L’entrata della Fondazione Santa Caterina

Imola. La Fondazione Santa Caterina ha inaugurato il 5 aprile i nuovi locali ristrutturati che accoglieranno le comunità integrate per minori: la residenziale “Sul sentiero”, la semiresidenziale, “Effatà” e il centro diurno “ Ohana”. Queste nuove comunità ospiteranno minori con problematiche complesse, rispondendo a un bisogno, sempre  più urgente, mosso dai Servizi sociali e sanitari neuropsichiatrici della regione Emilia Romagna e dall’Asp.

Ci sono minori che manifestano problematiche di natura non solo sociale ma anche di  natura neuropsichiatrica. Problematiche che le famiglie da sole non possono affrontare  nemmeno sostenute dai normali interventi di tipo ambulatoriale ma che non sono nemmeno adatte ad un inserimento in percorsi di cura intensiva.

Per questi casi quindi sono necessarie strutture in grado di offrire un’accoglienza sia residenziale che semi-residenziale che mantengano un alto livello terapeutico-riabilitativo integrando professionalità sia educative che psicologiche.

Questo tipo di comunità deve svolgere principalmente una funzione di sostegno e di recupero delle competenze e capacità relazionali di minori in situazione di forte disagio. Può accogliere bambini e ragazzi con disturbi psico-patologici che non necessitano di assistenza neuropsichiatrica in strutture terapeutiche intensive o post-acuzie di cui alla 911/2007, o che presentano rilevanti difficoltà psicologiche e relazionali e seri problemi del comportamento in seguito a traumi e sofferenze di natura psicologica e fisica dovuti  a violenze subite od assistite; prolungata permanenza in contesti familiari caratterizzati da dinamiche gravemente disfunzionali che coinvolgono il minore; situazioni di grave trascuratezza relazionale e materiale determinata da profonde insufficienze delle competenze personali e genitoriali delle figure parentali.

Sul territorio di riferimento si risente di una mancanza di strutture in grado di  rispondere a questo tipo di bisogni di accoglienza. L’obiettivo principale della realizzazione di interventi sia residenziali che semiresidenziali è quello di creare uno spazio consono e accogliente che aiuti i ragazzi a “fare casa” per poter seguire un percorso terapeutico che preveda la residenzialità come “ultima ratio” fecndo in modo, quindi,  che il collocamento residenziale sia sempre più una scelta residuale e anche in  caso in cui si renda necessario, esso riesca ad avere un alto valore riabilitativo, in modo  da ridursi nei tempi e favorire gli interventi più “naturali” legati alla domiciliarità e al sostegno delle famiglie d’origine o affidatarie.