Imola. Una serata per conoscere il progetto “Mediterranea”. Martedì 21 maggio, ore 20.45, nella sala cinema Cappuccini in via Clelia 10 si terrà un incontro nell’ambito di “Territori accoglienti”, una serie di attività promosse dal comitato “Pace e Diritti” di cui fanno parte realtà come Arci, Libera, Trama di Terre, il Comitato Sao Bernardo.

La serata, organizzata in colaborazione con Banca etica, vede la partecipazione di Giulia Sezzi, componente dell’equipaggio della motonave Mare Jonio, e dell’associazione non governativa Ya Basta di Bologna. Promotrice del progetto “Mediterranea, Saving Humans”.

Abbiamo chiesto a Domenico Mucignat dell’associazione Ya Basta di spiegarci il progetto Mediterranea.

Mucignat, Mediterranea cosa è?
“E’ una piattaforma di realtà della società civile arrivata nel Mediterraneo centrale dopo che le Ong, criminalizzate dalla retorica politica senza che mai nessuna inchiesta abbia portato a una sentenza di condanna, sono in gran parte state costrette ad abbandonarlo”.

Nel concreto che cosa state facendo nel Mediterraneo?
“Prima di tutto voglio dire che la Mare Jonio è la prima nave che batte bandiera italiana. E questo è un gesto concreto. Non è più sufficiente indignarsi ma bisogna agire dopo le politiche messe in atto da Matteo Salvini e prima ancora da Marco Minniti. L’imbarcazione è utilizzata per operazioni di monitoraggio nel Mediterraneo e ha effettuato due salvataggi di migranti. Il primo il 18 marzo del 2019 e l’ultimo il 9 maggio scorso”.

Mediterranea

Come avete fatto a recuperare le risorse finanziarie per acquistare la nave?
“Attraverso un fido bancario di Banca etica. Il fido di 465mila euro è servito per l’acquisto della mare Jonio (un rimorchiatore del 1972, ndr) e per i lavori di adeguamento e ora, con le donazioni che sono arrivate, abbiamo già raccolto più di 720mila euro. Sono tutti piccoli donatori che hanno sposato la causa che stiamo portando avanti”.

L’immigrazione in Italia è veramente un problema?
“I numeri dimostrano tutt’altro. In Italia il problema non esiste. L’immigrazione può essere una ricchezza se ben gestita. Esiste da sempre. Le genti si spostano per cercare migliori condizioni di vita”.

Come è possibile operare con la Mare Jonio se i porti italiani sono chiusi?
“I porti non sono chiusi. Non è assolutamente così. Non esiste nemmeno una circolare ministeriale in questo senso. La legge del mare prevede che in una situazione di bisogno venga assegnato un porto sicuro. E questi sono a Malta e in Italia. Durante il primo salvataggio, il 18 marzo scorso, siamo entrati in acque territoriali italiane contro ‘l’ordine’ di riportare le persone raccolte in mare in Libia. Non non le porteremo mai indietro in Libia perché vorrebbe dire condannarle a morte quasi certa.

Quando siete attraccati a Lampedusa cosa è successo?
“La Mare Jonio è stata posta sotto sequestro. Un provvedimento, di solo valore probatorio, che poi è stato revocato in quanto si è accertato che avevamo svolto tutto secondo le regole”.

Ora però la nave è ancora sotto sequestro dopo l’ultimo salvataggio di qualche giorno fa?
“Sì, ma è notizia di questi minuti che il sequestro è solo di tipo probatorio come quello del marzo scorso. È un aspetto importante perché Guardia di Finanza, su input del Viminale, intendeva usare il ‘preventivo’ per bloccare la Mare Jonio ‘ed impedirgli definitivamente di reiterare il reato’. La scelta della Procura invece è orientata dalla ‘necessità di accertare i fatti’ e dunque di verificare attraverso un’indagine se vi sia o meno ‘un reato’. Da leggersi in questo senso anche la scelta di iscrivere nel registro degli indagati solo il comandante e il Capo missione, e non l’intero equipaggio come pretendeva il Viminale”.

Rimetterete la nave in navigazione appena possibile?
“Certo, non ci sono dubbi”.

(Verner Moreno)