Imola. Non è stato un intervento di circostanza quello proposto ai partecipanti dal presidente Paolo Mongardi al primo incontro per le celebrazioni dei 100 anni della cooperativa Sacmi.
Ha sintetizzato in un breve discorso gli elementi di forza che hanno permesso alla cooperativa di diventare centenaria, pur attravesando ogni tipo di bufera, dalla guerra alle tempeste economiche.
Il segreto, secondo il presidente sta in due fattori: da un lato le forti radici nel territorio  e dall’altro la consapevolezza dei soci della cooperativa che l’innovazione era il loro asso nella manica.
E oggi, con l’inaugurazione dell’Innovation Lab l’azienda mette a disposizione del territorio un formidabile strumento per la crescita aziendale e per permettere anche a piccole e medie imprese di affrontare sfide industriali complesse. A questo punto non ci rimane che dare la parola al presidente Mongardi (m.z.)

Questo (si riferisce al convegno del 9 aprile) è il primo importante incontro che apre le celebrazioni del primo centenario di attività della nostra Cooperativa. “Ri-pensare il futuro” è il titolo che abbiamo scelto per questa rassegna, pensata per affrontare le tematiche dell’innovazione e del cambiamento, quella trasformazione che rappresenta, insieme, una sfida e un’opportunità per il nostro sistema economico ed il nostro territorio.

L’innovazione ha bisogno di spazi, di tecnologie, di attrezzature (nella seconda parte dell’incontro di oggi inaugureremo infatti uno di questi spazi strategici, Sacmi Innovation Lab). Allo stesso tempo l’innovazione ha bisogno di persone, adeguatamente motivate e formate per governare il cambiamento.

In questi 100 anni di storia, Sacmi ha raggiunto i vertici della manifattura mondiale grazie alla capacità di donne e uomini straordinari di riconoscere ed anticipare queste trasformazioni, secondo le peculiari sfide poste da ogni epoca storica e contesto socioeconomico. Da questo punto di vista, dobbiamo considerare come l’innovazione sia non solo un fatto tecnologico ma, anzitutto, un fatto sociale.

Se pensiamo a quel luminoso giorno di 100 anni fa, quando 9 meccanici e fabbri disoccupati fondavano la Sacmi, possiamo riflettere sulla portata dei risultati raggiunti, soffermandoci sulla tensione ideale della società italiana dell’epoca. Il lavoro, la meccanizzazione delle produzioni, la stessa forma cooperativa, erano strumenti che consentivano di immaginare un futuro migliore per un’intera comunità.

In questo senso, ri-pensare il futuro fu il primo passo compiuto da questi uomini straordinari che costituirono la Sacmi ma, soprattutto, seppero farla prosperare e crescere senza mai perdere di vista un preciso orizzonte valoriale: l’innovazione continua come strumento per lasciare un’azienda migliore alle generazioni future.

Per questo, un confronto sulle prospettive del cambiamento non può che prendere le mosse da quell’insieme di valori e prassi che caratterizzano le nostre origini. Pensiamo alle fasi di sviluppo e commercializzazione delle prime macchine: per far lavorare la Cooperativa si dovevano cercare nuovi mercati, nuove opportunità, e lo si fece misurandosi, di volta in volta, con la migliore tecnologia disponibile.

Pensiamo ai viaggi negli Stati Uniti dei nostri tecnici che, per primi, portarono in Italia la pressa per tappi a corona e seppero perfezionarla fino a farne il riferimento mondiale in questo settore. O ancora alle nostre presse per ceramica, che hanno accompagnato la nascita e la crescita del nostro distretto, oggi punto di riferimento nel mondo per il Made in Italy. La realtà è che ogni svolta tecnologica è stata sempre accompagnata, per molti versi anticipata, da questa tensione ideale, dalla capacità di immaginare il futuro e tradurlo in prassi quotidiane, in nuovi progetti di ricerca, prototipi di macchine e impianti, ma anche in una nuova organizzazione del lavoro che passa per le sfide della formazione, delle competenze, della governance.

Gli asset generati grazie all’innovazione continua hanno rappresentato un patrimonio importantissimo nella storia di Sacmi, che ha depositato in questi 100 anni ben 4.500 brevetti, 700 solo dal 2014. Allo stesso tempo, possiamo affermare, e la storia di Sacmi lo dimostra, che l’innovazione rappresenta una vera ricchezza quando esce dalla singola azienda e si mette al servizio di un territorio, stimolando la nascita di nuove imprese, figure professionali, l’affermarsi di nuove sfide competitive che la nostra comunità ha saputo affrontare e vincere ogni qualvolta si è innescato questo circolo virtuoso

 

Oggi inauguriamo il nuovo Sacmi Innovation Lab, che è sia una struttura dedicata all’innovazione 4.0 al servizio dei business di Sacmi, sia una piattaforma aperta che si propone di mettere questi progetti al servizio del sistema delle imprese, anche e soprattutto le piccole e medie imprese. Pensiamo alla mission del Laboratorio di formare nuovo personale altamente qualificato, una risorsa per Sacmi, certamente, ma anzitutto un programma che guarda ai nostri giovani, alla loro capacità di immaginare un futuro dove creatività e intraprendenza, competenze e know how, fanno e faranno la differenza.

Come emergerà dagli interventi successivi, le grandi novità di oggi non sono, probabilmente, le radici del cambiamento, quanto la sua straordinaria accelerazione. È in ragione della velocità di questa trasformazione che ci dobbiamo attrezzare, come azienda e come sistema-Paese, per coglierne le opportunità, adeguando i nostri modelli produttivi e organizzativi ad una velocità almeno pari a quella che le forze in campo richiedono.

Da questo punto di vista, vale la pena di richiamare ancora una volta l’atto costitutivo di Sacmi. La Cooperativa nasce per “creare nuove occasioni di lavoro alle migliori condizioni di mercato”. Proiettare questa formula nel futuro significa creare le condizioni affinché la nostra azienda e, insieme, la nostra comunità di riferimento, possano e sappiano rimettere al centro il tema delle competenze e delle strutture organizzative necessarie per anticipare e governare il cambiamento.

Ricordiamo, in questo senso, che i posti di lavoro in aziende Sacmi hanno raggiunto in questi ultimi anni, nel solo comprensorio imolese, le 1.630 unità. Abbiamo firmato dal 2013 ben 473 nuovi contratti di lavoro, 206 dei quali riguardanti personale laureato. In più, stiamo favorendo con costanza l’inserimento in azienda di tesisti e dottorandi per finalizzare progetti strategici per il business, collaborando con le principali Università italiane ed internazionali.

Dal 1° marzo 2019 inoltre Sacmi fa parte del Liason Industriai Program del Massachusetts Institute of Technology (MIT). Questo traguardo, che pone la nostra azienda ai vertici internazionali della ricerca industriale, è per me motivo di particolare orgoglio. Riteniamo che solo ponendoci tra le avanguardie internazionali in tema di tecnologie abilitanti 4.0 applicate ai prodotti ed ai processi industriali Sacmi possa continuare a perseguire appieno la propria mission originaria, creare nuove occasioni di lavoro altamente qualificato, generare valore per l’azienda e, quindi, per la comunità.

Un ulteriore accenno poi, in particolare, al nostro Laboratorio, che inaugureremo a seguire e che rappresenta un simbolo non solo della determinazione di Sacmi a “dare spazio” all’innovazione nei prossimi anni ma, anche, si inserisce in un rapporto di virtuosa collaborazione con le nostre istituzioni. Il progetto del Lab è infatti sostenuto dal bando regionale per l’attrazione degli investimenti in settori avanzati di Industria 4.0 nell’ambito del Programma europeo Por Fesr 2014-2020. Grazie a queste risorse, potremo integrare nella struttura del Laboratorio, già operativa, nuovo personale laureato mettendo a valore le eccellenze che provengono dalle nostre Università, nel quadro della Rete Alta Tecnologia dell’Emilia-Romagna.

Una prospettiva che quindi, per definizione, esce dal perimetro aziendale per coinvolgere l’intero tessuto delle imprese e della formazione regionali, in una logica “open innovation”.

Gli interventi che seguiranno quest’oggi, cosi come i prossimi incontri di questa nostra rassegna, metteranno a fuoco i vari aspetti dell’evoluzione dei modelli di business in atto e, parallelamente, l’evoluzione dei modelli organizzativi, che devono restare al passo con le nuove sfide della produzione e del mercato. Tra queste, una delle più importanti riguarda il tema della sostenibilità, dell’economia circolare, della gestione virtuosa del ciclo di vita dei prodotti.

Pensiamo agli straordinari passi in avanti compiuti in questi anni in termini di riduzione dei consumi dei nostri impianti parallelamente a una straordinaria riduzione dell’impatto ambientale della produzione stessa. Sappiamo che questi sforzi ancora non bastano, e che da tecnologia e ricerca possono arrivare contributi determinanti per raggiungere nuovi e più ambiziosi obiettivi.

Chiudo ricordando alcuni numeri dell’innovazione Sacmi. Oltre ai 4.500 brevetti, agli alti investimenti in R&S (220 milioni in 5 anni), possiamo ricordare l’attività del nostro Centro Ricerche, dove quasi 300 persone sono impegnate quotidianamente nello sviluppo di prodotti, processi e servizi innovativi. Non sono molte le aziende, ancora oggi, ad essere equipaggiate al proprio interno con un reparto dedicato in via esclusiva alle attività di ricerca. Sacmi lo ha fatto già nel 1989, tanto che oggi, accanto al nostro centenario, possiamo ricordare anche questa seconda ricorrenza, il trentennale di attività del Centro Ricerche Sacmi.

Oggi come allora, è nostro dovere gettare le basi di quella che pensiamo possa essere l’azienda del futuro, un’azienda vicina ai propri clienti e al proprio mercato ma proprio per questo sostenibile, smart, attenta alle comunità. Un’azienda che mette al centro il lavoro, la persona come cardine e fulcro del governo dei processi di automazione e digitalizzazione. Un’azienda, in conclusione, che ri-pensa il proprio futuro con la stessa determinazione e lungimiranza dimostrata in questi primi 100 anni di storia

(Paolo Mongardi)