Imola. Difficilmente poteva andare peggio di così. Domenica è stata una giornata da dimenticare. Nelle parole dei commentatori, sia a caldo che più ragionate, si evidenzia un autodromo che avrebbe “limiti strutturali”, un “circuito ‘old time’”, una “mancanza di drenaggio” dell’asfalto e via di questo passo.

Jonathan Rea

I piloti – com’era scontato – si sono divisi sull’ok alla gara o al suo stop. Certamente hanno pesato posizioni in classifica e strategie. Leggere però Alvaro Bautista che avrebbe dichiarato – sul circuito aveva già svolto alcuni test ad aprile – che “Imola se piove è impossibile” fino al più definitivo il circuito “è ‘border line’ anche in condizioni di asciutto” mette tutto in una luce diversa.

Massimo Falcioni, noto e apprezzato giornalista motociclistico la racconta così: “Ieri a Imola (12 maggio, ndr) non c’era il diluvio ma ciò non toglie che la pista – per mancanza di drenaggio e, in questo caso, per i limiti strutturali già noti relativi alle vie di fuga, ai muretti ecc. – fosse a rischio sicurezza così da far prendere la decisione della cancellazione di Gara 2”.

Insomma un circuito che, secondo più voci, presenterebbe limiti che hanno portato alla cancellazione della gara. Limiti che forse hanno pesato di più che le condizioni atmosferiche. Tutto quello che è stato fatto sul circuito – continua Falcioni – dovrebbe fare “riflettere sul lungo e costoso lavoro fatto per la sicurezza in questi anni, snaturando il circuito antico con una profusione di varianti e spazi di fuga, allontanando gli spalti del pubblico dall’asfalto, inserendo reti metalliche doppie e triple ecc. Ovvio che quel che è accaduto oggi riapre vecchi e nuovi interrogativi”.

In altre parole quasi un atto d’accusa. Un circuito datato che, probabilmente, non è più al passo con i tempi. Quel tempo che si è fermato al 2006, ultimo anno della F1 sulle rive del Santerno. Oggi, passati 13 anni, forse un ragionamento serio e approfondito su cosa si vuole fare di quell’anello d’asfalto andrebbe fatto. Soprattutto vista la proprietà e la gestione completamente pubblica. In altre parole sono soldi dei cittadini imolesi ai quali bisogna rendere conto – in un modo o nell’altro.

Che fare ora? L’appetibilità del Ferrari è certamente stata messa a dura prova anche in altre occasioni. Quella di ieri però è un’incrinatura che sarà difficile dimenticare. Il contratto per ospitare la Sbk scade l’anno prossimo, nel 2020. Verrà rinnovato, o l’organizzatore porrà delle condizioni? Condizioni che possono essere soddisfatte in un autodromo cittadino e se sì con quali risorse?

Per dirla alla Falcioni: “Sognare si può, anche di riportare in riva al Santerno il Motomondiale-MotoGP. Ma non è questa la strada”.

(Verner Moreno)