Questo periodo è foriero di gioia e spensieratezza, una sorta di “sabato del villaggio”, tanto per i credenti è weekend pasquale di adorazione del Cristo risorto, quanto per i laici è opportunità di staccare un po’ la spina.

Ecco il perché della miriade di auguri che affollano le (mie) pagine social, delle centinaia che scorro da parte della folla di amici più o meno virtuali ricordo sempre con piacere quello di un amico pesarese di un po’ di anni fa che ricordò una citazione del Mahatma Gandhi: “La persona che non è in pace con se stessa sarà in guerra col mondo intero”.

Me lo ricorderò anche quando sarà passata la sbornia di questo primo “ponte” perchè l’augurio dell’amico pesarese mi farà riflettere come allora, lui è attento testimone della situazione della sua città ed è per questo che è persona stimata, e per questo non a caso citò Gandhi.

Il guru indiano è stato artista di una coesione sociale dal basso che nessuna “avanguardia rossa” avrebbe mai potuto concepire, l’India oggi come allora è un Paese immenso pieno di assurde contraddizioni, miseria e nobiltà, modernità e caste, libertà e repressione ma malgrado ciò accanto a lui era nata una classe dirigente colta e preparata e, incredibile a dirsi, soprattutto laica.

Credo che la citazione dell’amico pesarese volesse anche andare oltre perchè parlare di Ghandi, che volle disarmarsi di armi materiali e ne cercò di morali, deve insegnare a tutti noi di riappropriarci anche grazie alla festività pasquale della santità della parola “non violenza”, perchè mai come oggi tocca ai non violenti dimostrare che è possibile essere fattivamente attivi altrimenti, contro quella gran parte di testimonianze bigotte che i media a volte ci propinano, troppi sono i “santi predicatori impuri” che dal pulpito insegnano buone pratiche (a loro favore) che fanno solo male alla società.

La dottrina di Ghandi invece permise alla democrazia secolarizzata indiana di essere presente ancor oggi, diede (e da) speranza, non come la Cina che è ancora “impero celeste” superiore al mondo; l’India è stata sconfitta dal colonialismo che poi ha sconfitto salvaguardando l’inglese come lingua e civiltà che le ha permesso di restare connessa col resto del mondo e diventare ben presto primaria democrazia.

(Giuseppe Vassura)