Da sinistra, il vicesindaco Cavina, la sindaca Sangiorgi e la sottosegretaria Pesce

Imola. L’idea è molto interessante. Ora però bisognerà vedere se e come potrà essere valorizzata. L’Amministrazione comunale, mai così adeguatamente chiamata  “pentastellata”, ha intenzione di lanciare nello spazio un nanosatellite che giri a circa 500 chilometri da terra fermandosi più o meno ogni dieci giorni sul territorio imolese e fornendo una serie  di dati registrati da rilevatori a terra che potranno essere utili  soprattutto per la democrazia diretta ovvero per tenere referendum consultivi senza quorum ascoltando il parere dei cittadini alcune volte all’anno, disponibilità dei dati di accesso ai parcheggi pubblici; informazione sulla qualità dell’aria; gestione del rischio ambientale per scopi preventivi, servizi digitali offerti alle imprese del territorio, in particolare agricoltori, turismo e commercio: dati e indicatori riguardanti il bisogno d’acqua, la prevenzione delle malattie nelle piante, il flusso e la provenienza dei turisti.

Naturalmente, per fare ciò, serve la creazione di un luogo fisico, ancora da individuare ma che potrebbe essere forse l’Informacittadino per la formazione e informazione dei cittadini e la creazione di servizi digitali personalizzati (serviranno dipendenti comunali con capacità in tale settore), lo sviluppo di servizi digitali per migliorare l’interazione con le autorità pubbliche nel campo della sicurezza e della protezione civile e l’alfabetizzazione informatica dei cittadini per l’utilizzo dei servizi digitali passando dai 5000 attuali già iscritti alla piattaforma Lepida a 20mila in tre anni. Infine, si spera che lo sviluppo della missione del nanosatellite abbia un discreto impatto economico sull’ambiente industriale locale. In particolare diverse imprese imolesi del settore high-tech potranno  essere coinvolte nel settore spaziale e questo potrà loro fornire nuove opportunità di crescita e quindi aumentare l’occupazione in tale settore.

Il tutto però è condizionato a un assenso fondamentale: quello dell’Unione europea. Sì, perché per realizzarlo servono 5 milioni e 224mila euro e l’Ue, se lo accoglierà fra quelli che considererà più innovativi, ne finanzierà l’80%, sui 4 milioni e il restante 20%  dovranno metterlo il Comune e le aziende che partecipano all’impresa (Antreem, Sister, Ceo di Imola informatica, Npc e Istituto Delta) soprattutto sotto forma di costi di personale. L’Ue deve vagliare 175 progetti, fra i quali quello imolese, e ne finanzierà circa il 20%. Ciò accadrà a luglio, per il momento la giunta e i partner sono ottimisti. Ma è necessaria cautela, solo uno su cinque passerà.

“Il nostro progetto – spiega il vicesindaco Patrik Cavina – ha come obiettivo innanzitutto quello di far conoscere Imola e le sue eccellenze a livello europeo, in seconda battuta quello di permettere di fare un passo importante a Imola in un’ottica di città sempre più Smart. Entrando nel concreto del progetto, vorrei ringraziare l’intero staff del Suap e dei progetti europei che hanno collaborato con la giunta al fine di partecipare al progetto europeo Uia che si occupa dell’innovazione nell’ambito dello sviluppo urbano sostenibile, insegnando ai cittadini come interagire con sistemi sempre più innovativi”.

“Il nostro progetto dal titolo ‘Imola City Hub’ – sottolinea la sindaca Manuela Sangiorgi – è un autentico concerto d’intenti perché insieme al Comune di Imola ci sono quattro splendide realtà ed eccellenze imolesi del calibro di Imola Informatica Spa, Sis.Ter srl, Npc srl, Antreem srl impegnate nella possibilità di digitalizzazione dei servizi per ridurre il peso amministrativo e burocratico che grava sui cittadini. Uno dei punti importanti del nostro programma di corso amministrativo che intendiamo portare avanti in modo continuo e concreto”.

Infine la sottosegretaria all’Agricoltura Alessandra Pesce sostiene che “è un bene alzare l’asticella dell’innovazione per migliorare la qualità della vita e il mantenimento di posti di lavoro importanti. I rilevatori a terra permetterebbero di comprendere il fabbisogno idrico, lo stress delle piante, l’innalzamento dell’efficienza e di abbattere i costi di produzione. Se riuscirete a ottenere il finanziamento della Ue, il modello imolese potrà avere un effetto domino su altri territori. Senza l’Ue, vedremo se eventualmente potremo aiutarvi come governo”.

(m.m.)