La “sostenibilità” è la prima parola che possiamo usare per parlare ancora del convegno che la Cia di Imola ha organizzato all’inizio di aprile. Un’agricoltura che contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente, del territorio e delle persone: sopravvivenza e futuro del settore agricolo, uno sguardo ai giovani, ai passaggi generazionali in atto.

Un convegno aperto, al mondo agricolo, ma anche alle associazioni, alla politica e alla società, nel cuore della città di Castel San Pietro Terme.

Si parte dall’Agenda Onu 2030, dai principali obiettivi che riguardano, in particolare: cambiamenti climatici, fabbisogno d’acqua, alimentazione sana, lotta allo spreco e riduzione dei gas serra. Tutti temi rilevanti, alcuni drammatici, che influiscono direttamente sull’agricoltura, sulle nostre produzioni e il nostro lavoro, oggi sottolineati anche da una forte sensibilità verso l’ambiente e il ritorno dei prodotti bio, legati a tradizione e territorio.

Si prosegue raccontando un’agricoltura sempre più in evoluzione, fatta di droni, meccanizzazione avanzata, ricerca colturale genetica, per poi tornare nel solco della tradizione, dove il vero valore aggiunto è il lavoro dell’agricoltore. Una figura che, purtroppo, appare sempre più in ombra, quasi che i prodotti della terra nascessero dal nulla, senza un impegno e lavoro costante. È qui che entra in gioco il ruolo della Politica, delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e di tutti i soggetti che interagiscono sul territorio. Se pensiamo alle politiche agricole nell’Unione Europea, lo sguardo non deve essere rivolto solo ai finanziamenti, seppur fondamentali, ma anche qui devono emergere i caratteri identitari: chiarezza, giustizia, equità, pari opportunità a tutti i cittadini, così come i Padri Fondatori l’avevano immaginata, garantendo la libera circolazione di persone e merci all’interno. A noi spetta il compito di innovare costantemente il funzionamento dell’Unione Europea, garantendo ad esempio. Fondamentale è quindi garantire una sostenibilità concreta e forte dal punto di vista economico, ambientale e sociale, questa è l’unica strada per garantire il ruolo “primario” a un settore così rilevante per il presente e per il futuro. Ecco allora i tre pilastri della sostenibilità: avviare buone pratiche agricole per proteggere e recuperare gli ecosistemi; promuovere l’inclusione sociale attraverso un’educazione di qualità aperta e disponibile a tutti e naturalmente favorire la crescita economica, assumendo giovani ed eliminando le disparità di genere. Da questi pilastri, è la capacità reddituale delle aziende, un elemento discriminante sottolineato anche da Andrea Segrè, relatore al convegno che più ha centrato gli elementi necessari. Con forza ha rimarcato che la “sostenibilità” deve essere un fattore misurabile, come produzione, impatto sull’ambiente, la ricerca scientifica su agricoltura di precisione e genoma editing, elementi che portano a pianificare il futuro e aumentando il valore dell’agricoltura.

Importante, infine, il coinvolgimento di tutti i portatori d’interesse di un territorio, perché un settore da solo non può portare un vero cambiamento, ma serve cercare un dialogo costruttivo, anche se è spesso un’impresa difficile. È per questo che bisogna raccogliere e sostenere l’invito del Presidente Giordano Zambrini per l’apertura di una “cabina di regia” tra istituzioni, associazioni, enti e privati per pianificare condividere un progetto di sviluppo del territorio imolese, all’insegna della sostenibilità. Proseguendo l’autonomia delle Regioni per consentire una migliore gestione delle risorse, sostenere i diversi settori economici per una produzione e commercializzazione più sostenibile dei prodotti.

(Marco Panieri – Segretario territoriale Pd)