Niente ballottaggio e vittoria del centrosinistra in tutto il circondario imolese, a parte Dozza dove viene riconfermato Luca Albertazzi con una percentuale elevatissima, segno della stima che si è costruito in cinque anni di amministrazione. A Castel San Pietro Terme, dove si temeva un secondo turno, Fausto Tinti si avvia a vincere, anche tranquillamente, al primo turno. Stessa cosa a Medicina. Mentre in tutti gli altri cinque comuni con meno di 15.000 abitanti il centrosinistra fa il pieno.

Tutto questo nonostante che attorno, in particolare in città importanti come Ferrara e Forlì, le cose stiano andando diversamente con il centrodestra avanti, a differenza dei piccoli centri del bolognese e del ravennate.

Questo a dimostrazione che non sempre il voto europeo si traduce in modo simile sugli altri voti, politiche o amministrative che siano.

Inutile nascondere che il centrodestra, più che il Movimento 5 stelle, sperava di potere vincere almeno in un paio di Comuni, castel Guelfo e Borgo Tossignano ad esempio. Ma l’esito del voto è andato diversamente e abbastanza nettamente.

Non si può dire che la gente abbia paura di cambiare, basta guardare a ciò che è successo poche ore prima con il voto europeo. Ma il voto amministrativo ha altre dinamiche, prime fra tutte il carisma, l’autorevolezza del candidato sindaco ancor prima dei partiti che lo sostengono.

Il Pd trae una bella lezione da questo voto. Se aveva biosgno di gente nuova da cui ripartire, ebbene i neo letti sindaci e consiglieri nei Comuni del territorio, possono essere un bel bacino da cui scegliere i futuri dirigenti.

Il centrodestra invece deve capire che non bastano i leader nazionali per potere capovolgere gli esiti di una competizione. Occorre altro. Radicamento territoriale, fiducia dei propri cittadini, competenze, cose che non si costruiscono in poco tempo.

Ne sa qualcosa il sindaco di Dozza, Luca Albertazzi, che ha sconfitto nettamente un candidato forte del centrosinistra come Leonardo Vanni, segno di una fiducia che si è conquistato nei cinque anni del precedente mandato.

Infine i Grillini (se così si possono ancora chiamare), più che i demeriti del candidato, pagano l’incapacità dimostrata nel governo di Imola e un’immagine nazionale deteriorata in pochissimo tempo.

Oggi Salvini afferma che il voto è stato chiaro: occorre andare avanti col governo e fare. Avanti con la Tav e l’Autonomia. Certo chi l’ha votato chiede questo, ma è altrettanto certo che molti di coloro che non hanno votato i 5 Stelle, lo hanno fatto proprio perchè non sono state mantenute tante promesse elettorali, in particolare sui temi dell’ambiente.

Il voto di ieri ci insegna che la vittoria può essere davvero effimera se poi non la si condisce con dei fatti reali.

(v. z.)