Un mondo nuovo richiede un pensiero e una politica nuovi: questa è la sfida. (Edgar Morin)

Nello scontro tra la vita e la morte, come l’aveva definito Salvini, ha vinto la vita.
Le donne e gli uomini del vecchio continente non si sono lasciati rinchiudere nella prigione dello spazio e del tempo in cui i nazionalisti volevano intrappolarli.
A grande maggioranza hanno optato per la doppia cittadinanza, nazionale ed europea.
Non per inseguire un sogno, come siamo soliti dire, ma per realizzare un progetto.
Per portare avanti un’idea.
Generosa e lungimirante.
La migliore che abbiamo avuto dal dopoguerra ad oggi.
Non solo diversa ma alternativa a quella di chi sa solo tirar su muri.

Questa è la buona novella che le elezioni di domenica ci hanno recato.
Il resto, pure importante, come i risultati dei partiti in Italia, viene dopo.
Primum vivere, dicevano i nostri progenitori: avanti a tutto andava garantita la sopravvivenza dell’Europa.
Anche di questa, che non ha soddisfatto le nostre attese e che tuttavia, contrariamente alla rappresentazione falsificata che ne è stata fatta, ci ha più protetto che danneggiato.
Poi, adesso, subito, dobbiamo far ripartire il motore dell’integrazione.
Perché rendere l’Europa più forte è una necessità.
È un risultato che non dovremo attendere ma conquistare.
Non verrà dall’alto, nessuno ce lo regalerà.
Lo dovremo strappare a morsi.
A Bruxelles e a Roma, in Veneto e in Sicilia, a Napoli e a Bologna.

Perché è così che si costruisce l’Europa, con una volontà di integrazione dal basso, con l’apporto coerente di tutte le Istituzioni.
Nessuno si può chiamare fuori e nessuno finora si è mostrato all’altezza del compito.
Nessuno, o quasi, è stato onesto.
Nell’assumersi la responsabilità per quel che doveva essere e non è stato.
Un gioco così smaccato da far dubitare dell’integrità morale di chi lo pratica e dell’intelligenza di chi ci crede.

Col criterio sciagurato dell’unanimità richiesta per le decisioni strategiche, dall’immigrazione all’economia, l’Ue si è legata le mani da sola, ha fatto un regalo ai sabotatori che ne boicottano l’azione e, insieme, ne criticano l’inazione.
Tutti a dire che ci vuole un’altra Europa ma poi tutti, con gradi differenti di decenza, si prendono il magro del prosciutto e spediscono il grasso a Bruxelles.
Ridotta a discarica indifferenziata dei mali e degli errori delle nazioni.
Che si vanno ad aggiungere a quelli comunitari.

La Germania, è vero, ha un surplus eccessivo della bilancia dei pagamenti e deve rientrare nei limiti: ma cosa c’entra questo coi nostri guai, che beneficio traiamo dal calo della produzione tedesca, visti i legami stretti fra quell’economia e la nostra?
Facciamo anche che ci sia permesso di spendere di più: forse che i soldi (tanti) europei per gli interventi strutturali vengono spesi bene o anche soltanto spesi?
Forse che l’arretratezza dell’economia, delle infrastrutture, dei servizi in tanta parte dell’Italia sono stati causati dalla mancanza di soldi pubblici?
Vabbè la crisi, e l’austerità, se c’è, ma il nostro debito era grande già prima del 2008 e la produttività dell’Italia, del suo sistema economico, dei trasporti, della pubblica amministrazione, della giustizia, già bassa al confronto delle altre nazioni.
E che dire della mafia, della camorra, di quel 20-30% di voti che, denuncia il procuratore Gratteri, controllano dall’unità d’Italia al fascismo ad oggi: vengono dall’Europa, sono un’invenzione di Saviano?
Chi c’era in Veneto al tempo del Mose?
Chi governava con Formigoni?
Moscovici?
E le navi dei veleni, e l’Ilva?

Sotto i nostri occhi si consuma una colossale mistificazione.
Senza l’Ue la nostra agricoltura non avrebbe avuto futuro.
Senza l’Ue le falde acquifere sarebbero definitivamente compromesse e l’aria ancor più irrespirabile di quanto già è.
Altro che misura delle zucchine come dice la Meloni!
All’origine di una percezione squilibrata, direbbe Tiresia, c’è l’offesa della verità.
Che dobbiamo risarcire del torto subito.
È giusto chiedere all’Europa che ci aiuti ad affrontare questo passaggio impervio.
Ci siamo uniti anche per questo.

Che ne sarebbe oggi dell’Ungheria e della Polonia se non avessimo aperto loro le porte?
Che ne è stato della Grecia quando le abbiamo chiuse?
Ogni nazione da sola è più debole.
Ogni popolo ha virtù e difetti.
Ognuno ha i suoi problemi.
Dei nostri, di quelli made in Italy, di quelli che dipendono dai nostri errori dobbiamo assumerci la responsabilità.
Senza nasconderli sotto il tappeto dell’Europa.
Come hanno cercato di fare un po’ tutti.
Come fa sbracatamente la strana coalizione che sgoverna l’Italia.

Diradatasi la polvere ci troveremo presto ad affrontare problemi immani, impreparati a farlo.
Non li risolverà certo Salvini.
Non lo sa fare, la gente di cui si circonda è mediocre, le sue idee prima che odiose sono sbagliate.
Se tutti i Paesi del mondo abbassassero le tasse ai ricchi vincerebbero comunque i più forti e la gente si ritroverebbe senza scuole e ospedali.

Di lui si dicono le stesse mirabolanti cose che dicevano un anno fa dei grillini trionfanti.
Oggi accusati di non saper governare, quando hanno fatto tutto, tranne la Tav, assieme.
Un Governo di mezze calzette aduse a misurare la verità col bilancino dei consensi e a cercare i consensi nel sottoscala dei pregiudizi.
La differenza, basta ascoltare i commenti neanche più trattenuti degli elettori, è che al “capitano” viene riconosciuto il merito di aver “messo a posto i negri”.
È così, per questa prova di forza nemmeno faticosa visto che gli arrivi sono calati in tutta Europa, che milioni di voto sono passati dal M.S., punito oltre i demeriti, alla Lega, premiata senza meriti.
Altro non c’è.
C’è che sono diversamente sbagliati.

Il problema, per chi pensasse a un successo effimero di Salvini, è che poggia su un fenomeno, quello migratorio, destinato, con alti e bassi, a persistere e a rappresentare, subito dopo il cambiamento climatico, una delle questioni nevralgiche del XXI secolo.
Una questione che va oltre il problema della sicurezza, in verità mia trascurata dalle sinistre di governo.
Diciamolo ai critici livorosi del PD come Padellaro, che la fanno facile: in mare o li soccorri o li fai morire.
Non c’è una terza via, non li salvi a metà.
Poi a Riace gli italiani, brava gente, votano Lega.

(Guido Tampieri)

P.S. Quando tornate a casa stasera, date un bacio ai vostri bambini e, se potete, portateli al sicuro.