Prenderla con filosofia e mettere in conto: fatica, contrattempi, dolori vari, sole, pioggia, vento. Ecco la ricetta per affrontare la Parigi – Londra in bicicletta.

Cattedrale di Notre Dame

Partenza il 27 aprile 2019 dalla stazione di Porta Garibaldi a Milano, provenienti da Imola, con arrivo alla Gare de Lyon a Parigi alle 13,30 su TGV. La bicicletta è impacchettata: ruote, manubrio, pedali e portapacchi smontati e avvolti nella plastica insieme al telaio. Due cinghie annodate per reggerla a tracolla. I tragitti bici in spalla devono essere brevi. Il peso è tanto. Inoltre c’è lo zaino. Sul binario di arrivo si rimonta la bici, si insacca tutto nella borsa porta zaino impermeabile legata sul portapacchi e si parte (dopo oltre un’ora). Ore 14.30. direzione Notre Dame che però risulta transennata causa l’incendio che ne ha devastato il tetto. Allora si procede lungo i grandi viali parigini trafficati utilizzando la mappa scaricata dal sito dell’Avenue Verte sullo smartphone. Il primo giorno l’arrivo è fissato dopo 55 km circa nei dintorni di Cergy. Ma ci sono vari intoppi: difficoltà di rinvenimento del corretto percorso, pioggia che assale a raffiche costringendo a fermate per trovare riparo e indossare il poncho impermeabile. Poi cavalcavia su e giù dai canali e dai fiumi. Canale S.Martin, la Senna, l’Oise. E a questo si aggiunge l’intoppo dello zaino, che posto di traverso sul portapacchi e fissato con le cinghie non riesce a mantenere un assetto stabile e spesso pende obliquo costringendo a fermare per rimetterlo in asse.

L’inesperienza si supera e nei giorni successivi si trova il modo di farlo stare “quasi” fermo, incrociando le cinghie e stringendo con forza. Per il percorso si seguono i canali parigini luoghi abbastanza inediti, poi vari parchi e giardini quasi tutti lungo i canali fino alla Senna maestosa e con viste suggestive. Però alla fine dopo 52 km e 5 ore e 56 minuti tra sella e soste ristoratrici o tecniche è il momento di fermarsi. Altri dati: ascesa 166 m, discesa 191 m, velocità massima 20,8 km/h, calorie: 1024. C’è scetticismo sulla possibilità di percorrere tutto il tragitto nei tempi prefissati. E si fanno sentire i primi “dolorini”. Hotel Ibis a Maisons-Laffitte, trovato per caso lungo il percorso. Cena in albergo e bici portata in camera, per sicurezza. La vestizione approssimativa del primo giorno viene migliorata. Maglia e pantalone a protezione solare, pantaloncini imbottiti, due giacche antivento. Cappellino con visiere a protezione solare, casco, guanti e poncho impermeabile a portata di mano. L’abbigliamento è importante. La bici è da trekking. La parte più dolorante alla fine risulta il sedere e per questo sia l’imbottitura sia la sella hanno un ruolo determinante per il piacere del viaggio. Quindi il primo consiglio è curare moltissimo sella e imbottitura.

Percorso Parigi Londra

Si riparte con 18 km di ritardo e si attraversa un lungo bosco in pianura (cosa impensabile in Italia) poi vari saliscendi nella ampia campagna francese. Allevamenti all’aperto, campi coltivati, boschi e prati. Paesi quasi fantasma. Alcune dimore signorili e uno o due castelli in lontananza. A 55,2 km, dopo 7 ore e 18 minuti, il recupero non c’è stato, i dolori sono più importanti (ginocchia, sedere e spalle) e la sosta è a Chaussy, un villaggio con chiesa, bar (ma è aperto?) e bed and breakfast subito oltre. Punto. Cena con pizza consegnata a domicilio su richiesta della padrona di casa che ci mette più di un’ora ad arrivare. Bici al sicuro nel garage. Altri dati: velocità massima 36,3 km /orari (significa discese e anche salite) calorie 1476, ascesa 458 m e discesa 416 m. Si pianifica l’eventualità di usare un giorno in più per arrivare al traguardo, riducendo la sosta londinese. Il ritardo è giunto a 28 km. La tappa doveva terminare a Gisors dopo 60km.

Il 29 aprile segna una svolta. Dopo il primo tratto collinare (velocità massima quasi 40 km orari in discesa, significa buona pendenza!) in mezzo alla campagna più pura, finalmente si prende una pista asfaltata costruita lungo una vecchia linea ferroviaria che conduce a Gisors. Strada piatta e velocissima per oltre 20 km che fa recuperare terreno e forze. Poi si cambia di nuovo, fino a Gournay-en-Bray. Il problema è che a Saint Germer de Fly, con bella doppia chiesa, si incontrano i due percorsi alternativi e opposti che si possono fare per giungere lì da Neuville-sur-Oise. Ed avviene l’errore: all’incrocio del paese si seguono i cartelli che indicano l’Avenue Verte, ma quale? Di nuovo su e giù faticosi e dopo 10 km dove si dovrebbe arrivare a Gournay, non c’è nessuna traccia di paese. La consultazione della mappa digitale dà il responso: è stata presa l’altra via, quella che riporta verso Parigi … così dopo varie imprecazioni si rifanno altri 10 km collinari per tornare al punto di partenza. Risultato 85,2 km in 8 ore, 1550 calorie consumate, ascesa 526 m e discesa 532 m. Con oltre 20 km in più, evitabili, sulle gambe. Secondo consiglio: non fidarsi dei soli cartelli stradali, mai del tutto esaustivi: agli incroci consultare anche tutte le mappe cartacee o digitali a disposizione.

Sulle strade francesi

A Gournay en Bray riposo in hotel due stelle in centro paese, Le Cygne, con garage chiuso per bici. E’ il proprietario stesso che ci invita a entrare dalla via. Essendo lunedì tutti i ristoranti sono chiusi. C’è solo il cinese. Sempre indietro di 28 km. Il 30 aprile l’obiettivo è Dieppe, la città da cui salpa il traghetto per la Gran Bretagna. Si parte tra ridenti e impegnative colline e si giunge a Forges-les-Eaux. Poi la strada di fa piatta, diritta e ben asfaltata. Una nuova pista ciclabile lungo una vecchia linea ferroviaria. Si riesce di nuovo a correre. I km fatti si sentono tutti, ma si stringono i denti. 86,4 km, 10,30 ore tra sella e soste, velocità massima 38 km orari, 2000 calorie spese, ascesa 470 m e discesa 527, verso l’oceano. Si giunge arrancando, ma ormai è fatta.

Terzo e quarto consiglio: pianificare il percorso in base alla proprio allenamento e fermarsi un secondo in più per adattare l’abbigliamento. Meglio un giorno in più e una tappa ulteriore piuttosto che una corsa estrema e poco gioiosa. Meglio evitare di sudare troppo che mantenere il ruolino di marcia ma umidi e infreddoliti per buona parte del tragitto. Pernottamento in hotel 4 stelle vista … tetti (era la stanza con prezzo più conveniente sul sito di prenotazione www.booking.com, hotel Mercure). Cena in ristorante affacciato sulla spiaggia ampia e sassosa, con ostriche e champagne. La bici, di nascosto, portata in camera. Il 1° maggio si salpa, ma solo a mezzogiorno. Inoltre c’è un grosso inconveniente, lo pneumatico ha ceduto, si sta sfaldando con grossi rischi di rimanere con la gomma a terra ed essendo festa tutti i meccanici e pure Decathlon sono chiusi. Ci si mette una toppa con dello scotch da pacchi. Quinto consiglio: portarsi dietro sempre dello scotch superresistente e altri rimedi universali poco ingombranti e leggeri per ogni occasione oltre a ciò che serve per riparare la gomma forata (fascette, forbici, teli di plastica). La traversata dura 4 ore (meno una di fuso orario).

Sulle strade inglesi

A Newhaven si prende il treno fino a Polegate, con cambio intermedio. Nessun problema fare salire bici in treno. Qui c’è una bella sorpresa: un meccanico aperto il primo maggio (ma qui non si festeggia!). Cambio pneumatico e partenza. Attenzione, ora il resto del percorso va percorso stando sull’estrema sinistra. E sembra sempre che da dietro una curva possa sbucare un’auto che ti viene addosso. Invece no, i veicoli ti sorpassano sopraggiungendo alle spalle (remember: look right e poi look left). Si arranca anche se la maggior parte della strada è la ciclabile è su antica linea ferroviaria. Dopo poco meno di 20 km e 2 ore e 37 minuti di pedalate, la decisione di fermarsi a Heatfield, 35 km prima del dovuto. Ascesa 218, discesa 57 m (poche calorie: 542). La campagna inglese è meno ampia. Le colline più aspre. Paesi più popolosi e vivaci. L’asfalto non è proprio bello liscio come in Francia e sulle braccia e il fondoschiena si sente tutto il sobbalzo continuo. Pizza da Domino e ricerca di b&b (B&B Iwood), nella zona residenziale del paese. Bici nel solito garage, che rimane aperto, come il cancello della villetta ospitante. Si fa difficile la ricerca di un pub, nascosto in una via secondaria. Sulla strada principale ci sono solo locali con specialità etniche.

Il 2 maggio ecco la più impegnativa tappa inglese. Dopo un breakfast con bacon, uova strapazzate, funghetti, formaggio, salsiccia, ecc. si affrontano sterrati in pendenza, percorsi ferroviari riadattati, boschi (a Hartfield c’è anche il bosco dei 100 acri di winnie pooh con i bimbi in gita), su e giù veramente impegnativi. 54 km, 7 ore e 18 minuti, calorie 1336, ascesa 556 m e discesa 647 m. Con la fiacca nel fisico si giunge a Crawley. All’ingresso della città si incontra subito la stazione. In treno fino a East Croydon, sobborgo di Londra. E la pioggia, che aveva dato tregua fino a qui, è arrivata. Sotto l’acqua si raggiunge il pur vicinissimo 4 stelle prenotando su booking direttamente davanti all’albergo. Cena al buffet sempre lì. Piove e la stanchezza è tanta. Vista la comodità, l’economicità del Croydon Park hotel e dei mezzi di trasporto per Londra, la decisione è di rimanere due notti. Il 3 di maggio, senza zaino al seguito, si percorrono gli ultimi 30 km in scioltezza e con super calma in 3 ore e 50 minuti (ascesa 106 m discesa 152 m calorie 884) fino all’abbazia di Westminster.

Caterina e Paolo

Le megastrade della metropoli, attrezzate anche per velocipedi, sono percorse da giovanotti sfreccianti in Brompton. Foto ricordo e acquazzone liberatorio. Un altro viaggio nel viaggio è il tragitto di ritorno fatto con i mezzi pubblici in due giorni. Si rimpacchetta la bici alla stazione di Calais Fréthun, dopo aver percorso l’ultima strada dal porto, per salire sul TGV. Alla fine zaino e mezzo in spalla (per i tratti inevitabili tra una ferrovia e l’altra) si torna a casa.

(Caterina Grazioli)