Festa dei Ceri a Gubbio (foto tratta dal sito del Comune di Gubbio)

Gubbio. “Essere Ceraiolo è un qualcosa che ti porti dentro fin dalla nascita”. Siamo a Gubbio, in giro per l’Italia, alla scoperta di antiche tradizioni. E la Festa dei Ceri è una manifestazione che si perde nella notte dei secoli. Se ne ha traccia fin dal 1160, anno della morte di Sant’Ubaldo, patrono della città. Ne parliamo con Lucio Lupini, presidente dell’associazione Maggio Eugubino.

Una bella realtà, il Maggio Eugubino, nata nel 1950 con l’impegno di contribuire all’organizzazione e valorizzazione delle feste di primavera a Gubbio, in particolare il periodo di maggio e, quindi, le Feste dei Ceri: i Ceri Piccoli, Mezzani e Grandi.

l’Associazione

Lucio Lupini, presidente del Maggio Eugubino

“All’inizio il compito principale del Maggio Eugubino era di fare conoscere la Festa dei Ceri, di promuoverla, successivamente ha ampliato la sua sfera di azione, per cui adesso si occupa di tutto quello che può essere utile e interessante per la nostra città sul fronte delle tradizioni. Siamo il soggetto che coordina il torneo dei quartieri. Abbiamo contribuito a valorizzare il sentiero di San Francesco che, partendo dal Santuario della Verna, arriva ad Assisi, passando per Gubbio. Poi abbiamo collaborato alla realizzazione del sentiero di Sant’Ubaldo, patrono della città, che dalla Basilica arriva alla grotta dove si era rifugiato. Una novità è “Conoscere borghi e castelli”, siamo già alla terza edizione, l’ultima edizione ci ha sorpreso, si sono presentate oltre 150 persone, si tratta di una passeggiata a piedi di circa 15 km visitando castelli, rocche, fortezze, che si conclude, chiaramente, con una cena. Abbiamo oltre una ventina di attività, ce li dividiamo all’interno, c’è un capo progetto che si organizza con un gruppo di lavoro”.

La Festa dei Ceri
La responsabilità maggiore è, però, quella di mantenere viva una delle feste più conosciute in Italia, quella dei Ceri. “Sui Ceri grandi, che si svolgono il 15 maggio, giorno della vigilia della morte di Sant’Ubaldo, le attività sono condivise con altri soggetti, c’è un tavolo dei Ceri dove ci sono cinque realtà: il Comune, la Diocesi, l’Università dei Muratori, il Maggio Eugubino e le tre famiglie ceraiole (Sant’Ubaldo, San Giorgio, Sant’Antonio). Ma una delle caratteristiche è che non esiste un organizzatore, i Ceri sono una festa di popolo che si svolgerebbe anche se non ci fossero questi cinque soggetti, perché la festa è viva in sé, indipendentemente da tutto”. Ognuno di questi soggetti però fa alcune cose. “Noi come Maggio Eugubino, in particolare, ci occupiamo dell’aspetto scenografico, imbandieramento pubblico della città, cerimonie nella giornata della festa e altro. L’Università dei Muratori si occupa dei pranzi e della gestione dei Capitani della festa, le Famiglie degli aspetti ludici dei ceraioli e così via”.

Statua di Sant’Ubaldo

In effetti rileggendo la storia della Festa si capisce perché Lupini parla di una manifestazione che vive indipendentemente da chi la gestisce. “Si tratta di un appuntamento che si svolge ininterrottamente dal 1160, anno della morte di Sant’Ubaldo. La prima ipotesi, largamente documentata, presenta la Festa come solenne atto ispirato a devozione degli eugubini al loro vescovo Ubaldo Baldassini, del maggio 1160, anno della sua morte. E in suo onore vengono fatti dei ceri che poi nel tempo si trasformano, diventando molto grandi e di legno, poi vengono portati in processione e alla fine, negli ultimi anni, è stata introdotta la corsa del pomeriggio alle 18″.

I candelotti di cera, offerti dalle corporazioni di Arti e Mestieri, probabilmente divennero nel tempo tanto consistenti da renderne difficoltoso il trasporto e furono sostituiti verso la fine del ‘500 con tre strutture di legno, agili e moderne, che – più volte ricostruite – sono, nella loro forma originaria, arrivate fino ai nostri giorni. Sono rimasti invariati nel tempo anche la data e quasi la totalità del percorso della festa.

I Ceraioli con i costumi tradizionali

Una festa caratterizzata da riti e costumi d’epoca. Gli stessi ceraioli hanno la loro “divisa”: pantalone bianco e per i santubaldari, camicia gialla; azzurra per i sangiorgiari; nera per i santantoniari; fazzoletto sulle spalle e fascia in vita di color rosso, così come il fez. La prima domenica di maggio, i Ceri che sono custoditi durante l’anno nella Basilica di Sant’Ubaldo, vengono portati a spalla dal Monte Ingino “in città” in maniera orizzontale. I bambini con le loro camicie colorate di giallo, di azzurro e di nero salgono in “groppa” tenendo in mano un fiore del colore rappresentativo del loro Cero e vengono condotti al Palazzo dei Consoli.

A suon di pranzi e cene dal sapore ceraiolo, ecco giungere alla Corsa dei Ceri. Si svolge da sempre il 15 maggio, ossia la vigilia della ricorrenza della morte del Santo Patrono.

I Ceri
I Ceri sono tre (Sant’Ubaldo, San Giorgio, Sant’Antonio), tre colossi di legno di circa 5 metri di altezza e 4 quintali di peso e sopra hanno la statua del santo, ognuno è contraddistinto da un colore, il giallo per Sant’Ubaldo, azzurro per San Giorgio, nero per sant’Antonio. Sono ben saldati in basso a delle grandi barelle, dove sotto “soffrono” le spalle di 16 persone per volta tra Ceraioli e Bracceri. In cima ad ogni Cero è fissata la rispettiva statua del Santo.

I Ceri

“Sant’Ubaldo è il patrono della città e dei muratori, anche per questo l’Università dei Muratori ha rimasto nel tempo la gestione ludica, San Giorgio protettore degli artigiani e commercianti, Sant’Antonio contadino e stud enti – racconta Lupini – . Ma sono riferimenti generici, non servono a contraddistinguere le famiglie, perché ci possono essere studenti che sono di Sant’Ubaldo o commercianti che sono di Sant’Antonio. L’appartenenza al Cero era in origine legata al tipo di mestiere e si tramandava di padre in figlio. Oggi la scelta del Cero è libera ma in realtà molto condizionata dalle tradizioni di famiglia. Non è però come a Siena che se nasci in quella Contrada sei di quella Contrada. A Gubbio è diverso, vi porto un esempio concreto, mio padre è di San Giorgio, mia madre di Sant’Antonio e io sono di Sant’Ubaldo, probabilmente perchè influenzato da mia nonna. Poi ci si affeziona a uno dei tre Ceri ed è chiaro che quando si fa una scelta poi rimane quella nel tempo”.

La giornata della Festa
La giornata della festa inizia molto presto, alle 5.30 quando i tamburini viaggiano per le vie deserte per andare a svegliare i due Capitani dei Ceri, entrambi appartenenti all’Università dei Muratori, e i Capodieci (questi ultimi sono le persone designate per la guida del rispettivo Cero). Tutti insieme si recano al cimitero comunale dove, intorno alle 7, ognuno, se vuole, può andare a salutare i vecchi Ceraioli defunti. Alle 8.30, nella chiesa dei Muratori, i Ceraioli prendono parte alla messa ed eleggono i Capitani per il secondo anno successivo. Subito dopo segue la sfilata dei Santi che attraversa le principali vie della città e termina nell’arengo del Palazzo dei Consoli, dove già si trovano i Ceri.

Alle 11, da Porta Castello, muove la grande sfilata dei Ceraioli con bande, vessilli ed i “Capodieci” a guidare i tre gruppi di Ceraioli. Il Capodieci è colui che avrà l’onore di gettare la brocca al momento dell’alzata e la responsabilità del proprio Cero della corsa pomeridiana.

Alzata dei Ceri

Quando alle 11.45 il corteo raggiunge Piazza Grande, i magistrati cittadini in costume medioevale (Consoli) consegnano le chiavi della città al Primo Capitano: un gesto simbolico che ricorda a tutti che per un giorno il potere è nelle mani del popolo. Dopo il saluto del sindaco e del vescovo, i Ceri irrompono dalla scala del Palazzo dei Consoli nella piazza gremita di folla multicolore. Il suono del Campanone, mosso da abili campanari, segna l’inizio dell’alzata: i Capodieci, dall’alto delle barelle gettano in aria artistiche brocche ed i Ceri, in un istante, vengono inseriti nelle barelle e raggiungono la posizione verticale. I più vicini si gettano sui frammenti per raccoglierli e conservarli quali talismani. I Ceri, accompagnati dal tripudio della folla sono portati a spalla dai ceraioli e con difficoltà riescono a fendere il “muro” umano per compiere le birate, cioè giri prima di raggiungere, ognuno con percorsi diversi le vie, le strade, le piazze. È iniziata la mostra, durante la quale si rende omaggio alle storiche famiglie ceraiole, luoghi storici e caratteristici della città, ma che serve anche a mettere in mostra la forza e la quantità di Ceraioli che hanno le singole famiglie.

Alzata dei Ceri

Intorno alle 14 i Ceri vengono poggiati su degli antichi piedistalli in Via Savelli della Porta per permettere il ristoro anche ai “ceraioli più incalliti”. Il pranzo ufficiale prende il nome di “Tavola Bona”, si svolge a palazzo dei Consoli e raccoglie ospiti, delegazione dei ceraioli, ma è aperto a tutti. Il pasto è rigorosamente a base di pesce, perché il 15 è giorno di vigilia, infatti la morte di Sant’Ubaldo è avvenuta il 16 maggio.

Alle 16.30 dalla Cattedrale esce la processione religiosa con la Statua di Sant’Ubaldo che percorre a ritroso l’itinerario della corsa.

La corsa

La Corsa

Alle ore 18, dopo una concitata benedizione del vescovo, “i Ceri si lanciano in una corsa forsennata, entusiasmante, fatta talvolta di pendute o addirittura di cadute. I ceri vengono portati sulle spalle da 8 persone che si appoggiano ai bracceri per garantire l’allineamento e l’equa distribuzione del peso. Occorre anche una corretta distribuzione dei ceraioli, perché in discesa i più alti devono essere davanti, in piano devono essere più o meno simili, in salita i più bassi davanti, insomma ci sono tutta una serie di accorgimenti che se applicati in maniera corretta permettono ai ceri di restare in piedi. A guidare il Cero c’è il Capodieci e a chiuderlo il Capocinque. Ogni 100 metri, circa, i ceraioli vengono sostituti, è un momento particolare, difficile e importante, si fa tutto in corsa. Escono le 16 persone e ne entrano al volo altre 16, gli otto che vanno sotto la barella più i bracceri. Ci sono tutta una serie di meccanismi da rispettare e sono dei momenti di tensione e rischio, perché può succedere qualcosa.

 

Ci sono tre soste in città, questo un tempo era per dare modo a chi aveva portato il cero nel primo tratto di poterlo prendere anche nel secondo o nel terzo, adesso i ceraioli sono talmente tanti che non è più necessario, ora le soste servono per consentire alla gente di spostarsi lungo il tragitto. L’ultimo tratto è la salita che porta sul monte Igino, alla Basilica del Santo, dove i Ceri vengono smontati nelle varie parti e, mentre vengono deposti

La Corsa

in Chiesa come atto di omaggio al Santo, le tre statue vengono processionalmente riportate in città per essere custodite, nella chiesetta dei Muratori, dove i ceraioli rivolgono l’ultimo caloroso saluto ai loro Santi. La notte, però è ancora lunga, le feste, i canti, le polemiche continuano nelle ore piccole. Il 16 maggio, festa del Patrono, la città si risveglia stanca ma non vien meno alle celebrazioni religiose nella Cattedrale, in onore del suo Santo”.

 

Le altre Feste

Alzata dei Ceri Mezzani

La primavera è un periodo denso di appuntamenti ceraioli per gli Eugubini, considerato che successivamente alla Festa dei Ceri si svolgono ripetizioni della festa, con le stesse caratteristiche, ma per diversi gruppi di età, con ceri di dimensioni ridotte in funzione dell’età, in date differenti: i Ceri Mezzani si svolgono la prima domenica dopo il 17 maggio e sono portati da adolescenti. I Ceri Piccoli si svolgono il 2 giugno e sono portati dai bambini dai 7 ai 12 anni.
§Sono palestre di allenamento per arrivare a portare i Ceri grandi.
Entrambe queste tradizioni sono più recenti (le prime notizie della Festa dei Ceri Mezzani risalgono alla metà del XIX secolo), ma testimoniano ulteriormente quanto la passione per la vera Festa accompagni la vita di ogni Eugubino, dalla culla alla tomba.

Una gara senza vincitori
È una prova di grande forza e abilità, quella di far correre il Cero il più possibile in verticale evitando “cadute” e “pendute”. Perchè questa è la vittoria, tenendo conto che non esiste il sorpasso e che i Ceri arrivano in cima al monte nello stesso ordine con cui sono partiti: Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio. “Più che una gara possiamo parlare di una sfida a correre in maniera perfetta e se non succede ecco gli sfottò, che possono durare anni e anni – sottolinea Lupini -. Caratteristica è la consegna della bietola. Il giorno dopo, presso le abitazione dei Ceraioli, il cui Cero è andato meno bene, si trovano delle distese di bietole, che è il segnale che uno ha perso. Non c’è una giuria l’abilità si misura dalle cadute, dalle pendute o dalle distanze tra i ceri”. Il percorso alla fine misura circa 4 chilometri e 300 metri, partendo dall’Alzatella fino alla Basilica in cima al monte Igino.

I valori
“La festa dei Ceri è una festa valoriale. Ci sono tre famiglie, tre fazioni, che si battono tra loro per fare il meglio, però l’obiettivo è identico: salire sul monte per onorare sant’Ubaldo, non si riceve nessun premio, c’è questo bene superiore del Cero da riportare ai piedi di Sant’Ubaldo. E’ una festa che mette in campo valori quali l’integrazione, l’aggregazione, la coralità. Il Cero non lo si può portare da solo, non possono esserci personalismi, perché se manca la coralità il cero non si muove. E a differenza di altre grandi tradizioni non c’è nessuna delega. Nel Palio di Siena le Contrade delegano qualcuno a correre per loro, il cavallo e il fantino, nei Ceri no. Sono gli Eugubini che si mettono sotto al cero e lo portano”.

Il clima cittadino
“Noi diciamo che siamo tutti Ceraioli, poi ci sono i Portatori. Per essere Portatore devi essere giovane, quindi lo puoi fare solo in un certo periodo della vita, quando crescono gli anni sei giustamente ‘cacciato’ fuori. Succede così, io l’ho fatto con la mia muta, siamo andati da quelli che abbiamo sostituito e gli abbiamo detto, ‘Voi il Cero non lo portate più, da quest’anno ci siamo noi’. Una decina di anni dopo è capitato a noi. Al di là dei riti ci sono delle riunioni delle riunioni nelle quali si decide. Ma qui parliamo dei Portatori che richiedono  un allenamento non indifferente per sostenere lo sforzo fisico che non è banale. Ma per il resto siamo tutti Ceraioli, dai bambini agli anziani, perché anche se non porti il Cero qualcosa c’è sempre da fare. Poi il giorno della corsa tutti vivono come fossero sotto al Cero, incitamenti, urla, pianti, gioie e dolori. Perchè in fin dei conti c’è un po di soddisfazione se cade il Cero che non è il tuo, ma subito dopo c’è la disperazione, perché significa che qualcosa non è andato per il verso giusto, siamo travolti da un misto di sentimenti, così come c’è un misto di sacro e profano in tutta la festa”.

Una festa che la si vive praticamente da inizio anno. Si parte il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio, con la nomina del Capodieci del Cero di Sant’Antonio. E poi di seguito gli altri. “Ci sono dei ritmi scadenzati nel tempo, riunioni, il parlare, forse troppo, ma è così quasi a dire, ‘può succedere di tutto, ma noi abbiamo i Ceri’ che ci assorbano, ma è un assorbimento piacevole, perché ci fa sentire fino in fondo membri di una comunità”.

I Santi in processione

“La Festa dei Ceri richiama decine di migliaia di persone che girano in città, ma dura un giorno, quindi non ha una capacità di attrattiva per vacanze di medio e lungo periodo, certo in questi giorni gli alberghi sono pieni, ma questa festa è più una questione di identità alla città. Pensate che negli Stati Uniti c’è una festa dei ceri, perché eugubini emigrati iniziarono ad organizzare una Festa dei Ceri, quasi per nostalgia, festa che però si svolge tuttora. E’ un po americanizzata, ma ogni anno fanno questa festa, sia grandi e piccoli. Addirittura, per farvi capire l’attaccamento a questa festa, nel 1917, durante la prima guerra mondiale, un gruppo di eugubini che erano sul Col di Lana (montagna delle Dolomiti, nel bellunese, ndr), in un momento di tregua, hanno costruito tre ceri e hanno celebrato la Festa dei Ceri lì”. Lupini si ferma, aspetta un attimo e poi conclude: “Forse adesso avete capito quando dico che essere Ceraiolo lo porti dentro fin dalla nascita”.

(Valerio Zanotti)

Foto tratte dai siti: http://www.comune.gubbio.pg.it/http://www.maggioeugubino.comhttps://www.ceri.ithttps://it.wikipedia.org