Forlì. Nella non comune bellezza dei Musei di San Domenico, in quel di Forlì, fino al 16 giugno 2019, si possono ammirare numerosissime opere che hanno caratterizzato, è il caso di dirlo con forza, il percorso dell’arte italiana a partire dalla seconda metà dell’Ottocento fino allo scoppio della prima guerra mondiale all’inizio del Novecento.

Non a caso il percorso di mostra ci invita a considerare un contenuto di numerosi artisti (tra i quali Induno, Maccari, Costa, Fattori, Signorini, Lega, Boldini, Corcos, Previati, Balla, Boccioni per citarne alcuni) che si apre con opere eccellenti di Hayez e si conclude con alcune tele di Segantini in grado di lasciare una profonda traccia sul visitatore.

Di Francesco Hayez è possibile ammirare i famosissimi ritratti da lui dipinti che hanno lasciato una profonda traccia nella storia della pittura e che sono stati da tutti noi ammirati in numerose “occasioni di stampa” quali il ritratto di Gioacchino Rossini o quello della bellissima Ruth o “La distruzione del tempio di Gerusalemme”, l’Ecce Homo o il “Cristo flagellato”; un’attenzione a parte da dedicare alla pala che rappresenta “Il martirio di San Bartolomeo”, del 1856, opera di maturità dell’artista che ci colpisce sia per la per la forza dell’immagine, ma anche per la contemporanea delicatezza del tratto unita alla decisione del colore e del tessuto dell’opera.

Propongo, oltre al contesto qui sopra, l’attenzione dovuta al ritratto di Camillo Benso Conte di Cavour (1864): nell’espressione proposta dall’artista tutta la forza di quello che forse è stato uno dei principali fautori dell’unità d’Italia. Di Segantini (non solo nel finire del percorso di mostra) è possibile ammirare “Dopo il temporale”, lo stupefacente “Naviglio sotto la neve”, “Alla stanga”. Lasciatevi poi trasportare dall’incredibile luce de “Le due madri”: un’esecuzione dove la tenerezza della scena e la morbida costruzione del colore non hanno rivali.

Troppo lungo l’elenco delle opere esposte. Mi permetto di segnalare, da non perdere assolutamente, di Giovanni Fattori “Lo staffato”: la corsa sfrenata del cavallo che si trascina il cavaliere lasciando evidenti tracce di morte sulla nuda terra ci riporta alla realtà della guerra, alla sua crudeltà. Ritempriamoci osservando, lì a fianco, di Cammarano, la “Breccia di Porta Pia: l’aspetto vincente della guerra.

All’ingresso, inclusa nel prezzo di acquisto del biglietto, un’utilissima audio-guida: vi svelerà alcuni aspetti e piccoli segreti delle opere esposte. A Forlì, dunque, fino al 16 giugno: da non mancare.

(Mauro Magnani)