Imola. C’è grandissima tensione, che si avverte dentro e fuori il municipio, nel Movimento 5 stelle. Da Roma, quartieri alti del M5s, è arrivata in città una lettera che ricorda bene a tutti il codice etico dei 5Stelle secondo il quale nessun eletto e nessuno con  funzioni importanti interne deve avere ricevuto condanne, soprattutto nel caso siano definitive.

Ciò riguarda Imola, perché l’assessore alla Sicurezza Andrea Longhi, nominato dalla sindaca Manuela Sangiorgi in sostituzione di Ezio Roi, durante il suo passato da agente in polizia, una condanna l’ha ricevuta. Dunque i vertici del Movimento di Roma hanno chiesto alla sindaca, che ne ha il potere, di farlo uscire dalla giunta entro breve tempo. Se non lo farà, la sua sarà considerata una condotta molto grave dal punto di vista politico e avrà conseguenze importanti.

Non a caso il “deus ex machina” del M5s imolese Gabriele Betti, che conosce benissimo tutti i vertici del Movimento, da Beppe Grillo a Luigi Di Maio fino a Massimo Bugani con il quale è legato da una stretta amicizia, proprio due giorni fa è uscito con un post mandato alle 3 del mattino a tutti gli attivisti nel quale dice che “con una moglie, un figlio, due cani e un’azienda da dirigere non ce la faccio più”. Ma tali impegni li aveva anche fino a due giorni fa. “Penso però – scrive fra l’altro il Betti – in tutta sincerità che il M5s Imola oggi non abbia più bisogno di me e penso di non poter riuscire a dare più nulla di veramente utile al M5s Imola. Questo non significa che non sarò più un grillino, anzi, se avrò del tempo lo dedicherò al M5s nazionale… e poi parliamoci chiaro, io, Gabriele Betti cittadino filoamministrativo? No, no non si può sentire”. Il tono è ironico, ma Betti sottolinea che il tempo che avrà lo dedicherà al M5s nazionale e che non è un cittadino filoamministrativo. Difficile non collegare tali parole al momento di particolare crisi nella giunta e nel gruppo consiliare che la sostiene che sono stati messi sotto pressing da Roma. Magari Betti in questo momento ha deciso di “lavarsene le mani”.

Intanto c’è già chi sta contando i numeri dei consiglieri, magari di opposizione, che potrebbero presentare a breve, una mozione di sfiducia votata pure da alcuni del M5s.  Più verso Longhi, a meno che lui stesso non decida all’ultimo momento di fare un passo indietro, che verso la sindaca. Ne servono almeno 13 per sfiduciare un assessore o una sindaca, 9 di opposizione a patto che siano compatte, più quattro della maggioranza. C’è un consiglio comunale martedì 16 aprile, con voto sul bilancio consuntivo, e un altro è convocato per la fine del mese. Però provocare da Roma una crisi a Imola proprio nell’imminenza delle elezioni europee, sarebbe quasi un suicidio politico. E’ quindi possibile, una terza ipotesi, cioè che la situazione venga congelata fino a dopo il 26 maggio. Però la lettera è perentoria, la sindaca deve decidere e Longhi attualmente è uno degli assessori di sua assoluta fiducia.