Alla vigilia delle elezioni Europee, il sito Skuola.net, assieme alla rappresentanza in Italia della Commissione europea, ha indagato sulla percezione che hanno i giovani dell’Unione.
Il futuro dell’Unione europea? È in buone mani: sono quelle delle nuove generazioni.

Le elezioni del 26 maggio hanno ridisegnato la mappa del Parlamento europeo. Indipendentemente da chi governerà, in questa legislatura dovrà emergere con forza l’idea di Europa più vicina ai cittadini.
I giovani, comunque, non hanno dubbi: l’Unione, così com’è oggi, piace. E anche parecchio.

A farlo emergere è un’indagine effettuata dal portale internet per studenti Skuola.net. A rispondere circa 20mila ragazzi dagli 11 anni in su che, a conti fatti, promuovono a pieni voti il sistema comunitario. Il 60% di loro, infatti, dichiara di sentirsi a tutti gli effetti cittadino europeo; a cui si aggiunge un altro 21% che dice di esserlo “abbastanza”.

Ovviamente non mancano gli scettici, ma sono una minoranza: meno di 2 su 10 si sentono poco (10%) o per nulla (9%) europei.

Le prospettive per il futuro sono ancora più rassicuranti. Scavando tra le risposte, ci si accorge di come il sentimento europeista segua una curva ben precisa: durante l’adolescenza cresce costantemente, raggiungendo le vette massime proprio tra gli 11 e i 16 anni, per poi stabilizzarsi con la maggiore età e iniziare a scendere grosso modo dai 25 anni in poi.

Ma quali sono i motivi che portano così tanti ragazzi ad amare l’Unione europea? È quasi un plebiscito: la libera circolazione delle persone vince su tutto.
Il 45% del campione apprezza soprattutto la possibilità di poter viaggiare all’interno della Ue senza passaporto. Un’occasione che in tantissimi hanno già sfruttato e che molti altri sfrutteranno nei prossimi anni: 3 su 4 sono usciti dai confini italiani per visitare uno dei Paesi membri (il 61% lo ha fatto più di una volta, il 14% una volta sola).

Mobilità internazionale, però, vuol dire anche formarsi nelle università degli Stati membri, per un periodo o per l’intero corso di studi, senza particolari permessi e ostacoli burocratici. Ed è proprio questo il secondo aspetto più gradito ai ragazzi (ottiene il 20% di consensi). Un’opportunità che le nuove generazioni intendono cogliere al volo: più di un terzo (35%), potendo, si laureerebbe all’estero ma all’interno dell’Unione, mentre il 26% limiterebbe l’esperienza all’Erasmus mantenendo il quartier generale vicino casa; il 39%, invece, preferisce restare in Italia.

Il podio dei benefit portati dall’Unione europea si completa, per i ragazzi, con l’aver dato regole comuni a tutte le nazioni (15%). Al quarto posto si piazza la moneta unica (9%).

Approccio profondamente europeista, quello degli studenti, anche riguardo alla questione che sta animando il presente dell’Unione: la Brexit, l’uscita del Regno Unito dalla Ue. Ebbene, il 77% rifugge l’ipotesi che anche l’Italia prenda una strada del genere.

Una riflessione corre immediata dopo aver letto questo dati.
Se l’Europa piace tanto ai giovani fino a 25 anni, vuol dire che il concetto in sé è quanto di più giusto possa esistere!
Forse, con l’esperienza di ha qualche anno in più, si possono aggiustare e correggere quei comportamenti che hanno indebolito l’Europa.
Lavorare per un Europa più forte, più coesa, più solidale può essere una bella sfida, abbatterla o indebolirla un grosso errore.

(Tiziano Conti)