Egr. direttore,
per conoscenza diretta riteniamo di dover precisare i fatti oggetto della cronaca politica locale.
Era il 28 novembre del 1994 quando un ragazzo, poco più che ventenne, veniva fermato da una pattuglia della polizia di fronte alla discoteca Piro Piro di Toscanella di Dozza. Il capo della pattuglia era l’odierno assessore alla Sicurezza. Dopo la classica richiesta di documenti ed una breve perquisizione, veniva tirato a forza fuori dalla propria auto, subito ammanettato e malmenato sul posto. Sopraggiunse un’altra volante.
Reato che aveva commesso? Nessuno.

Successivamente veniva portato in Questura a Imola dove il pestaggio continuava, veniva infine accompagnato dai poliziotti al pronto soccorso e rilasciato con una denuncia per resistenza e porto abusivo di armi: un piccolo coltellino multiuso.
I familiari del malcapitato sporsero subito denuncia contro l’accaduto.
In seguito, per alcune dichiarazioni rese ai giornali, vennero denunciati dall’intera questura di Imola per diffamazione (57 poliziotti sul totale).
Solamente la determinazione dei familiari e del ragazzo fecero sì che, a distanza di anni la verità venisse a galla a seguito di processi penali durissimi.

Questa determinazione ci fa venire in mente altri casi di abusi in divisa e violenza di stato, dove l’omertà e lo spirito di corpo hanno per anni tessuto “verità” altre, assai diverse dai fatti realmente accaduti e dove solamente la tenacia dei cittadini coinvolti e la mobilitazione messa in atto è riuscita a far emergere quello che veramente era successo.

La vicenda imolese si conclude con una sentenza di condanna per i 3 poliziotti per lesioni (per il pestaggio), calunnia (aver falsamente denunciato il ragazzo) e falso (aver manomesso i verbali di polizia).
Sentenza confermata in Appello ed infine in Cassazione.
Il ragazzo è stato definitivamente prosciolto da ogni accusa.
Questo è in estrema sintesi quanto accadde: ognuno tragga le proprie conclusioni.

(Assemblea degli anarchici imolesi)