Nel non saper nulla è la vita dolcissima (Socrate)

Mentono.
Potete cambiare le parole ma la sostanza è quella.
È tutto agli atti, nelle cose scritte e in quelle dette, contraddette, smentite dalla realtà e rimentite in altre forme.
Il racconto del “Governo del cambiamento” è un gioco degli inganni.

Sembrano ispirarsi al motto degli Orsanti, che da Parma sciamavano verso l’Europa all’inizio del secolo scorso per sbarcare il lunario: “con l’arte e con l’inganno si campa mezzo anno, con l’inganno e con l’arte si campa l’altra parte”.
La differenza è che questi qui non fanno ballare gli orsi al suono di un organetto.
Hanno la pancia piena, non emigreranno mai.
E poi mica sono cervelli.

Nella vita privata magari sono migliori di quel che pensiamo ma nello spazio pubblico, presi forse dall’ansia di prestazione truccano le carte.
Si può dire, sapete, lo ha stabilito la Cassazione: a chi non mantiene quel che ha promesso si può ben dare del bugiardo.
È un servizio reso alla democrazia.

Che si nutre di verità, si distingue dalla dittatura perché due più due fa quattro e non cinque.
In democrazia le politiche del Governo fanno 0,2 e non 1% in più di sviluppo.
Non hanno sbagliato le previsioni, le hanno gonfiate apposta, per far sembrare quello che non è.
E adesso, come i bambini della canzone “fanno ooh, che meraviglia…”.
Il bilancio è stato approvato appena a dicembre, quattro mesi fa, ieri.

Sostenere che non poteva prevedere ciò che tutti sapevano e vanamente hanno segnalato a un Esecutivo la cui risposta più sensibile è stata me ne frego, è un insulto all’intelligenza.
Tanto più che l’andamento dell’economia oltre alle scempiaggini che hanno indotto molti analisti a parlare di “recessione italiana auto indotta”, è dovuta principalmente a due fattori: i dazi dell’amico Trump e la brexit, che i nostri rivoluzionari avevano salutato come l’alba di un’era di prosperità.
Meglio dar retta ai gufi, meravigliose creature che contrastano l’invasione dei topi e hanno occhi per vedere nella notte.
Qui, per parafrasare Ungaretti, farà subito sera.

L’Italia ha un tasso di crescita più basso degli altri e un costo del debito più alto.
Innaturalmente.
Entrambi gli indici dovrebbero essere diversi, dato che il nostro potenziale economico non è inferiore a quello della Francia e che non c’è ragione, se facciamo le cose per bene, perché il costo del nostro debito sia maggiore di quello della Spagna.
Questo Governo, al netto delle responsabilità di quelli precedenti, ha acuito tutte le negatività.
La modesta crescita è diventata recessione e il debito, a causa di uno spread salito di 100 punti per colpa di sciamannati che ne teorizzano l’irrilevanza, viaggia fuori controllo.
Con buona pace di Conte e di tutti gli altri facilitatori in doppio petto che garantiscono la cacca spacciandola per cioccolata.

Chi non ricorda le rassicurazioni sulla Libia fornite dal capo del Governo nel grottesco summit di Palermo?
Non potendo più oltre negare l’evidenza non di meno la trascendono e già narrano un’altra favola, dove si racconta di un’Italia che crescerà all’indomani delle elezioni, di una riduzione delle tasse che porterà nelle casse dello Stato entrate crescenti e di altre mirabolanti imprese.
Dire la verità al popolo, ha ricordato Roberto Vecchioni alcuni giorni fa, è difficilissimo.
Ma la politica non può diventare una zona franca nella quale si spaccia impunemente moneta falsa.

Chi sa, chi possiede scienza e sapienza, chi ha accesso alle informazioni non può estraniarsi, deve affrontare la politica malandrina se vuole renderla migliore.
Non parlo di militanza ma di testimonianza, di presidio di uno spazio nel quale il confronto si dispieghi in modo civile, la ricerca sia onesta e la comunità ritrovi motivi di aggregazione più nobili di quelli che la stanno disgregando.
Solo dopo aver garantito questa condizione è lecito essere partigiani.
È un richiamo per noi tutti ma assume un significato particolare se lo riferiamo al sistema informativo.

La ragion d’essere del quarto potere è verificare, controllare, aiutare i cittadini a discernere il loglio dal grano: se un politico altera la verità delle cose per confonderne la percezione deve confutare quel che dice, denunciare l’inganno, censurarne il comportamento.
Non si può giustificare la violenza sulla realtà perché ci sono le elezioni.
Se c’è ne fosse una ogni tanto e il giorno dopo si cominciasse a onorare la verità si potrebbe anche capire, ma qui è tutta una elezione e la menzogna ha rotto la barrire del tempo: si mente prima delle elezioni ma anche dopo, si mente sempre.
Il consenso è diventato il lavacro che purifica la bugia e nobilita i suoi interpreti.
A prescindere dai contenuti e dai significati delle loro parole e dei loro gesti.

Su quali basi si forma l’opinione della gente?
In cima alle sue preoccupazioni ci sono l’immigrazione (che non c’è più), i reati ordinari ( in calo da tempo) e solo a distanza l’economia, il lavoro ( le vere emergenze) e, dopo il caffè, il cambiamento climatico.
In un Paese normale di un Governo si giudicano gli atti, da noi i media commentano le dichiarazioni.
Di ogni esponente dell’esecutivo.
Prima dei pasti, dopo i pasti e al momento di andare a letto.
Per coprire tutto l’arco delle opzioni possibili.
Per interpretare in commedia il ruolo della maggioranza e dell’opposizione.

Che se quella vera non straparla a sua volta si dice che non c’è e se affonda i colpi è accusata di non rispettare la volontà del popolo.
In ossequio a una singolare dottrina in auge fra i sostenitori della “nuova democrazia”, che fa dire all’ineffabile Padellaro rivolto a Monti: lei che contesta le scelte del Governo evidentemente pensa che i sostenitori di DiMaio e Salvini siano stupidi.
Che fa il paio con l’invito del capo leghista a chiunque abbia rilievi da muovere, bambini compresi, a farsi prima eleggere.
Il logico corollario di queste corbellerie è che quando un Governo incontra il favore dei più ci si deve zittire.
Se lo critichi offendi il popolo che lo sostiene.

De Tocqueville non avrebbe potuto rappresentare meglio la condizione di tirannide della maggioranza.
Si dice che tutto questo accade perché non c’è un’alternativa praticabile, che è vero, e perché la sinistra non ha più idee valide, che così vero non è.
La storia ci ha insegnato a nostre spese che ci sono idee buone che non raccolgono consenso e progetti catastrofici che hanno un successo travolgente.
Con qualche riserva sul personale politico attuale, vien da dire che più che cattive o inesistenti le idee della sinistra oggi non collimano con quelle della maggioranza dei cittadini.
Che in politica è un problema mica da poco.

Ma è già accaduto, con la terra piatta, il sole che gira attorno alla terra e la Juventus che vince la Champions League che sia la gente a sbagliarsi.
Prima che il gallo ( se ce ne sarà rimasto qualcuno) canti per la terza volta, il mondo sarà multietnico e multiculturale.
Magari anche i leghisti faranno outing e forse, ma qui è più dura, canteremo con Claudio Lolli “ho visto anche zingari felici”.
È Pasqua, gente, apriamo i cuori alla speranza.

(Guido Tamperi)