Il fatto che all’interno delle nostre pregevolissime banche si annidino dei piccoli e grandi truffatori sta assumendo le forme di un peana quasi famigliare, ingigantito a sua volta dall’incapacità, più o meno evidente, del dirigente di turno non solo a farvi fronte, individuarne le cause e i moventi, ma pure a porvi rimedio. E i poveri risparmiatori (questa volta sono loro, ma la prossima potremmo essere noi) in piazza, esibendo vistosi cartelli, visi irati e paonazzi, gesti di minaccia.

Sull’altro fronte tanta impreparazione e tanti dubbi, troppo facili promesse e la bacchetta magica smarrita. I denari persi sono tanti, davvero tanti: per alcuni sono il tutto e il tutto è sempre troppo. Tuttavia le incognite e le trappole sottese sono davvero tante.

Chi rimborsare? Il povero credulone accecato dal sobrio vestito blu del bancario, dall’ufficio rilucente e importante, dalle parole udite delle quali (ammettiamolo in tutta sincerità) non ha compreso quasi nulla? Si deve rimborsare anche il furbetto che si è crogiolato nell’acquisire un tasso di rendimento non trascurabile in contropartita ad un rischio che appariva modesto e poi rivelatosi fatale? Per puro caso, qualcuno si è domandato se le somme investite derivano da onesto risparmio o da altra via? Un semplice incrocio di dati potrebbe rivelarsi provvidenziale e rivelatore. O lasciarci perplessi e sgomenti.

Una sola cosa appare certa anche se ancora in attesa di maturazione definitiva: ancora una volta saremo noi tutti a pagare. Ci spetterà una piccola parte, questo è vero, ma ancora una volta sarà uguale per tutti noi. Sia che voi siate un modesto contribuente, uno di quelli che vedono il prelievo fiscale unicamente nella busta paga (sempre più modesta e incapace di soddisfare i vostri legittimi bisogni e qualche gelato) o che voi siate il contribuente uscito fresco dallo studio del famoso commercialista, quello che delle imposte sa tutto, quello che vi è costato un occhio al solo ingresso nel suo pomposo studio: ancora una volta uguale per tutti.

Comunque sia, la storia è vecchia e ritrita: il denaro è uscito dalle robuste casseforti e sembra abbia avuto difficoltà nel ritornarvi; così, la vostra banca di fiducia, birichina, ha pensato bene di rifornire il vostro portafoglio titoli di carte un tantino insicure: insicure per voi, più o meno ignari, ma per lor signori rappresentavano oltre che una speranza di salvezza anche una discreta dose di certezza.
Si, perché nel mondo della finanza per bene non si è soliti ricorrere a finanziamenti a lunga scadenza in contropartita di coperture a rischio, lo si fa unicamente contro investimenti produttivi e linee di sviluppo ben delineate in programmi di espansione.

Già, nella finanza per bene… Ma tant’è .. Tra le tante, una domanda semplice semplice, facile facile, resta in attesa di risposta: ma siamo proprio certi che il denaro uscito sia andato nella direzione giusta? Che sia stato perso a fronte di una congiuntura spietata? Che il destinatario non sia in grado di rifondere magari attingendo ad altre sue fonti anche non direttamente interessate? Che si tratti unicamente di bravi imprenditori schiacciati dall’imprevedibile? Qualche amico degli amici? Occorre rammentare che, qualche attimo prima dell’elargizione del credito concesso, il beneficiario (o chi per esso) appone la sua firma su un foglio scritto così fitto, così in caratteri piccoli, con la presenza di almeno trentadue capoversi tutti numerati e con alcuno termini in grassetto tale da incutere reverente timore: si chiama fidejussione.

Vi sollevo dalla lettura: in poche povere parole l’istituto erogante si riserva il diritto, qual’ora voi non rientrate dalla posizione concessa nei termini previsti dal contratto di adire a tutte (tutte) le vostre disponibilità dirette o indirette. Sono quasi certo, e non solo io lo sono, che qualcuno dei beneficiari, dopo accurata spulcia, potrebbe adire a qualche altra sua disponibilità per far fronte all’ammanco, al dissesto, alla catastrofe.
Così, mentre voi pagate la vostra parte, lui si crogiola al sole dei Caraibi, i piedi su fresca erbetta, un calice multicolore in mano con immancabile ombrellino come decoro, un orizzonte di mare che più blu non si può, deretano opportunamente rilassato su confortevole sdraio straripante di cuscini e, immancabile, un sole perfetto là, in alto, nel cielo. Già, perché piove solo qua.

(Mauro Magnani)