Il Dipartimento delle Finanze, il 28 marzo ha reso noti i dati dei redditi soggetti all’Irpef. Con questa nota mi propongo di analizzarli, confrontandoli con quelli dell’anno precedente.

I contribuenti Irpef sono stati circa 41,2 milioni, più 340 mila rispetto all’anno precedente, mentre il totale del reddito dichiarato si è ridotto di 5 miliardi. Il valore medio delle dichiarazioni è stato di 20.670 euro, inferiore a quello dell’anno precedente. I redditi da lavoro dipendente e da pensione, rappresentano l’84% del reddito complessivo dichiarato. Il reddito medio da lavoro dipendente è calato, sia pure lievemente.

Come si vede, il potere d’acquisto determinato dai redditi Irpef si è ulteriormente ridotto, a causa dell’inflazione. Quella ufficiale è stata dell’1,2%. Quella reale è sempre superiore. A questo si aggiunga che continuano, aggravandosi, le restrizioni delle varie componenti dello stato sociale, a seguito delle quali le famiglie devono farsi carico di spese aggiuntive. Questa situazione provoca, tra l’altro, un’accentuazione della tendenza, specie degli anziani, a ridurre la prevenzione e le cure per la propria salute.

Ognuno può trarre agevolmente le conclusioni.

Ripartiamo dal basso, calcolando la media Irpef non sul numero dei dichiaranti, ma su quello dei residenti.
Ora vediamo i singoli comuni della provincia di Ravenna, evidenziando solo la variazione percentuale del reddito Irpef per residente, tra il 2017 e il 2016, in ordine decrescente. Bagnara, più 3,01; Casola, più 1,9; Russi, più 1,9; Sant’Agata, più 1,5; Lugo e Ravenna, più 1,2; Cervia, più 0,9; Alfonsine e Faenza, più 0,7; Brisighella e Conselice, meno 0,4; Fusignano e Massa, meno 0,5; Cotignola, meno 1,9. Bagnacavallo, Castel Bolognese, Riolo e Solarolo, nessuna significativa variazione. Dei quattro Comuni nei quali l’aumento percentuale supera l’inflazione ufficiale, tre sono piccoli. La classifica, in ordine decrescente, del livello medio per residente, è la seguente. Bagnara, Ravenna, Lugo, Faenza, Sant’Agata, Cotignola, Castel Bolognese, Russi, Bagnacavallo, Alfonsine, Cervia, Riolo, Solarolo, Fusignano, Conselice, Massa, Brisighella, Casola. In testa i tre capoluoghi di comprensorio, preceduti e seguiti da due piccoli comuni. Seguono quelli delle vie Emilia e San Vitale o vicini, salvo Massa. Infine, i comuni della bassa e della collina. Cervia a parte.

L’incremento medio della nostra provincia è stato dello 0.8%, nettamente sotto l’inflazione ufficiale.

Quindi, il potere d’acquisto determinato dal reddito Irpef, è calato anche dalle nostre parti.

Vediamo i capoluoghi di provincia della nostra regione, anche questi in ordine decrescente. Ferrara più 4% ( ma io non riesco a capire questo aumento: forse può essere determinato in parte dal fatto che è cresciuto nettamente il numero dei dichiaranti). Modena, più 2,7. Cesena, più 1,9. Parma, più 1,6. Piacenza e Reggio, più 1,3. Bologna, Forlì e Ravenna, più 1,1. Rimini, più 0,5. Con l’eccezione di Ferrara, sulla quale ho già detto, e di Cesena, l’aumento percentuale supera l’inflazione ufficiale nazionale, solo nelle province ad ovest di Bologna, proseguendo un andamento migliore, o meno peggiore, del resto della regione.

Un caso a parte continua ad essere Rimini. Come abbiamo visto, l’aumento medio per residente è nettamente inferiore a quello degli altri capoluoghi della nostra regione. Il suo reddito medio per residente, 13.990 euro, è più basso dai circa 2.000 ai quasi 6.000, rispetto agli altri nostri capoluoghi. Inoltre, il confronto con un capoluogo la cui economia reale è senza dubbio meno forte rispetto a Rimini, è impietoso: Rovigo supera di circa 2.000 euro la media di Rimini. Le cifre parlano da sole, e parlano molto male. Lo stesso discorso, nella nostra provincia, vale per Cervia. Il suo reddito medio Irpef per abitante è sotto la media provinciale per 604 euro.

Come abbiamo visto, il potere d’acquisto determinato dai redditi Irpef si è ridotto a tutti i livelli, nazionale, dei capoluoghi della nostra regione e della nostra provincia.

I numeri mordono o consolano, indifferenti rispetto alle narrazioni, sempre ottimistiche ma quasi sempre lontane dalla realtà. Le narrazioni positive degli ultimi anni sono state sbeffeggiate dai numeri. Purtroppo, su questo piano, si continua ancora.

(Rino Gennari)