Imola. Occhi vivaci e sorridenti. Sono quelli dei componenti del comitato “Vediamoci  Chiaro”, di Legambiente e Panda Imola il giorno dopo l’attesa sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato definitivamente la sopraelevazione della discarica Tre Monti. Ma c’è di più.

“Il Consiglio di Stato ci ha sorpreso perché rafforza ancor di più la sentenza del Tar – spiega la portavoce del Comitato Cinzia Morsiani – ovvero dice un no chiaro al frazionamento voluto dalla Regione in due progetti minori: la sopraelevazione e l’ampliamento. Quest’ultimo incassa un parere negativo alle opere accessorie alla sua nascita. Infatti, Il ministero dei Beni Culturali si era espresso con parere negativo sull’originale progetto di ampliamento della discarica che prevedeva sia la sopraelevazione sia l’estensione futura  con circa 1.125.000 tonnellate. Nonostante il progetto durante il medesimo iter fosse stato frazionato e l’autorizzazione facesse riferimento alla sola sopraelevazione, era da ritenersi comunque valido l’originale parere negativo che metteva in evidenza le ‘criticità di carattere ambientale legate ai crinali e ai profili collinari’ della sopraelevazione. Non secondaria era inoltre la valutazione del ministero circa la necessità di una valutazione paesaggistica complessiva degli interventi e dunque la non legittimità della valutazione di una singola parte (sopraelevata) estrapolata dal contesto (compreso l’ampliamento)”.

Marco Stevanin ribadisce: “La sentenza del Consiglio di Stato è travolgente anche nei confronti dell’ampliamento della discarica che è nato insieme con la sopraelevazione. Se la Regione, Herambiente e Con.Ami continuano a volere l’ampliamento vanno verso un suicidio amministrativo. Finora la discarica è stata riempita di rifiuti speciali provenienti da tutta Italia per fare cassa, ora devono finalmente essere indagati gli impatti ambientali e sanitari della discarica che, anche se chiusa in via definitiva, per decine di anni è in grado di diffondere i suoi veleni. Permane per altro il sospetto di cosa ci sia sepolto dentro visti i valori e i tipi di inquinanti pericolosi riscontrati da Arpa, e mai risolti, nei pozzi spia”.

Per Massimo Bolognesi di Panda “finalmente questa sentenza restituisce un po’ di legalità a Imola. Il clima nel Paese sta cambiando, c’è più rispetto delle istituzioni e della legge. Il nostro appello, rivolto a tutti i cittadini che subiscono ingiustizie dal potere amministrativo e politico, è di ribellarsi. Speriamo che la nuova Amministrazione comunale abbia le chiavi per chiudere le porte in faccia ai soliti noti e possa dedicare i suoi sforzi verso la salute, il territorio e i cittadini. In campagna elettorale era stata promessa una forte discontinuità con il passato, ora la dimostrino con i fatti. Ci incontrino per confrontarsi con noi. Vogliamo chiedere, se necessaria, una bonifica del sito e ricordiamoci che la stessa Unione europea dice che chi inquina, paga”.

Inoltre Alfredo Sambinello di Legambiente dichiara: “Abbiamo messo la parola fine a un abuso di potere che durava da 45 anni da parte di chi ci ha amministrato nel passato. La gente si chiede: ma ora dove li metteremo i rifiuti? Tranquilli, quelli urbani della nostra area sono pochi e ogni cittadino deve impegnarsi per ridurli ulteriormente Ora auspichiamo un cambio di passo non solamente sulla discarica, ma pure sulle giornate rumorose all’autodromo. Finora la sindaca non ci ha voluto ascoltare, ma noi andremo avanti nelle nostre richieste affinché siano rispettate le leggi e i regolamenti”.

Infine per il gruppo consiliare del Movimento 5 stelle “il nostro ringraziamento va alle associazioni e ai privati che hanno ripetutamente vinto in tribunale contro le pretese, viziate da eccesso di potere, come recita la sentenza del Tar, di Con.Ami (il vecchio, espressione dei sindaci Pd), Herambiente e Regione Emilia-Romagna. Come Comune di Imola ci siamo a nostra volta costituiti segnalando l’assurdità per cui si voleva far seguire l’indagine sull’impatto sanitario alla realizzazione dei nuovi impianti.
Per questo consideriamo questa sentenza una vittoria della nostra città e un motivo per rallegrarci. La discarica è chiusa perché la Regione e il Con.Ami hanno ritenuto erroneamente che il parere negativo più volte espresso dal Ministero per i beni e le attività culturali non fosse vincolante. Ma, come ricorda la sentenza, erano stati proprio loro ad autovincolarsi a quel parere, da qui l’illogicità di tutto il procedimento”.

(m.m.)