Imola. Ci sono volute quasi sei ore per concludere l’incontro pubblico sul tema dei rischi della discarica Tre Monti. In un teatro dell’Osservanza gli esperti hanno cercato di esporre (qui il video), con le loro competenze scientifiche, ai tanti cittadini intervenuti il punto di vista – ognuno il proprio – sulla situazione del sito. Che, ricordiamo, è chiuso dal gennaio del 2018 dopo il pronunciamento prima del Tar dell’Emilia-Romagna e, successivamente, dalla sentenza del Consiglio di Stato dell’aprile 2019 che ha bocciato definitivamente la sopraelevazione e messo probabilmente la parola fine al progetto di ampliamento da 1 milione e 500mila tonnellate di rifiuti da interrare nei calanchi imolesi. Procedura che ha anche portato la Procura della Repubblica di Bologna ad aprire un procedimento per l’ipotesi di reato di inquinamento ambientale.

“In quella discarica, operativa dagli anni ’70, sono stati sepolti in 45 anni rifiuti, anche speciali non pericolosi, pari a 5 milioni e 200mila tonnellate in un’area di 200mila metri quadrati”. E’ la direttrice di Arpae, la dr.ssa Adelaide Corvaglia a fare il punto sulla quantità dei rifiuti. Un valore decisamente rilevante per una “discarica di versante”. In altre parole una discarica posta su un crinale collinare. Questi sono i valori sui quali ci si trova a ragionare. “In questi anni abbiamo avuto molte segnalazioni riguardanti i cattivi odori provenienti dal sito di discarica e ci sono state perdite di percolato. Fuoriuscite che hanno portato allo smantellamento completo di 2 vasche di raccolta e a un intervento di bonifica nel 2018 il cui procedimento è ancora in corso e lo sarà fino al 2020″.

Dott. Fabrizio Bianchi, CNR di Pisa

“Le discariche danno problemi sulle acque sotterranee e sull’atmosfera, la cosiddetta matrice aria nella zona di influenza. Se mi si chiede se la discarica è un pericolo per la salute rispondo che sì, un pericolo potenziale per la salute lo è”. E’ il Dott. Fabrizio Bianchi, dell’Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa a fare il punto durante il suo intervento. Che precisa ulteriormente: “Serve una sorveglianza epidemiologica. Cosa dobbiamo misurare, i tumori? No, perché devo aspettare 20 o 30 anni per avere delle evidenze. Io misurerei l’esposizione e utilizzerei marcatori specifici. E’ molto difficile inoltre sapere dove vanno gli inquinanti e conseguentemente definire l’area di sorveglianza che, secondo me, andrebbe affidata a istituzioni pubbliche”.

Parole che sembrano buttare un’ombra sulla modalità con cui invece era stato eseguito lo studio epidemiologico che “attestava che la discarica non ha arrecato alcun impatto significativo sulla popolazione imolese e riolese”.  Studio, è noto, fortemente criticato dal comitato Vediamo Chiaro perché “Innanzitutto il prof. Marco Vinceti dell’Università di Modena e Reggio Emilia è da anni un consulente di Hera, dunque in pieno conflitto di interessi”. Ed anche, nello specifico perché “il protocollo di studio adottato per tale indagine non è mai stato reso pubblico e condiviso (la condivisione è obbligatoria!). Oltre al fatto che lo Studio prende come periodo di riferimento per valutare le malattie dei cittadini esposti solo 3 anni, dal 2013 al 2016, un periodo a detta degli esperti e della letteratura scientifica sia nazionale che internazionale del tutto insufficiente e dunque non affidabile per prendere alcuna decisione tanto meno poter affermare che la discarica non ha influenza sanitaria”.

Dott. Francesco Forastiere

L’intervento del dott. Francesco Forastiere, Direttore scientifico della rivista Epidemiologia & Prevenzione, ci porta invece a conoscenza degli studi effettuati sugli effetti di tutte le discariche del Lazio fra cui anche la nota Malagrotta. “Studio in un’area di 5 km che ha evidenziato sui residenti – si parla di 242mila persone – un aumento statisticamente significativo della frequenza di tumori polmonari come causa di morte e un aumento dei ricoveri per malattie respiratorie”. Lo studio ha poi evidenziato che il cd. “confondente” dovuto al fumo di sigaretta non ha avuto alcuna influenza sui dati: “L’analisi fatta sui bambini – che notoriamente non fumano – ha portato a escludere come causa il fumo da sigaretta confermando che le patologie derivano dall’esposizione agli inquinanti delle discariche”.  Su questo punto si trova conferma anche sul rapporto GBD 2015 (Global burden of disease study).

“Un parere definitivo dipende dai punti di vista e dalle convinzioni di ognuno. Sulla Tre Monti abbiamo fatto uno studio di coorte riguardante l’aumento del rischio se il sito veniva sopraelevato. Dovevamo in sostanza verificare se la discarica ‘ha fatto male prima’ e se avrebbe ‘fatto male dopo’. Abbiamo individuato 3 coorti: due vicino alla discarica e una che comprende anche la città di Imola. Il 1 gennaio del 2013 è iniziata la sorveglianza che è terminata il 31 dicembre del 2016”. E’ il professor Marco Vinceti a fornire i risultati dello studio. “Per quanto riguarda il basso peso alla nascita abbiamo rilevato 19 casi. Per le malformazioni congenite 5 casi rilevati su 9 attesi. Per quanto riguarda l’asma bronchiale 5.310 casi su 5.700 attesi. 7 casi di tumore al pancreas su 13 attesi. Lo studio ha evidenziato che non vi è correlazione con l’abitare vicino alla discarica”.

Fino a qui gli interventi a cui sono seguite le domande dei cittadini che hanno spostato l’asse delle certezze. La prima rivolta al dott. Bianchi e al dott Forastieri non lascia spazio a margini di interpretazione: “Lo studio del professor Vinceti sugli effetti della discarica ha approfondito completamente i problemi che possono derivare dalla discarica tre Monti?”.  Per il dott. Forastieri “Se il fattore di rischio è noto, come in questo caso, non si fa una indagine epidemiologica. Nel caso delle discariche siamo in una situazione di grande incertezza. Però lo studio del Lazio suggerisce un riscontro tra discariche e malattie polmonari anche se non è possibile, in presenza di solo questo lavoro, affermarne una diretta correlazione. La potenza statistica è un altro problema. Su alcune patologie riscontrate, come per esempio i farmaci per l’asma, quel valore riscontrato ha una potenza statistica sufficiente”.

Ancora più netto il dott. Bianchi: “Quando lo studio è su numeri piccoli ci vogliono rilevanti scostamenti, nell’ordine del 50-80% per evidenziare il dato. In casi come questo scostamenti del 20-30% non si possono apprezzare. Lo studio del dott. Vinceti è solo descrittivo e non inferenziale. Quando la coorte è piccola e i numeri sono piccoli la situazione è difficile. Io suggerivo di agire diversamente con azioni di misurazione di altri elementi e di non fare studi epidemiologici che non portano da nessuna parte”.

Prof. Marco Vinceti, Università di Modena e Reggio Emilia

La replica del dott. Vinceti è scontata. “Io ho punti di vista diversi dai colleghi. Lo studio che abbiamo fatto ce lo ha chiesto la Regione e risponde alle richieste che ci sono state poste dalla stessa. C’era un quesito scientifico che io condividevo e l’ho portato a termine nella mia relazione”.

Per Marco Stevanin, del comitato Vediamoci Chiaro “lo studio del dott. Vinceti è di parte perché pagato da Herambiente. Qui siamo indietro di 5 anni. Non stiamo ascoltando delle soluzioni al problema ma assistiamo ad opere di ‘cosmesi’ del problema. Come ha detto il dott. Bianchi non dobbiamo contare i morti ma evitarli”.

In conclusione il dott. Andrea Rossi, direttore della Ausl imolese. “La discarica è un potenziale fattore di rischio ma ce ne sono altri. Sicuramente sono molti di più i morti dovuti al fumo, all’alimentazione e all’abuso di alcol”. Analisi senza dubbio corretta anche se si può obiettare che questi sono comportamenti individuali che poco hanno a che fare con il problema oggetto del convegno.

Per finire l’assessore Andrea Longhi. “Per il futuro sarebbe opportuno ampliare i controlli sulla discarica. Questo incontro è il primo che si fa in 40 anni. Ben vengano le indagini dei Carabinieri. Questa è trasparenza. Noi non vogliamo tenere nascosto nulla. Da questo incontro spero ne derivino altri per discutere del tema discarica con i cittadini”.

Da cronisti abbiamo riportato gli interventi più interessanti con i quali i cittadini che non hanno partecipato all’incontro possano farsi una propria opinione. Abbiamo evitato di intervistare i tanti politici presenti in sala proprio per lasciare una cronaca, quanto più puntuale possibile dell’incontro (nel caso di precisazioni da parte dei relatori siamo a disposizione) su un tema che non ha certamente ragione di essere strumentalizzato politicamente. Ma ha tanto bisogno di essere affrontato con gli occhi della ricerca scientifica e soprattutto del principio di precauzione.

(Verner Moreno)