Imola. Emozionante celebrazione dedicata a Maria Zanotti e Livia Venturini, a ricordo delle donne antifasciste e della Resistenza in piazza Matteotti. Protagoniste sono state le ragazze e i ragazzi delle classi delle classi 3a B e 3a F del liceo Scienze Umane “Alessandro da Imola”, coordinate dalla professoressa Alessandra Scardovi, che hanno re – inaugurato la lapide dedicata a Maria Zanotti e Livia Venturini attraverso una suggestiva danza, accompagnata da musiche evocative, che con la semplicità della grazia ha restituito tutto il dramma di quello che accade il 29 aprile del 1944.

Infatti, quella mattina, durante una manifestazione di donne in piazza Matteotti, organizzate nei “Gruppi di difesa” per reclamare dalle autorità comunali la distribuzione di generi razionati, i militi della Gnr fascista, intervenuti per impedire l’acceso al palazzo comunale, spararono sulle donne, provocando la morte di Maria Zanotti e Livia Venturini.

Quella interpretata dalle classi 3a B e 3a F del liceo Scienze Umane “Alessandro da Imola è stata un’opera d’arte partecipata, realizzata con il corpo. Che è avvenuta nell’ambito del progetto “Quando un posto diventa un luogo”, ideato da Annalisa Cattani.

Nel suo intervento, la sindaca Manuela Sangiorgi ha detto: “Nel ringraziare tutti voi per la partecipazione odierna, desidero omaggiare le classi 3°B e 3°F del liceo Scienze Umane “Alessandro da Imola”, unitamente ai loro docenti, per l’operatività artistica sviscerata nell’ambito del progetto ‘Quando un posto diventa luogo’ e il Coro del Tempo Libero della Nuova Scuola di Musica Vassura-Baroncini. Il riconoscimento alla staffetta partigiana Clementina Violetta è un momento di profonda emozione che ci rimanda al cordoglio ed alle riflessioni necessarie al cospetto di una delle giornate più tristi della storia della nostra città. Queste lapidi ci ricordano il sacrificio di Livia Venturini e Maria Zanotti, contestuale ai tragici accadimenti avvenuti in questa piazza il 29 aprile 1944, durante una manifestazione di donne organizzate nei “Gruppi di difesa”. La loro “colpa”, secondo i militanti della Guardia Nazionale Repubblicana fascista che sparò sulla folla, fu quella di reclamare alle autorità comunali ‘pane per i nostri figli, a casa i nostri uomini, basta con la guerra’”.