La stagione di mezzo, che ha nel mese di maggio il suo esempio più caratteristico, va a collocarsi in una dimensione altra, che non è ancora estate e nell’aria si rincorrono le brezze frizzanti dell’inverno ormai lontano; un mese che la chiesa dedica tradizionalmente alla Madonna, dove i Rosari ed i pellegrinaggi ai santuari si fanno più frequenti complice la natura che si colora di fiori assieme alla devozione popolare.

Un’epoca più profana l’ha segnata l’uscita, proprio ai primi di maggio del 1971, di “Pensieri e Parole” decimo singolo di Lucio Battisti, 33 minuti e 55 secondi di rock-pop inimitabile che fece allora record di vendite e balzo alla Hit Parade da giugno a settembre grazie alla peculiarità di questo 45 giri in vinile, un intreccio di melodie che si fondevano man mano che i minuti passavano.

“Sell in may and go away” (vendi a maggio e scappa), si identifica come una sovra-performance dei mercati azionari nel periodo novembre/aprile rispetto a maggio/ottobre che si traduce semplicemente nella strategia di vendere in aprile e riacquistare in ottobre il portafoglio azionario, nel 73% dei casi funziona (24 volte su 33) analizzando l’indice Dax di Francoforte, un po’ meno con l’indice S&P 500 americano, solo nel 67% dei casi (22 volte su 33); sono solo numeri questi dei “guru” della finanza, però a maggio (e non solo), vanno bene lo stesso.

Pensieri, parole e soprattutto fatti quelli che nel maggio 1978 cambiarono radicalmente la condizione femminile in tema d’aborto, abbandono della clandestinità da parte di quelle donne che desideravano interrompere la gravidanza, niente più carcere e soprattutto niente più sonde per farsi l’aborto da sole; già nel 1973 Loris Fortuna deputato socialista presentò inutilmente al Parlamento la prima proposta di legalizzare l’aborto e ci provò poi nel 1976 Adele Faccio esponente radicale, ma solo il momento politico delicatissimo nel ’78 nell’occasione dell’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse convinse l’allora premier Andreotti (contrario alla legge) a controfirmare a favore.

Fatti e sopratutto misfatti in quel di Capaci nel 1992 dove persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie e gran parte dei ragazzi della scorta per opera del boss di Cosa Nostra Salvatore Riina e quella di Piazza della Loggia a Brescia dove nel 1974 durante una manifestazione contro il terrorismo neo fascista indetta dai sindacati, una bomba uccise otto persone e ne ferì altre cento; in quest’ultima emersero inquietanti circostanze, quali l’ordine degli ambienti istituzionali impartito meno di due ore dopo la strage affinchè una squadra di pompieri ripulisse il luogo dell’esplosione spazzando via i reperti e tracce di esplosivo prima che alcun magistrato o perito potesse effettuare i sopralluoghi del caso, indicando così oscuri intralci.

Quella di Portella della Ginestra invece è per antonomasia “la strage del 1° Maggio”, era il 1947 e fu l’unica mai coperta dal segreto di Stato, anche perché laggiù nell’Italia del latifondismo siciliano del dopoguerra non ce n’era alcun bisogno, tutti sapevano e di Stato democratico mica se ne parlava ancora. Il fattaccio capitò in occasione dei festeggiamenti per il successo elettorale del “Blocco del Popolo”, coalizione Psi-Pci alle elezioni per l’Assemblea Regionale Siciliana con il 29% dei voti, qualche migliaio di lavoratori si riunì nella omonima vallata dalle cui colline improvvisamente partirono diverse raffiche di mitra che lasciarono senza vita 11 persone.

Materialmente a sparare furono gli uomini del brigante Salvatore Giuliano che anni dopo dichiarò, smentito dal ministro degli Interni Scelba, lo scopo politico della strage; i malfattori, Giuliano in testa, furono eliminati ad uno ad uno e l’unico catturato fu avvelenato in carcere dopo aver affermato di rivelare i nomi dei mandanti.

(Giuseppe Vassura)