Imola. In questi giorni di primavera sono affascinato dall’immagine che immortala “l’orizzonte degli eventi di un buco nero”, ovvero il punto dove la luce scompare perché “inghiottita” dal citato buco nero e, tornando sulla terra, in maniera minore “dall’impatto degli eventi sul nostro amato Autodromo”.

Per “impatto degli eventi” ovviamente intendo l’effetto dell’attività motoristica, e non, sul nostro territorio.
Gli esperti parlano di 9 milioni di euro (oggi), mentre, ai tempi della F1 l’impatto superava i 50 milioni di euro e creava, tra diretti ed indiretti, circa 1200 posti di lavoro.
Se gli astrofisici sono in grado di documentare quello che avviene nelle vicinanze del buco nero, credo, a maggior ragione, che si possa (si debba) dimostrare come impatta l’attività sulle rive del Santerno.

In genere le risposte conformiste sono “tantissimo, senza autodromo Imola non sarebbe conosciuta nel mondo” oppure “tantissimo, crea occupazione e produce redditi”. La prima affermazione nasconde il sospetto che senza il nodo d’asfalto Google non avrebbe mai trovato Imola, la seconda, da descrittiva, ci rimanda al difficile compito della quantificazione dei dati.

Già, i dati, ma quali? Voci attendibili, legate agli eventi degli anni 70 e 80, raccontano di autentici fiumi di valute che si riversavano sul nostro territorio: Moto Mondiale, 200 Miglia e Formula 1 riempivano la cittadella del motore per più we all’anno. Mediamente 50.000 presenze al venerdì, 80.000 al sabato ed oltre 100.000 alla domenica. Per tanti anni l’impatto di questi eventi portava ad un totale di oltre 600.000 presenze che consumavano, dormivano, acquistavano di tutto. Ieri gli eventi portavano ricchezza a tutti, anche (giustamente) agli organizzatori, oggi la situazione è ben diversa.

Gli astrofisici dell’Autodromo sostengono che gli eventi, sembra per definizione, siano in perdita, ma sono fondamentali per il territorio, perciò, per non far fallire l’azienda pubblica Formula Imola, si debba necessariamente trovare un’alternativa. L’alternativa è concedere ai privati più giornate, spesso rumorose, per provare.
Insomma, ci troviamo nella situazione paradossale che più organizzi, più ci rimetti e più devi chiedere giornate in deroga per recuperare il danno.
Pur non essendo un matematico mi verrebbe da pensare che meno organizzi, meno ci rimetti e tutti siamo contenti.
Però, anzi epperò, se organizzi meno si riduce il famoso impatto sul territorio.

Gli anni d’oro ormai sono un ricordo e, con amarezza penso: se un evento impatta in positivo sicuramente, eliminato l’evento, avrò un impatto negativo. Se il mio ragionamento è vero (e lo è) nel 2007 nel nostro territorio dovrebbe esserci traccia di questo impatto negativo in quanto primo anno senza Formula Uno (il famoso impatto da 50/100 milioni di euro evaporato e di assenza di attività con conseguente perdita di 1200 posti di lavoro). La cosa difficile è trasformare le parole in numeri.

Proviamo: nel 2006 il Comune di Imola presentava 53.277 dichiarazioni di redditi ed un introito Irpef di 1.087.705.650 euro. Ci dovremmo aspettare, per il 2007, una ricaduta negativa sia sul totale Irpef e dichiarazioni. D’altronde quando si “disimpatta” tra i 50 ed i 100 milioni di euro è inevitabile che i redditi, e quindi l’Irpef, ne risentano.

Sorpresa!
Invece, ma non ne sono sorpreso, nel 2007 i dati in nostro possesso segnalano un incremento delle dichiarazioni (54.269) e dell’introito Irpef (1.130.363.636). Questi numeri “smontano”, almeno in parte, la tesi secondo la quale senza Autodromo Imola muore. Sono ancora dubbioso, in fondo potrebbe essere solo una casualità. Per dipanare i miei dubbi vado a verificare cosa è accaduto nel 2009, l’anno della grande crisi, ma con l’Autodromo vivo. Ebbene, nel 2009, il numero delle dichiarazioni, rispetto al 2008, calano di 630 unità e i redditi Irpef addirittura di 12.279.843 euro. L’incrocio dei dati fa emergere due verità:
1) in termini macro Imola non dipende dall’Autodromo e forse le decine di milioni investiti in questi anni non hanno avuto ripercussioni positivi sull’economia cittadina (attenzione, ho usato il termine macro perché sicuramente qualche soggetto economico riporta vantaggi con l’attività dell’impianto pubblico, ma non sembra che i vantaggi tocchino la collettività);
2) quando l’economia entra in crisi Imola ne risente come qualsiasi città e l’Autodromo non sembra ammortizzare la perdita di ricchezza.

Verità nascoste
La verità a volte è nascosta. Da una prospettiva diversa, con dati che non posso verificare, l’Autodromo potrebbe generare ricchezza però con destinatari non imolesi. Se per esempio i famosi 1200 posti di lavoro risiedono a Castel San Pietro tutto questo presunto ben di Dio svanisce in un flop. Se i turisti spendono danari in chioschi ambulanti a Imola rimane poco. I miei amici astrofisici del Santerno potrebbero obiettare che i chioschi ambulanti pagano l’affitto al Comune, con la conseguenza che la ricchezza prodotta transita direttamente nelle casse pubbliche. Vero, potrebbe essere, ma non è perché le casse sono vuote, il debito elevato e le prospettive malinconiche.

Resti tra noi, la situazione non deve stupire nessuno. Stiamo parlando di una Spa con pochissimi dipendenti e con un volume di affari che la colloca, posizione più posizione meno, attorno al settantesimo posto tra le attività commerciali imolesi. Una concessionaria media fattura molto di più e produce un numero maggiore di posti di lavoro.

Appello
A chiusura di questo pensiero mi preme inviare un appello ad una persona speciale come il nostro sindaco Manuela Sangiorgi. Premesso che a lei va tutta la mia stima e comprensione per l’immane lavoro che sta portando avanti, con molta umiltà la invito a guardare i numeri che, a grandi linee, dimostrano che “l’occupazione” di un bene pubblico come l’Autodromo non sta producendo un godimento pubblico di tale bene. Mi piacerebbe, in omaggio alla trasparenza, che il bilancio 2018 venisse spiegato nel dettaglio ai cittadini, quantificando i ricavi ed i costi per ogni evento e, cosa ancor più importante, come sia possibile che tra il 2017 ed il 2018, da quello che appare sui giornali, si sia creato un rosso imponente.
Nel 2018 abbiamo attuato una rivoluzione che non deve essere tradita e idealmente deve essere immaginata come una immensa lente di ingrandimento che vigila, controlla e verifica tutte le attività pubbliche.

(Mario Zaccherini)