Cambia il Parlamento europeo, ma non in maniera sostanziale. Certo più frammentato, certo con una forza maggiore dei sovranisti, ma nessun stravolgimento. Se da una parte calano i partiti tradizionali, Popolari e socialisti, dall’altra crescono i liberali dell’Alde, nonostante la sconfitta di Macron in Francia e, soprattutto, i Verdi. Già con una alleanza tra Popolari, Socialisti e Alde vi sarebbe una buona maggioranza, se poi si aggiungono i Verdi, che ottengono una settantina di seggi.

In pratica i Popolari (EPP – Il Partito Popolare Europeo) conquisterebbero circa 180 seggi (erano 221 nel 2014) e i Socialisti (S&D – Il gruppo del Partito Socialista Europeo) 150 (contro i 191). Numeri che da soli non garantirebbero un governo. Ma se aggiungiamo l’Alde (ALDE&R – Liberali) che dovrebbe guadagnare 107 seggi (di cui una ventina proveniente da En Marche, il partito di Emmanuel Macron) ci sarebbe già una buona maggioranza.

Sorpresa Verdi (Green/EFA – Verdi) che si attesterebbero sui 70 seggi (20 in più del 2014).

In leggera crescita gli euroscettici che vedono l’ENF (Europa delle Nazioni e della Libertà, il gruppo della Lega e di Rassemblement National di Marie Le Pen) con 58 seggi, praticamente gli stessi dell’ECR (Conservatori e Riformisti europei, con posizioni più moderate).

Il M5s potrebbe schierarsi con l’EFDD (Europa della Libertà e della Democrazia diretta, il gruppo di Nigel Farage) con 56 seggi.

Con questi numeri risulterebbe esclusa una ipotetica alleanza tra la destra e i partiti euroscettici, in quanto mancherebbero una trentina di voti.

Venendo alle singole nazioni, i Verdi diventano secondo partito in Germania con il 20%, dove la Spd crolla al 15,6% e la Cdu si conferma prima con il 28,7%, ma con un -7% rispetto al 2014. In Gran Bretagna trionfo di Nigel Farage con il 33%, che stacca i liberal – democratici (21%) e i laburisti (14%). Ottimo 12% per i Verdi.

In Francia il Fronte Nazionale di Marie Le Pen diventa il priomo partito con il 23,5%, lasciando al 22,5% la lista del presidente Macron

In Grecia Trionfa la destra di Nea Demokratia con il 33,3%, Syriza, il partito di Tsipras, al 24, tanto da convincere il suo lader a scigliere il Parlamento e a convocare le elezioni anticipate. In Slovacchia gli exit poll danno avanti gli europeisti. In Austria vincono i popolari di Kurz, male l’ultradestra scossa dal recente scandalo.

In Ungheria trionfo del Fidesz di Orban con circa il 52%, staccando nettamente la Coalizione democratica di sinistra ferma al 16%.

Portogallo e Spagna vanno in controtendenza rispetto ad una avanza generalizzata della destra, infatti risultano davanti i Socialisti.