Forlì. “Sguardi. La seconda vita delle cose” è il tema della personale di Valter Baruzzi che sarà inaugurata il 17 maggio, ore 18, alla libreria d’arte contemporanea marmo di corso Garibaldi 152/154 a Forlì. La mostra sarà visitabile fino al 18 giugno.

Valter Baruzzi, artista e narratore imolese, è un camminatore solitario che viaggia nel mondo-discarica in cui viviamo, alla ricerca di indizi e frammenti di vita.

La personale, dal titolo “Sguardi. La seconda vita delle cose”, a quest’ultime è dedicata con passione; similmente, lo è anche l’intera pratica che Baruzzi porta avanti con incessante devozione e che consiste nel raccogliere oggetti, pietre, ingranaggi di motori, ossa, utensili da cucina, rotelle e graffette, e assemblarli insieme su un supporto, spesso legno, ma anche mattone e altri materiali di fortuna, come tovagliette o taglieri. La “seconda vita” del titolo si riferisce dunque alla pratica del riuso, a cui, per usare le parole dello stesso artista “non posso smettere di dedicarmi”, perché “sono gli stessi oggetti a dettarmi l’intervento da fare su di essi”. Si tratta di un’espressione di libertà – il poter girovagare e insistere nell’osservare e ri-osservare gli oggetti – ma ossimoricamente una libertà costretta, perché sono le cose stesse a “costringere” l’artista ad assemblarle ad altre.

Valter Baruzzi

Il modus operandi di Baruzzi denota rispetto e responsabilità nei confronti degli oggetti, della loro forma, del loro co-esistere insieme ad altri e del loro destino, che si compie, per l’artista, in questa loro seconda vita; il suo sguardo

parla di un atteggiamento primordiale, all’inizio della storia di ognuno di noi, quel momento in cui il bambino guarda la propria madre e incomincia il faticoso cammino del riconoscersi “altro da”. Sguardi come metafora dell’inestricabile rapporto tra l’uno e il due, tra noi e gli altri.

In mostra, che si compone sia di opere bi-dimensionali – stampe e disegni – sia scultoree, sono state inserite alcune immagini di micro allestimenti, emblemi del perituro, che, una volta composti e assemblati, sono stati fotografati, poi de-costruiti nell’arco di tempo di un pranzo o di uno studio attento. La fotografia è qui medium del ricordo, necessario perché l’opera possa essere osservata e costudita nella memoria, a partire da quella dello stesso artista.

Come ha detto Antonio Faeti, Baruzzi dimostra di essere un artista del Novecento, di cui ha interiorizzato alcune correnti artistiche come l’art brut, un certo modernismo esistenzialista europeo – si pensi ad Alberto Giacometti, di cui, a volte, riprende la struttura/gabbia rettangolare in cui allestisce l’opera appesa a un filo sottile – ma anche il surrealismo sui generis di Enrico Baj, con cui condivide un’ossessione per il ritratto.

Le installazioni di Baruzzi sono volti che essenzialmente ripropongono la stessa struttura – occhi, naso e bocca – oggetti a cui l’artista aggiunge elementi e che, nonostante siano facce di un’espressività caotica, risultano ordinati, come se il lavoro incessante dell’artista servisse alla sua oggettivizzazione, anche per il pubblico. Sono lavori esistenziali, dispositivi di senso per Baruzzi, indispensabili collage tridimensionali che placano inquietudini, forse creandone altre.

All’inaugurazione, oltre all’artista, sarà presente anche l’editore d’arte Danilo Montanari, che da tempo segue il lavoro di Baruzzi.

Inoltre, durante il periodo della mostra, marmo ospiterà alcuni eventi ad essa correlati: il 24 maggio, ore 18, l’artista Valter Baruzzi dialogherà con lo psicoterapeuta Giovanni Pieralisi e il pedagogista Marco Dallari; mentre il 28 maggio, ore 16, l’artista condurrà L’arte come gioco – un incontro dedicato ai bambini delle scuole elementari, accompagnati dai genitori o da chiunque voglia partecipare. Per questo evento è necessaria la prenotazione – causa posti limitati – per cui si chiede gentilmente di contattare Elena Dolcini al 3295428673 o alla mail marmolibreria@gmail.com

Informazioni: marmolibreria@gmail.comhttps://www.marmolibreria.com