Carlo Forlivesi

Imola. “Compositions” è il titolo dell’ultimo Cd del Maestro Carlo Forlivesi che sarà presentato sabato 25 maggio, ore 10.30, nella biblioteca comunale di Imola (via Emilia 80).

Parteciperanno Gian Enzo Rossi (direttore e titolare Tactus), Andrea Padovano (Alya), Nicola Verzina (musicologo e direttore del conservatorio Giovanni Battista Pergolesi di Fermo), Enrico Rosso (informatico e tecnico del suono), Andrea Parenti (ingegnere e audiofilo).

Il Maestro Forlivesi, ora residente ad Assisi, torna così ad Imola quasi vent’anni dopo l’ultima presentazione di una sua opera, un’occasione per parlare delle sue composizioni musicali e delle sue esperienze multiculturali che in parte anticipiamo in questa intervista rilasciata tra un viaggio e l’altro in giro per il mondo.

Artista eclettico e di statura internazionale, compositore, organista, ricercatore, scrittore, curatore e docente, le sue abilità spaziano su quattro continenti ricevendo riconoscimenti tra i più prestigiosi del mondo artistico e accademico. Non a caso la chicchierata inizia con un pensiero alla Cattedrale di Notre Dame di Parigi. “Ciò che è successo mi ha colpito molto, perché ha toccato uno dei simboli e dei luoghi più conosciuti al mondo, tra l’altro un po’ di tempo fa ero stato contattato e c’era un accordo per un concerto che avrei dovuto tenere nella Cattedrale il prossimo novembre”.

Ad Imola, Forlivesi verrà a presentare il suo ultimo Cd “Carlo Forlivesi Compositions”. Un titolo estremamente semplice per un lavoro che al suo interno contiene una molteplicità di composizioni per musica elettronica, strumenti tradizionali giapponesi, musica da camera, dallo strumento solista fino all’orchestra, musica vocale e, infine, alcuni arrangiamenti fatti e interpretati dallo stesso Forlivesi, due pezzi di musica antica e una composizione di Charles Ives.

L’organo della chiesa del Carmine a Imola

Imola, in particolare la chiesa del Carmine con i suoi due organi costruiti da Franz Zanin nel 1993, è insieme a Tokyo, Kyoto, Parigi, Amburgo e Melbourne uno dei luoghi scelti dal maestro Carlo Forlivesi per l’esecuzione e la registrazione delle opere musicali presenti sul suo nuovo cd.

“Questa serie di composizioni non sono semplicemente una antologia di mie opere, ma rappresentano in toto il mio lavoro – ci racconta il Maestro Forlivesi -. La ricerca che ho condotto negli ultimi 25 anni su quattro continenti, infatti, mi ha proprio portato ad avere una estetica, un linguaggio compositivo, un modus operandi, ma anche, in modo più ampio, una Weltanschauung, una visione del mondo, dell’arte e della cultura e dell’umano che sicuramente è di per sé un invito al molteplice. Ovvero la possibilità di operare su vari livelli estetici e meccanici, quelli che oggi chiamano media, dimenticandosi che ciò che l’uomo crea per la musica parte innanzitutto dall’artigianato, per poi arrivare ai mezzi elettronici dei giorni nostri. Infatti le mie composizioni si espandono dagli strumenti tradizionali, quelli che una volta si chiamavano ‘strumenti etnici’, fino alle opere di musica elettronica e musica di sintesi”.

Compositions è un lavoro che ha richiesto molto tempo e anche un forte impegno tecnico: “Ho impiegato diversi anni per realizzare questo lavoro, in quanto ogni opera è stata fatta in luoghi diversi e contesti diversi. Le opere con strumenti tradizionali giapponesi non potevano che nascere in quel paese dove ho vissuto e studiato per diversi anni. Le opere di musica elettronica sono nate a Parigi, quelle di musica da camera un po’ dappertutto, dalla Germania all’Australia, quelle di musica vocale in Italia. Tutto ciò ha necessitato di una attenzione tecnica particolare, in quanto tutto il Cd doveva risultare come un unicum, senza discrepanze, nonostante queste distanze tra i luoghi di registrazione, tra situazioni diverse (live, studio), tra ambienti radicalmente diversi. E’ stato fatto un lungo lavoro di editing e mastering per far sì che il Cd rispecchi l’attenzione musicale, tecnica ed estetica che ci abbiamo messo”.

Compresa anche la copertina. “Esatto, la copertina è una parte importante di questo Cd. Si tratta di un mio concept realizzata da una amico designer, l’imolese Roberto Casadio, che riporta un’ammonite che ha circa 75 milioni di anni, incredibilmente bella e in perfetto stato di conservazione, che mio figlio ha trovato sulla Jurassic coast in Inghilterra, appoggiata sopra a queste onde che altro non sono che un ricamo di seta di un kimono giapponese. Ecco quindi che l’antico più antico, ciò che in un certo senso non ci appartiene che è la natura di milioni di anni fa, si lega a un manufatto umano, il kimono, ma tutto reinterpretato attraverso un linguaggio moderno”.

Non c’è dubbio che si tratti di un prodotto di grande valore artistico e il suo posizionamento sui circuiti musicali lo dimostra. Da settimane lo si trova su iTunes, da tempo era in prevendita in Inghilterra, Stati Uniti, Germania, Francia e altri paesi.

Il Cd è parte delle attività di Forlivesi che sono molteplici: “Attualmente sto insegnando al Conservatorio di Pesaro. Nel frattempo ho vinto un concorso per professore di composizione presso la “Staatliche Hochschule für Musik und Darstellende Kunst – University of Music and Performing Arts” di Stoccarda. Da questa Scuola sono passati grandi nomi che hanno fatto la storia della musica, quindi la mia chiamata, oltre che essere una grande sorpresa, mi riempie di soddisfazione. Continua poi la mia attività di compositore, organista e concertista, ad agosto farò due concerti a Salisburgo. In Italia sono stato chiamato recentemente per un concerto dal teatro La Fenice di Venezia. A settembre, inoltre, sarò Erasmus Professor all’Accademia Reale di Musica di Stoccolma, dove terrò delle master class di composizione e musica elettronica”.

Carlo Forlivesi a Bettona con uno dei volumi dei Corali

Da segnalare anche l’attività di ricercatore. “A Bettona (uno dei borghi più belli d’Italia, in provincia di Perugia) sono stati ritrovati tre preziosissimi volumi, Corali con musiche del 1400 che erano cadute nell’oblio, di cui due sono stati restaurati. Il terzo, ritrovato di recente, che ho analizzato assieme al prof. Paolo Peretti del conservatorio di Fermo, si è rivelato una vera miniera di musiche gregoriane delle quali non si aveva più conoscenza. Ora, grazie alla collaborazione con il Comune e l’assessore alla Cultura di Bettona, Franco Massucci, cercherò di farle conoscere attraverso alcuni concerti, il primo sarà ad Assisi (con il permesso dei bettonesi) e poi a Bettona e successivamente a Salisburgo. Sono musiche ritrovate dopo secoli di oblio che hanno una grande rilevanze storica. Cercherò anche di portarle a Imola”.

In particolare il concerto di Assisi, previsto per il 7 giugno, sarà dedicato alla figura di Carlo Acutis, un ragazzo deceduto prematuramente per il quale è in corso il processo di beatificazione. “Una figura che mi ha colpito molto. Ho avuto la fortuna di conoscere la famiglia, genitori e fratelli, e sono rimasto molto colpito. Il suo corpo è stato traslato di recente nel Santuario della Spogliazione ad Assisi”.

Tra le varie cose Forlivesi è anche promotore di concorsi: “Nel 2009, in collaborazione con Stefano Fossati, allora direttore dell’Istituto italiano di Cultura in Melbourne, ho creato un concorso internazionale di composizione e laboratorio dal titolo: ‘Forme uniche della continuità nello spazio’ per commemorare il centesimo anniversario del Futurismo italiano. Con un nome che richiama la famosa scultura dell’artista Umberto Boccioni, l’iniziativa celebra il potere della musica mescolato alla forza della lingua italiana. Per realizzare questo connubio, un gruppo scelto di compositori giovani e di talento si è cimentato nella creazione di brevi composizioni musicali ispirandosi ad alcune poesie italiane contemporanee”.

La presente edizione del concorso è frutto della sinergia con il direttore dell’Istituto italiano di Cultura di Osaka, Stefano Fossati, e con il conservatorio di Fermo. In questa edizione uno dei premi sarà dedicato a Giacomo Leopardi in occasione dei duecento anni della poesia “L’Infinito”. “Sto imparando a collezionare persone di buona volontà, è importante mantenere le relazioni giuste nel tempo, Forme uniche è progetto di risonanza internazionale, che non avrebbe visto la nascita se non avessi messo assieme persone di grande professionalità, che ho conosciuto in Italia e all’estero. Ho parlato con artisti che hanno voglia di fare e così nascono dei grandi progetti”.

La recensione di Cristina Scuderi
Avventurarsi nell’ascolto di questi brani è come passeggiare in un immaginario, rigoglioso giardino medievale dove la varietà e la combinazione delle essenze contenute sorprendono e dispongono l’osservatore all’attenzione e all’affinamento dei sensi.

Come la molteplicità di specie uniche suscita meraviglia, così si resta colpiti di fronte all’eclettismo che è alla base della raccolta, a partire dalle differenti tessiture di cui si sostanziano i pezzi.

Il percorso inizia addentrandosi nei quattro settori di cui si compone questo hortus conclusus, ovvero i quattro elementi (terra, acqua, fuoco, aria) che formano Elements: si va dalla ricchezza e tridimensionalità dei suoi suoni elettronici, declinati con ampio range dinamico, alla trasparenza che compone Through the Looking-Glass. Sull’altro lato si affaccia l’essenzialità delle sole voci di Spem in Alium, cui si abbinano le seduzioni cristalline di Audivi Vocem, il cui moto regolare e incessante (effetto di una giocosa costruzione basata su un 7/8) appaga prima ancora delle sue arcane consonanze.

All’interno di questi estremi c’è spazio per differenti combinazioni strumentali: l’intera orchestra da camera si esprime con gesto strumentale ponderato nei Two Ornaments, weberniani nella forma e accattivanti negli impasti timbrici, per poi lasciare spazio al suono ancora più intimo dei soli clarinetto, viola e piano di Rosenleben II, dove le atmosfere senza tempo – benché calcolate in partitura nelle minime figure ritmiche – si fanno ancora più rarefatte, a tratti quasi silenziose, in una sorta di tempus tacendi.

Atmosfere che vengono rovesciate nell’incisività dei gesti di presentazione di La Pointe à la Droite du Coeur: qui è lo strumento solo, il pianoforte, che detiene la maggiore forza assertiva, trascendendo il suo portato storico.

Le timbriche tradizionali mutano grazie all’uso di strumenti come shakuhachi, koto e biwa, con i quali Forlivesi ha un rapporto privilegiato in quanto espressione di un amatissimo Giappone, sempre vivo e presente nella sua esperienza compositiva. Il rapporto con una cultura tradizionale tanto remota da quella classica europea va per Forlivesi ben oltre la pura ispirazione letteraria, già comunque presente in queste opere, arricchendosi di artifici tecnici ed espressivi.

Il cambio di fronte non è solo geografico, verso Oriente, ma è anche temporale: la contemporaneità dell’autore non manca di scavare a piene mani nel passato, reinterpretandolo in tre arrangiamenti (Ave Maris Stella, Stella Splendens, The Unanswered Question). Queste riletture, assieme alle forme scelte per i brani vocali o alle stesse citazioni contenute in Elements (La Creazione di Haydn, le Variazioni Goldberg di Bach) danno la misura dell’attenzione che Forlivesi nutre verso il repertorio dei secoli precedenti, di cui è profondo conoscitore.

La poliedricità compositiva e la vivezza d’ingegno che in questa raccolta sono così evidenti altro non sono che il riflesso dell’attitudine all’esistenza del compositore, curioso e ricercatore per vocazione, viaggiatore instancabile e cosmopolita (basti guardare alle sei differenti lingue in cui sono intitolati i brani musicali).

Come ogni giardino segreto che si rispetti, protetto dalle alte mura dell’eleganza compositiva, questo CD offre uno spazio di rigenerazione e riflessione su cosa possa essere ancora musica contemporanea; uno spazio altro e separato rispetto a manierismi di qualunque sorta, e quindi, in qualche modo, ancora più prezioso e significativo.