Un’immagine dell’attuale consiglio comunale di Imola

Imola. I comitati Acqua pubblica (è stato vinto un referendum nel 2011 che non è stato ancora applicato in gran parte) e Rifiuti zero non sono affatto soddisfatti di come è andata la situazione finora.

“La tendenza dell’ultimo decennio è stata quella di allontanare le sedi decisionali dalla possibilità di intervento degli enti locali e dei cittadini e di affermare una finalità privatistica – spiega Paola Sentimenti del comitato Acqua pubblica imolese – per farli diventare fonte di profitto, con l’errata convinzione che l’uso centralizzato e privatistico di queste risorse portasse a maggiore efficienza. Questa tendenza si è espressa a livello regionale attraverso la legge 23/2011, con la costituzione di un unico Ato regionale, che tanta parte ha avuto nello spostamento verso l’alto le decisioni e verso il rafforzamento dei grandi soggetti (Hera e altri, ndr) gestori ispirati da una logica privatistica”.

Allora i comitati provano a ripartire dal basso in un periodo pre-elettorale per vedere come si comporteranno i rappresentati delle forze politiche in Regione e nei Comuni dell’Emilia Romagna per presentare una proposta di legge che, se approvata, dovrebbe essere discussa in via Aldo Moro nella prossima legislatura.

Il problema, però, è che i tempi sono assai stretti. Infatti, in Regione, la delibera su acqua e rifiuti dovrebbe essere discussa ed eventualmente approvata entro il 14 maggio perché le nuove elezioni sono previste a metà del mese di novembre di quest’anno. Alcuni consiglieri dei gruppi M5s, Si, Mdp, Altra Romagna e del Pd si sono detti disponibili a livello personale, ma non è affatto detto che la delibera passi in tempi così stretti.

I comitati si sono rivolti anche a tutti i Comuni della Regione perché basta che una delibera sulla proposta di legge passi in un Comune superiore ai 50mila abitanti, o in un gruppo di Comuni che ne sommino più di 50mila, per obbligare la Regione a prendere in considerazione la proposta nella nuova legislatura, probabilmente a inizio 2020.

“Abbiamo contattato Dozza dove l’attuale sindaco Luca Albertazzi è molto sensibile ai temi dell’acqua pubblica -spiega Alfredo Sambinello di Legambiente Imola e Medicina – e abbiamo parlato con consiglieri e assessori pure di Castel San Pietro, Castenaso, Budrio e Argenta. Quasi tutti questi Comuni vanno al voto il 26 maggio e quindi da fine aprile non potranno più tenere consigli comunali, quindi è molto difficile che passi la delibera che ci interessa in modo particolare. Speriamo molto e abbiamo attese alte per Imola perché, essendo un Comune con più di 50mila abitanti, se passasse la delibera dovrebbe essere forzatamente affrontata in Regione nella prossima legislatura. Abbiamo anche interpellato in modo informale l’assessore Claudio Frati che fa parte da lungo tempo del comitato Acqua pubblica, e il consigliere del Movimento 5 stelle Valerio Giovetti che ci hanno dato rassicurazioni. Anche qui però bisogna fare presto perché il 14 maggio scade la proposta di legge”.

Il responsabile regionale del comitato “Rifiuti zero” Natale Belosi ha precisato che “il sistema attuale di raccolta rifiuti di Imola è totalmente sbagliato perché rimane una raccolta di strada e non c’è controllo su chi butta pattume nei cassonetti. Noi siamo favorevoli invece al ‘porta a porta’. A Carpi che ha più o meno gli stessi abitanti di Imola con il ‘porta a porta’ i costi sono di circa il 10% inferiori rispetto a Imola e l’indifferenziata è assai minore, ovvero 60 chili all’anno rispetto ai 180 chili di Imola. E’ chiaro che per noi chi raccoglie non può essere al tempo stesso chi smaltisce perché in conflitto di interesse”.

(m.m.)