 (Bersani e sinistra) va rivisitata con nuovi e diversi interpreti, per proiettare lo sguardo verso il futuro e arginare il populismo crescente e la delega in bianco.

Prosaicamente la gente è anche attratta dall’uomo forte al comando senza spirito critico e volontà di approfondire il recente passato che porta la Lega Nord a cambiare pelle anche coi soldi pubblici restituiti a rate come un semplice prestito.

Ognuno di noi dovrà poter rinunciare a qualcosa mai per principio ma nell’interesse della collettività. Senza dimenticare le varie anime di sinistra di gruppi di cittadini e le associazioni presenti sul territorio, che consentono un collegamento più diretto e continuo coi cittadini e cittadine e le varie realtà locali.

Infine un consiglio: per le Europee del 26 maggio sarebbe il casi di candidare cittadini e cittadine con conoscenza di lingua inglese e di geografia; sarebbe una gran cosa.

E allora guardiamo avanti.

(Dino Bufi)