Una seduta del consiglio comunale

Imola. Ho voluto essere presente alla seduta del Consiglio Comunale di martedì 30 aprile: dovremmo tutti noi imolesi essere più spesso e più numerosi presenti a queste che sono la massima rappresentazione della democrazia: assistere alla qualità, quella vera, di chi abbiamo demandato a rappresentarci, a portare avanti le nostre idee, le nostre speranze. Diviene poi essenziale assistere al confronto delle idee e confrontarci anche con quelle che ci appaiono contrarie al nostro modo di intendere la vita, ai rapporti tra le persone e a tutto ciò che ci circonda. Potrebbe rappresentare una vera sorpresa il parteciparvi.

Che dire della seduta? Ci si aspettava un terremoto e ci si è dovuti accontentare di una lieve brezza di libeccio, una brezza senza il tipico profumo delle cose nuove di primavera anzi, assumeva la consistenza e la forma di una folata autunnale, quella che solleva le foglie cadute al suolo, preavviso, certo, dell’arrivo dell’inverno. Speriamo sia clemente.

Da un lato abbiamo potuto assistere alla presentazione dell’inesperienza, tipica di chi ritiene di “sapere” e finisce con lo scontrarsi con una realtà a volte ingrata, diversa da come ci si aspettava fosse, più dura da affrontare nella sua complessità e, a volte, ingratitudine. Dall’altro abbiamo presenziato a uno sfoggio di lunga esperienza, una buona dose di frasi fatte condite da luoghi comuni , sorrisi di compiacimento e di pseudo derisione, notando, assiduamente, anche solo la minima ammissione di peccato, di colpevolezza, di dubbio. Qualche tono di voce, forse, si è alzato un po’ troppo, ma la sala è grande e lo si può accettare. Una cosa tuttavia è mancata e manca da sempre, manca a quasi tutti noi: l’ammissione dell’errore, la forza di ammettere che quel certo problema non sia di facile soluzione e che, forse, riusciremo ad affrontarlo meglio in futuro, che ce la metteremo tutta ma la sicurezza non appartiene a questa terra. Un assessore è stato allontanato pur tra affermazioni di lode, di capacità, di abnegazione. Tutte queste sue doti si sono scontrate con la realtà dei numeri, impietosi e precisi come sempre. La vicenda autodromo, tra i problemi principali della nostra città (dopo la sanità), ha colpito ancora una volta. E duro. Comunque, qualcuno dovrà fare un po’ di conti con le promesse non mantenute.

Come sarebbe stato bello ritrovarsi uomini e donne tra uomini e donne, lasciando i miracoli a chi ci crede e invece sono state scritte parole (su documento pubblico) di difficilissima realizzazione, di profonda incompatibilità con una realtà che non è uguale per tutti. Il resto si legge nelle prese di posizione di manager dell’Asl e dell’Arpae per troppo tempo mancanti, di una politica fatta di amici degli amici che ha avuto la capacità e la sfrontatezza di plasmare la zonizzazione del territorio a beneficio di una presa di posizione e a discapito del bene comune.

Il rimanente si legge nelle grida degli appassionati dell’autodromo che reclamano ancora più attività e le proteste di chi, dal 2008 in poi, ha visto trasformare la vita di casa sua in un inferno. Poi ci sono i termini di legge, anche quelli interpretabili, elastici, gestibili. Tutto il rimanente è cattiva politica, qualche menzogna gettata ad effetto, un po’ di numeri altisonanti che determinano con sicurezza un leggero strato di confusione e luoghi comuni che permangono immutati irridendo il trascorrere del tempo.

(Mauro Magnani)

P.S. Non ci saranno novità in un prossimo futuro, l’uomo non è nato ieri e continuerà a nascere domani: sempre uguale (Pessoa).