Imola. Gli inevitabili sviluppi socio-economici relativi alla problematica “autodromo” rispetto alla nostra città, finiscono inevitabilmente per evidenziare le lacune e la pochezza della nostra classe politica, quest’ultima non esclusivamente intesa come la “recente”, ma in ampio senso lato.

Leggiamo, si deve, il resoconto dell’ultima seduta tenutasi nella sede di quella che, senza dubbio alcuno, è la società pubblica più importante per quanto riguarda la nostra zona: il Con.Ami. Il resoconto la descrive alquanto burrascosa e con finale tragico. D’altra parte, chi non ha esitato a ricorrere a scappatoie, legali ma furbesche, per detenere il controllo della società, non deve e non può attendersi altro: il desiderio degli esclusi circa una possibile rivincita non può non sfociare nelle forme di ostruzionismo più accese e capricciose.

Così è stato: nel momento giusto, una discreta fetta di “aventi diritto”, ha lasciato lo scanno spettante loro di diritto e ha così fatto mancare il numero legale. Seduta interrotta e nulla di fatto. Stando alle dichiarazioni della sindaca Sangiorgi, l’indegno comportamento dei sindaci che hanno abbandonato la seduta, ha reso inattuabile il progetto di mitigazione del rumore sulle rive del Ferrari.

Interessante osservare che, guarda caso, l’ostacolo al provvedimento “finanziario” ci illumina riguardo due aspetti di capacità politica non irrilevanti: i sindaci dei comuni vicini hanno reso impossibile l’ennesimo finanziamento del Con.Ami riservato all’autodromo contrariamente a quanto hanno sempre fatto nelle occasioni precedenti non per rimarcare finalmente l’enorme quantità di denaro pubblico spesa sulle rive del Santerno mentre alle loro città restano le briciole, ma semplicemente per fare un “dispetto” alla Sangiorgi, e quest’ultima, a mo’ di indicazione di peccato altrui, ha affermato che il comportamento dei consiglieri riottosi non permette di mitigare finalmente il rumore che invade le case degli Imolesi.

Il “mitigare” consiste nell’erigere pochi metri di barriere anti-rumore per proteggere le tre o quattro case immediatamente a ridosso della linea del traguardo della pista: si narra di 500.000 € che dovrebbero apportare un sollievo di 4 o 6 decibel ai frustrati proprietari. Con tale iniziativa la Sangiorgi tenta, in malo modo, di far dimenticare, a quanti l’hanno indicata come successore di Manca, il mancato rispetto di quanto riportato per iscritto sul programma comunale del M5S che prevedeva la progressiva mitigazione dell’impatto sonoro sulle orecchie degli Imolesi.

La sindaca, dopo aver defenestrato l’assessore Lelli (che cercava e sembra fosse riuscito ad individuare una gestione alternativa e per nulla costosa dell’autodromo), cerca con due briciole di sfamare un branco di piccioni e si produce agli stessi livelli, forse peggiori, dei politici che l’hanno preceduta: individuare provvedimenti decisamente palliativi (ma assai costosi) per far poi vedere (a parole) che ci si sta dando “da fare”. Infatti, proteggere (si fa per dire: abbattere di 4 o 6 decibel una fonte di rumore che raggiunge il valore di punta di 90 o 100) equivale a somministrare acqua distillata (costosissima) ad un malato terminale).

Ed eccoci davanti, per l’ennesima volta, alla triste constatazione delle famose parole scritte dal grande Tommasi: terremoto devastante nell’aula comunale della nostra città e misere risultanze di mutazione o cambiamento. Da un lato esponenti politici insubordinati non per scelta di valenza sociale ma per ripicca, incuranti quindi della qualità del provvedimento in proposta, e dall’altro la rimbombante promessa di una cascata di fresca acqua purificatrice e ci si ritrova impantanati in una pozza di acqua stagnante e maleodorante. Occorreranno altri personaggi, altra maturità e altro tempo per finalmente vedere apparire coerenza, serietà, coscienza politica. Una famosa poesia di Federico Garcìa Llorca termina con la frase “muore anche il mare”: sarà vero?

(Mauro Magnani)