In Italia certe “giornate” sembrano essere fatte solo per regolare i conti, dove ci si contrappone un po’ per tutto, per scontri sociali, religiosi o linguistici, per fattori politici e ideologici, repubblica VS monarchia, laici VS cattolici, fascisti VS antifascisti, comunisti VS anticomunisti.

Qualcuno dà la colpa al passato perché a memoria d’uomo in Europa non c’è mai stato nessun partito così maldestro e incapace come il nostro socialista e quello popolare, gli unici in grado di costituire una maggioranza solida e salvare la “baracca” negli anni ’20, ma che invece fallirono in capacità e virtù, a parole e fatti, e per conquistare il potere bastarono 35 deputati fascisti; un’iniziativa all’inizio che passò (quasi) inosservata ma che purtroppo destinò l’Italia a quel ventennio di nazionalismo espansionista antidemocratico che finì come era logico finisse ovvero in un mare di guai, una tragedia politica, sociale ed economica di cui ancora oggi ne paghiamo le conseguenze.

Certe “giornate” invece sono importanti, ricorrenze come ad esempio la strage delle Fosse Ardeatine a Roma, ricordo del passato che oggi sembra non contare più ma di contro da rivolgere con forza alla generazione dei millennials ed a quella dei loro genitori (che non c’erano), a monito di un passato che mai più deve tornare; è stato un eccidio di cui in questo mese ricorre il 75° anniversario ed uno dei più tragici gesti di rappresaglia nazista in seguito all’attentato di Via Rasella contro le truppe d’occupazione tedesche.

Dai media invece più notizie su Benito Mussolini ed il centenario della fondazione dei “Fasci di combattimento” (23 marzo 1919) in quel di piazza San Sepolcro a Milano, stridente la pochezza di info a ricordo la strage “simbolo” della furia nazista presso la cava romana vicino alla via Ardeatina, luogo per questo diventato giustamente monumento, dove dopo l’esecuzione dei 135 civili e militari italiani si consumò anche il (misero) gesto di occultarne i cadaveri.

In Sudafrica abolita l’apartheid a suon di sberle e omicidi, “dopo” non ci si è più pensato, e a regolare certi conti nemmeno, e pure negli Usa ai tempi di Kennedy quando ancora esistevano le “panche” divise, perfino oggi che il “capo” è Trump non mi sembra che la minoranza bianca tema che concittadini ispanici, asiatici e neri possa far loro alcunchè!

Uno dei motivi invece per cui noi italiani non facciamo “squadra” e siamo (da sempre) spaccati in due credo sia perché non abbiamo mai visto il nostro Stato come “super partes”, come un potere neutro, a cominciare dai media, soprattutto stampa e Tv.

E’ d’altronde sotto gli occhi di tutti, anche degli osservatori internazionali, quanto maldestra e incapace continui ad essere la nostra (distratta) classe dirigente sempre e solo intenta a non fare una politica con la “P” maiuscola, che anticipi all’oggi quel che sarà il domani e padrona della capacità pratica di dare risposte ai problemi dei cittadini.

(Giuseppe Vassura)