Mordano. “Cambiamenti climatici: effetti e indicazioni per una frutticultura sostenibile”, è stato il titolo del convegno ospitato lunedì sera 27 maggio alla Sagra dell’Agricoltura. Moderato dal direttore di AgroNotizie Ivano Valmori, la serata ha visto la presenza di illustri ospiti che hanno fornito spunti interessanti sugli effetti dei cambiamenti climatici sul mondo agricolo.

William Pratizzoli, dell’Arpae Bologna, ha fornito alcuni dati relativi alle piogge. “Rispetto all’arco di anni dal 1961 al 1990 la quantità d’acqua che arriva dal cielo è sempre la stessa, pur con un aumento di piogge in primavera e un calo in estate. Ma le alte temperatura portano a un aumento dell’acqua che evapora. Basti pensare che sulla superficie agricola utilizzabile si registra ogni anno un aumento di un miliardo di metri cubi d’acqua in più che se ne va per evaporazione per l’aumento della temperatura. È come un fiume invisibile che se ne va”.

Paolo Mannini, del Canale Emiliano Romagnolo, è entrato nel merito del problema, prospettando soluzioni anche di natura tecnologica. “Le cause principali di questo fenomeno sono l’effetto serra, causato da una immissione eccessiva di CO2 nell’atmosfera. Quanto all’acqua serve fare in modo che ogni goccia dia il massimo a livello produttivo. Grazie alla ricerca, noi facciamo sapere agli agricoltori quale può essere il momento migliore per irrigare, con quale quantità e in che modo, così da evitare inutili dispersioni. Senza contare il risparmio economico che si può ottenere, anche per un canale come quello Emiliano Romagnolo che è il più lungo d’Italia, con 135 km di distanza dal Po a Rimini, e tutto quello che inevitabilmente serve per trasportare l’acqua”.

Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazione è entrato ancora più a fondo, puntando sul fattore prevenzione. “Sarà importante il ruolo che avranno i consorzi di bonifica per l’agricoltura che è il settore più colpito dai cambiamenti climatici. Il primo modello di resilienza dei territori è l’investimento, soprattutto sul piano degli invasi. Il nostro Paese è bravissimo a gestire le emergenze ma il modello giusto è la prevenzione. Come consorzio diciamo che occorre un’opera di messa in sicurezza del paese, dalla montagna fino alla pianura, adeguando impianti che risalgono agli anni ’50, non più adeguati a ricevere queste quantità d’acqua”.

Le conclusioni sono state affidate a Gian Luca Galletti, già Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio nel passato: “I cambiamenti climatici sono in atto e non dobbiamo pensare che interessino altri paesi e altre generazioni, ma vanno affrontati oggi. E se sapremo coglierle, potrebbero esserci anche opportunità, penso alle tecnologie che possono rendere la nostra agricoltura più produttiva e più rispettosa dell’ambiente. Non fidatevi di chi dice che non ci sono soldi, soprattutto in campo infrastrutturale. Il problema è che i territori non li sanno spendere, oppure che si spendono tardi a causa di burocrazia e di leggi farraginose. Per vincere le sfide ambientali in Italia serve una grande alleanza tra scienza, tecnologia, le imprese e la formazione. E un’opportunità, in questo senso, ci sarà anche a Bologna, dove tra qualche mese aprirà uno dei centri meteo di calcolo più potenti in Europa”.

Infine sul connubio tra ambiente e agricoltura, ancora Galletti: “Non c’è buon ambiente senza buona agricoltura e viceversa. Gli agricoltori italiani sanno che possono competere se offrono un’agricoltura di alta qualità, che sanno fare e hanno la terra per farla. L’ambiente è un volano per l’agricoltura”.