Il segretario del Pd Marco Panieri

Imola. “Certo fare politica oggi ed essere del Pd, un partito che, dopo aver governato sia a livello nazionale e per molti anni a livello locale, si ritrova all’opposizione non è facile. Quando mi è stato proposto di fare il segretario ci ho pensato molto, perchè ho il mio lavoro, la mia professionalità, e assumere questo ruolo ti cambia la vita”, Marco Panieri è segretario territoriale del Pd dal 13 dicembre scorso e si ritrova ora a dovere raddrizzare le sorti di un partito logorato dalle sconfitte di questi anni. “L’approccio che ho voluto dare in questi primi mesi guarda molto al rinnovamento del partito e alla sua riorganizzazione, per cercare quella stabilità che serve per ritornare a chiedere la fiducia dei cittadini con una prospettiva chiara di governo”.

Quanto è difficile oggi rinnovare un partito che è stato per tanti anni al governo, ma che ha anche commesso tanti errori che lo hanno portato a perdere Imola?
“Non nego certo le difficoltà, io sono uno che fa molto autocritica, ma che nello stesso tempo è consapevole che uno dei limiti di questi anni è stato quello di non avere saputo comunicare bene le cose fatte. Come è altrettanto chiaro che governare prima del 2008 è stata una cosa, dopo il 2008 è altra cosa. C’è una crisi che non è ancora terminata e che incide dal livello nazionale al locale. Non si può cambiare in poco tempo, l’orizzonte temporaneo che mi sono dato sono i quattro anni del mio mandato. Ci sono appuntamenti già programmati come le elezioni amministrative ed europee di fine maggio, le elezioni regionali di fine 2019 o inizio 2020 per le quali io posso incidere relativamente, anche se in questi mesi ho visitato tutti i territori, ancora oggi faccio sentire la mia vicinanza per fare capire che si vince e si perde assieme. Da qui parte il mio lavoro. Tenendo conto che rispetto al passato non c’è più il finanziamento pubblico ai partiti e questo cambio molto lo scenario organizzativo, un discorso è avere risorse e un certo staff che ti supporta, altro conto è riorganizzare tutto con poche risorse. In questi mesi ho cercato di capire com’è fatto il Partito democratico che ha una struttura che vien da lontano con tante sedi (solo nel circondario sono 35) a differenza di altri partiti, ad esempio Forza Italia ha una sola sede in Emilia Romagna il Movimento 5 stelle non ha sedi”.

In effetti Panieri si ritrova oggi ad essere un segretario part time, avendo anche un suo lavoro, non ha rimborsi dal partito e può contare su due dipendenti, uno collaboratrice “politica”, che è la segretaria del senatore Daniele Manca, e una amministrativa. Insomma una struttura leggera.
“C’è l’esigenza di ripensare la struttura del partito, ma nello stesso tempo occorre fare politica e su questo fronte io personalmente e i cinque consiglieri comunali ci stiamo muovendo molto, anche per dare nuovi punti di riferimento a tutti i cittadini e a quelle persone di sinistra che oggi si sentono disorientate. Dobbiamo rimettere in moto i circoli cercando però di capire quali funzionano e quali no, su quali investire e se ci sono circoli in determinate zone che possono unificarsi, poi avviare una riflessione sui nostri iscritti”.

Possiamo dire che si trova a dirigere un partito in forte crisi di identità…
“Dopo una serie di batoste non è facile riprendersi velocemente. Dobbiamo analizzare bene ciò che è successo in questi anni, partendo dal referendum voluto fortemente da Renzi, che tra l’altro non mi nascondo di averlo sostenuto livello locale, che lui stesso ha personalizzato troppo. Io faccio politica per passione, quella passione che mi ha tramandato mi nonno (Giorgio Bettini, ndr) e che mi sta dando tanta energia, senza la quale oggi sarebbe quasi impossibile affrontare questa sfida. Io non chiedo soldi al partito, avendo una mia autonomia personale, ma l’obiettivo è di arrivare ad un minimo di rimborso spese per poter fare lavorare, chiunque sia a dirigerlo, con più tranquillità, perchè l’impegno è tanto e mette in gioco non solo la vita politica ma anche quella personale”.

Quali sono stati i primi passi a livello di partito?
“Assieme alla squadra che ho scelto abbiamo avviato una discussione politica programmatica, che ci ha portato a predisporre un documento aperto con il quale stiamo incontrando le associazioni di categoria, i sindacati, le altre liste, i candidati ai consigli comunali. Quattro o cinque pagine dove vi sono i temi per noi fondamentali: lavoro, infrastrutture, sanità, ambiente, rapporto istituzionali, scuola, cultura e partecipazione dei giovani. Un documento redatto in maniera nuova rispetto al passato, fatto a più mani, discusso in segreteria e in direzione, integrato con ciò che è emerso dalle discussioni e reso pubblico. Nella festa de l’Unità che si terrà dal 21 giugno al 7 luglio nel parco dell’Osservanza, il documento troverà un primo momento di sintesi, dopo aver raccolto in questi mesi le osservazioni di coloro che incontriamo. Da lì partiranno i dipartimenti tematici che avranno il compito di avviare una discussione aperta con la società imolese. Poi ho l’idea di fare un bilancio sociale del partito, oggi misurare la politica solo sugli aspetti numerici non è sufficiente, bisogna trovare degli indicatori sulla sua capacità di incidere a livello sociale. Stiamo facendo diverse iniziative che non sono pubblicizzate all’esterno, ma che servono per formare gli iscritti sui vari temi della politica. C’è l’idea di lavorare su un percorso formativo per i giovani, trovare dei ragazzi che diano del loro tempo sacrificando ciò che hanno è difficile, allora l’unico modo è avvicinarli sui temi che interessano loro. Sto anche cercando di capire se è possibile avviare forme di collaborazione con l’università di Bologna, in particolare per quelle facoltà che fanno percorsi di studio che hanno a che fare con la politica. L’idea è di aprire nuovi canali capaci di mettere in campo qualità e competenze”.

Sulla formazione degli organi dirigenti, in particolare la segreteria, non sono mancate le critiche...
Oggi la segreteria è composta da nove membri effettivi, con un mix tra persone nuove e persone con una certa esperienza. Garantisce la copertura territoriale e determinate tematiche in base alle predisposizioni personali, anche se poi queste saranno sviluppate con i dipartimenti. La segreteria è stata completata in tempi diversi, dal mio insediamento fino alla nomina del segretario nazionale. Qualcuno ci ha criticato per Raffaello De Brasi o Giuliano Poletti, io credo che siano attivisti con un passato importante, che può anche pesare, ma che nello stesso tempo ti possono aiutare per definire la linea del partito. De Brasi è entrato in segreteria anche per il suo ruolo che ha avuto nel portare avanti le posizioni di Zingaretti. Poi ci sono gli invitati, ad esempio chi ha ruoli istituzionali (i due consiglieri regionali, il senatore, ecc. ) e chi segue determinati progetti (il bilancio sociale, la riorganizzazione dei circoli, ecc.), ho anche messo una persona (Mirella Pagliardini) che segue i banchetti e la propaganda, perché credo fermamente che noi dobbiamo anche ripartire dal rapporto diretto con i cittadini e da pochi ma chiari messaggi capaci di attirare le persone, vecchi militanti, nuove persone o chi ci ha lasciato”.

Un po’ di personalismi, di fughe in avanti, in questi mesi non sono mancati…
“Queste persone le conosco e le ho viste lavorare, credo che possano dare tanto al partito. D’altra parte per avviare un rinnovamento più complessivo stiamo partendo adesso e c’è bisogno di tutti. Consideriamo questo come un periodo di transazione. Queste persone hanno grandi capacità, ad esempio De Brasi mi ha dato una mano nella stesura della prima bozza del documento. Noi dobbiamo fare un passaggio culturale sociale e di contenuto, ma anche d’azione. Ho fatto un patto con il gruppo dirigente. A chi oggi ha più disponibilità e a chi ha avuto tanto dal partito ho chiesto di dedicare un po’ del loro tempo. L’impegno è quello di formare delle persone che possano assumere ruoli importanti nel partito e a livello amministrativo nel giro di qualche anno. Ad esempio, Poletti, ha fatto un gran lavoro a Mordano e Bubano per le amministrative, assieme ad altri ha creato una cabina di regia che ha visto la nascita di un gruppo di circa 200 persone, di sui solo 35 del Pd. Le altre sono civici che si mettono al servizio della propria comunità. Ciò che mi dispiace è che si insinui che io sia teleguidato da qualcun altro, ma posso garantire che in questi mesi ho sempre ascoltato tutti, ma l’ultima decisione l’ho sempre presa io. Comunque le somme inizieremo a tirale dopo la festa de l’Unità e a fine anno faremo un bilancio e inizieremo a fissare dei paletti”.

Fino ad ora mi ha parlato di interventi che stanno tutti sul solco classico del partito, ma da un giovane che ha meno di trent’anni ci si aspetta qualcosa in più.
“Io credo molto nelle nuove tecnologie e sono convinto che la comunicazione oggi viaggi su livelli diversi dal passato. Io utilizzo molto i social, mi aiutano e mi aumentano la rete dei contatti, il fatto di essere molto visibile significa che tante persone vedono ciò che facciamo, e questo l’ho messo a disposizione un po’ di tutti, lavorando un po’ di più sulla mia persona e un po’ meno su quella del partito, perché se la mia figura ha un’immagine positiva, anche il partito ci guadagna. Stiamo riorganizzando la nostra presenza sui media, abbiamo riorganizzato il sito e ogni giorno vediamo che ci sono persone che lo visitano e chiedono informazioni. E anche le feste possono diventare elementi di novità…”.

Lei punta molto sull’appuntamento all’Osservanza.
“La festa all’Osservanza è voluta fortemente da tutti, rispetto all’anno scorso abbiamo una forte voglia di farla, il tempo è un po’ tiranno ma stiamo lavorando a spron battuto. Pensiamo ad un mix di novità e tradizione. L’idea è quella di avere zone culturali diffuse, ci sarà un bar gestito da giovani, ci saranno attività commerciali del territorio, vi sarà anche un percorso formativo, uno spazio dibattiti, vogliamo riproporre lo spazio libreria, uno spazio dedicato allo street food e l’unico ristorante gestito da noi, la tradizionale ‘Chiocciola’, a grande richiesta torna la ‘vecchia’ pesca. Poi ci saranno elementi di congiunzione con la società: spazi per le associazioni, non solo per dare loro visiibilità, ma soprattutto per avviare un dialogo. La festa è organizzata da Pd, ma vogliamo che sia della città intera e dei dieci comuni del circondario. Non mancheranno gli eventi musicali con band locali e qualche ospite di spicco, poi la politica. Contiamo di avere, accanto a tanti personaggi del territorio, sia Zingaretti che Renzi. La stessa scelta dell’Osservanza è un elemento di forte cambiamento e che vuole lanciare un segnale importante. Un luogo che per noi e per Imola significa tanto, per l’occasione avvieremo un percorso storico e culturale, probabilmente riapriremo spazi del manicomio dove ci saranno opere di pazienti, mostre, iniziative varie. L’idea è di mettere a volore la storicità dei luoghi”.

Torniamo alla politica, secondo lei non è mancata una riflessione puntuale sui motivi che hanno portato alla sconfitta elettorale nelle amministrative scorse?
“Non sono mancate le analisi, ma in effetti mai in maniera approfondita. Dopo il voto del 26 maggio vogliamo avviare una riflessione che tenga conto del passato, del risultato del voto amministrativo europeo, del presente e quindi del ruolo di opposizione. Da qui vogliamo ripartire per definire un progetto che ci permetta di riconquistare Imola. Di certo c’è da ricucire un rapporto con i cittadini, in particolare su Imola. In questi anni abbiamo dialogato poco, sia come partito, sia come Amministrazione e siamo stati anche poco capaci di comunicare le cose buone che abbiamo fatto”.

Arriviamo allora alla sua analisi su questi primi mesi di amministrazione a 5 stelle.
“Noi stiamo cercando di orientare il nostro ruolo di opposizione non solo alla critica, ma anche su proposte per la città. Perchè da una parte abbiamo Imola, il bene comune, dall’altra chi amministra. Se pensiamo al bene comune noi dobbiamo sempre mettere a valore ciò che si fa per la città. Poi abbiamo chi governa, che secondo noi non è all’altezza. In consiglio comunale siamo in cinque del Pd più Carmen Cappello, ma mettere al centro le proposte non è facile, perché quando si chiedono le commissioni ci vengono negate, se portiamo mozioni o ordini del giorno che pensano al bene della comunità al 90% vengono bocciati, non c’è un dialogo, veniamo attaccati sempre sul passato. E’ un peccato, sono occasioni perse. Chi governa oggi non conosce la città. C’è gente che ha sentito parlare di… ma non conosce i luoghi e ciò spaventa molto. Questo modo di governare è pericoloso per la città, che rischia l’isolamento istituzionale a qualsiasi livello e su qualsiasi argomento. Se poi a tutto ciò uniamo il loro caos interno, il quadro che emerge è devastante. A me dei loro problemi interni, del loro gossip e delle loro discussioni sui social frega poco, ma interessa molto quando va a discapito della città. E’ per questo che parlo di totale inadeguatezza”.

Quindi non vede prospettive per questa Amministrazione?
“Mah, vediamo come va a finire la vicenda Longhi e se eventualmente gli tolgono il simbolo. Di certo quello che posso dire è che noi non faremo mai la stampella ai 5 stelle, e questo l’ho fatto votare in direzione per essere chiaro”.

Quindi nega di potere un domani pensare ad un governo con il M5s, anche se accadesse a livello nazionale?
“A livello locale sono certo, noi vogliamo bene alla città e la cosa migliore in questa situazione è di tornare al voto così saranno gli imolesi a decidere chi dovrà governare. Io non ho la fregola di tornare al voto, ma in questa situazione, è innegabile, che ci sia un imbarazzo totale”.

Al di là dei meriti di chi governa, questo cambiamento ha aiutato a far emergere situazioni, come sul Con.Ami, Area Blu, Formula Imola, quanto meno poco trasparenti.
“Queste società sono nate per dare futuro e garanzie ai nostri territori, sono state ben gestite negli anni passati, ma non si è spiegato bene il loro valore e in certe occasioni, tipo l’incorporazione di Beni Comuni in Area Blu, ci si è arrivati in maniera un po’ brusca, anche se era necessaria. La gestione delle partecipate devono prevedere momenti di comunicazione con i cittadini per fare comprendere cosa fanno, come funzionano, che costi hanno e che vantaggi portano. Io credo che su queste realtà bisognerebbe fare un punto zero, mettere sul tavolo tutti i dati per poi ragionare sul loro futuro”.

Più trasparenza, quindi?
“Sì, ma non nel senso di dovere per forza cercare il cattivo, bisogna prendere le cose e capire la validità delle scelte, bisogna mettere a valore i patrimoni della comunità. Poi capire che non tutto può essere misurate sollo in termini economici, se pensate alla società Osservanza fa fatica a fare utili, ma che valore ha per la città il recupero di quell’area? Se dentro metti l’Università, l’Accademia pianistica, se fai iniziative è un valore enorme per tutti. Ed oggi il problema è che molte di queste società sono bloccate dalle incapacità di chi governa Imola e questo non fa bene alle nostre comunità”.

Quindi tutto bene il passato, tutto male il presente?
“Il presente è sotto gli occhi di tutti. Per il passato sono convinto che sarebbe stato giusto spiegare meglio ciò che si faceva. Facciamo un esempio: la rotonda di via Lasie. Quest’opera è stata pagata con i soldi che provenivano dalla discarica. Era meglio dedicare queste risorse per abbassare le tariffe dei servizi? Oppure le bollette di Hera? Bisognava fare delle scelte e la scelta è stata quella delle infrastrutture. Oggi con la chiusura della discarica tutto questo non si porrà più”.

Ma sul tema della discarica qualche voto il Pd lo ha perso.
“In Emilia Romagna c’erano 17 discariche, ne sono rimaste tre, di cui Imola ora è ferma, questa è la situazione. Il problema di cosa fare con i rifiuti è ancora lì. Io dico che bisogna decidere cosa si vuole fare. Forse un errore è stato quello di guardare unicamente al progetto di Hera, forse bisognava essere più incisivi nella scelta del progetto, nel percorso partecipativo, fare un po come fu fatto con il Rab (Consiglio consultivo della comunità locale, ndr) per la centrale di cogenerazione. Però ora il problema è lì e una scelta dovrà essere fatta”.

E lei come la pensa?
“Ai cittadini bisogna dire in maniera franca e chiara com’è la situazione. Oggi per conferire i rifiuti ci sono due modi, il terzo, non farli, mi sembra ancora un’utopia. Quindi il conferimento in discarica o l’inceneritore, al netto di tutta la raccolta differenziata possibile. Dove li portiamo: decidiamo di portarli fuori con i conseguenti problemi economici che emergeranno o tenerli in casa? In questo caso una discarica ci vorrà. E se la facciamo la usiamo solo per i nostri rifiuti o anche per altri che vengono da fuori? Sul tema della salute bisogna approfondire, da una parte ci sono i comitati che hanno fatto una campagna molto forte, dall’altra non ho dubbi che servano delle verifiche ulteriori, ma se penso al sito dov’è e se devo fare una scelta per il futuro io scelgo sicuramente l’ampliamento dove era stato previsto. Anche sulla bonifica bisogna fare chiarezza: il Conami ha messo da parte la quota che il gestore gli ha dato per bonificare il sito attuale una volta chiuso. Per un problema come questo la cosa certa è che ci vuole più condivisione, ci sono troppi aspetti importati, tutela della salute, tutela del paesaggio, tutela dei residenti, garanzia di un servizio, quindi una scelta va fatta, tenendo però conto degli interessi di tutti gli interlocutori e la politica deve fare questo, mediare per trovare la strada giusta”.

A proposito di dialogo, anche sulla questione autodromo qualche problema c’è.
“Io penso che serva rispetto per chi abita vicino all’autodromo, ma è innegabile che l’autodromo di Imola abbia una grossa ricaduta sul contesto economico cittadino, che può anche essere incrementato. E per il dialogo io penso che serva un po’ più disponibilità da parte di tutti. Sentirsi censurare ogni volta che si parla non fa certo piacere. Io sono orgoglioso dell’autodromo, certo c’è un conflitto con i residenti come in tanti altri autodromi. Bisogna cercare di minimizzare l’impatto di questo conflitto facendo un’agenda condivisa degli eventi, una programmazione certa. Come per tutte le cose non è facile e se ne stanno accorgendo i nuovi amministratori, che dopo aver parlato di grandi eventi che con loro sarebbero arrivati, oggi di ritrovano a gestire un programma fatto da chi c’era prima di loro. Io non ho problemi a riaprire un dialogo, ma nel rispetto reciproco”.

Una cosa in comune tra chi ha amministrato e chi amministra ora però c’è: l’enorme numero di giornate rumorose in deroga…
“Io sono favorevole alle barriere, saranno brutte, abbassano solo tre decibel, bene abbassiamo di tre decibel, ma intanto le facciamo. Poi bisogna gestire in maniera diversa la pista, anche se negli ultimi tempi molto è stato fatto. Se penso a Selvatico Estense, che è stato spesso attaccato in questi mesi, con le relazioni che ha lui, bene o male, teniamo in piedi i rapporti che servono. Quello che non mi piace, anche a livelli di comitati, è che si danno delle sberle a tutti, ma nessuno propone alternative. Vogliamo cambiare questo modello, va bene, ci mettiamo attorno a un tavolo però tu mi proponi il tuo modello e ci confrontiamo. Io sono contrario a una drastica riduzione delle giornate di rumore, è vero però che bisogna trovare un giusto mix tra grandi e piccoli eventi, tra eventi rumorosi e non. E in questo senso si è già lavorato molto: pensiamo alla nuova piazza, al museo, alle attività commerciali che danno lustro all’area, a tutte quelle modifiche che hanno portato ad un utilizzo diversificato dell’autodromo nell’ottica della polifunzionalità e di un numero maggiore di eventi non motoristici, bisogna continuare su questa strada e capire che queste strutture, penso al museo o alla terrazza dei paddock, possono essere messe a reddito. Si può pensare ai giovani e ai corsi di guida sicura, ad un’area fissa sulla sicurezza, a prove in pista a bassa velocità. Poi c’è il tema delle Officine…

Non sembra certo una grande idea fare un’area artigianale in una zona come quella e soprattutto a ridosso di un parco storico.
“Io non so se sia un progetto valido, bisogna approfondirlo, penso però che ci sia un mercato dietro a questo mondo, pensiamo al Crame o a collezioni come quella Battilani, allora facciamo un corso per recuperare i mezzi, facciamo esposizioni di queste collezioni. Cerchiamo allora di dialogare tutti con un approccio positivo e finalizzato a dare un futuro a questo bene”.

Vorrei chiudere con un tema, che forse però è il più importante di tutti, la sanità. Cosa sta succedendo anche alla luce di un percorso annunciato dall’assessore alla Sanità della Città metropolitana, Giuliano Barigazzi, in merito al progetto di riorganizzazione della sanità metropolitana?
“Noi abbiamo avviato un dialogo all’interno della sanità imolese con medici e infermieri, una sorta di cabina di ascolto sulla situazione. Avremo incontri con i sindacati. In Regione governiamo noi e da Imola vogliamo mandare un forte messaggio. A Imola abbiamo delle strutture, come Montecatone, che vanno salvaguardate, ma è tutta la realtà sanitaria del territorio che va affrontata con attenzioni e con cognizione di causa. Di certo oggi assistiamo al totale isolamento di Imola a livello circondariale, metropolitano e regionale”.

(Valerio Zanotti)