Imola. Ora lo sappiamo per certo: quando ci troviamo a camminare lungo le strette e a volte impervie strade che dirigono i nostri passi attraverso i calanchi poco a sud della nostra città, non dobbiamo solo osservare con ammirazione le profonde vallate o le punte solitarie e neppure le creste scavate dalle acque meteoriche, ma dobbiamo porre attenzione ai veleni che, tutti noi, per tanti anni, manifestando un’incuria e un’incoscienza senza confronti, abbiamo portato lassù.

Come sempre, la storia dell’uomo non lascia scampo e ora ci troviamo un’ampia zona fortemente inquinata: si parla di manganese, boro, ferro e solfati vari. Come contentino e per di più, troviamo anche abbondanti presenze di triclorofenolo che, allo stato puro, potrebbe essere scambiato per un batuffolo di cotone idrofilo un po’ spettinato e umidiccio, dall’aspetto gradevole e rassicurante: al contrario, si tratta di un composto organico tossico. La formula chimica di struttura lo disegna come un perfetto esagono: in un angolo una dose di OH e in altri tre una buona dose di CL (niente a che vedere con Comunione e Liberazione). I livelli di inquinamento, afferma Arpae, sono molto elevati. E chissà quanti quintali di queste pregevolissime sostanze si trovano tutt’ora accuratamente nascoste tra i milioni di tonnellate di rifiuti colà depositati; è bene rammentare che per un certo lasso di tempo, la società che gestiva la discarica, presentava legami non troppo puliti con il malaffare (ora sotto attento esame della magistratura), quindi anche la più malevole osservazione potrebbe essere ampiamente superata dalla realtà.

Nelle pagine di questo giornale, qualche giorno fa, ha trovato posto una favola moderna, che parlava di poveri autotrasportatori, di infelici drogati, di distinti signori con le tasche piene di denaro e di fiamme d’inferno come finale: a volte la realtà supera la più fervida immaginazione.

A quei Signori che per tanti anni hanno amministrato la nostra città, ai residuati dalla giustizia del tempo che ancora oggi si trovano ad assumere posizioni rilevanti sugli Scanni comunali, ai premiati (responsabili in primis della sconfitta) che se ne stanno sorridenti, impettiti e di blu vestiti, sulla piazza dove la Città manifesta il Suo ricordo della liberazione dai nazi-fascisti, un verdetto senza scampo appanna la lucida fronte: senza scampo perché se ignorassero il danno arrecato si trovavano in una carica della quale non erano all’altezza e se, al contrario ne fossero stati a conoscenza e avessero comunque assecondato l’intenzione di continuare a portare colà una discreta quantità di milioni di tonnellate di chissà cosa, beh, allora, si appartino in silenzio in modo da sfuggire al duro giudizio popolare.

I comitati e gli ambientalisti, sorta di pirati sempre all’arrembaggio armati di odio e rancore, chiedono ora, evidenziando la stringente necessità di intervenire lassù per “tentare” di arginare la colata di veleni, la formazione di un comitato scientifico che veda al suo interno “tutte le parti”: impossibile trovare parole di accusa più infamanti.

(Mauro Magnani)