Quando una struttura di qualsiasi tipologia non funziona, quando un’impresa commerciale non riporta un saldo comprensibile in avere, quando una catena di montaggio industriale sforna a ripetizione pezzi difettosi o non funzionanti, quando la vostra auto nuova fiammante non produce il tanto atteso rombo del suo potentissimo motore nonostante voi abbiate girato la chiave di avviamento, c’è qualcosa che non funziona.

Quando una società civile che ha assunto nel tempo e nelle vicissitudine storiche la forma di nazione, quando si vanta di essersi assestata ai primi posti per la propria capacità produttiva sia per quantità che per qualità dei suoi prodotti, quando dalle sue scuole, università, gruppi di studio e lavoro escono giovani capaci di stupire il mondo per le loro capacità e intuizioni evidenzia importanti segni di deterioramento, di impoverimento, di disequilibrio, allora occorre individuare la causa di tutto ciò pena la fine della stessa.

Per quanto riguarda la nostra, di nazione, credo di poter affermare che le cause del malessere, della diffusa povertà, del disagio sociale, del malfunzionamento delle strutture socio-sanitarie sono e devono essere imputate ad una classe politica e dirigenziale di livello decisamente scadente per usare un eufemismo o, come si usa dire in ambiente di borsa, di effetto stagnante in zona ribasso. Può consolarci, almeno un poco, l’assoluta non unicità della nostra situazione, ma il mal comune non deve tramutarsi in gaudio, pena la fine del gioco.

Leggendo le pagine dei quotidiani, a ripetizione fino a raggiungere la noia, piene, stracolme, ridondanti, straripanti di uomini politici di ogni ordine e grado che vengono pizzicati con le mani nel miele di proprietà altrui si riesce a rinvenire, in assenza di errore, la causa, la sola causa, dell’attuale dissesto economico, sociale e umano della nostra povera Italia. E passi se l’uomo di potere fa la telefonata giusta che consente l’assunzione di un amico degli amici in cambio di un pugno di banconote, perché si potrebbe, a cuore troppo tenero, ipotizzare la ricerca di una linea di potere e decisionale sicura e selezionata a proprio favore, ma rinvenire, tra le spese di un importante uomo politico, messe a rimborso, la cifra di cinquanta centesimi tanto costa l’accesso a una toilette pubblica, fa male al cuore, ingenera dentro di noi un senso profondo di impotenza, di abbandono. E il fatto che noi si venga assaliti da una rabbia furiosa e da un desiderio irrefrenabile di giustizia non a scopo educativo, ma decisamente e pesantemente punitivo trova finalmente ampia giustificazione nel nostro equilibrio interiore.

Se possiamo riuscire a sorridere per lo scontrino di una cena nel famoso ristorante per vip, dove l’antipasto ammannito dallo chef di turno fa il pari con lo stipendio dello scaricatore di porto, se ci ritroviamo, dentro di noi, a scoprire un mal celato senso di invidia per il solitario purissimo regalato all’ultima modella straripante di seno e di sorrisi in cambio della sua presenza al fianco durante alcune importanti manifestazioni, se arriviamo a pensare che una settimanina nel resort di lusso sfrenato in terra toscana, dove entri zoppo ed esci Berruti, potrebbe far bene anche a noi poveri abbietti, i cinquanta centesimi per una pisciata caricati a rimborso spese gettano l’ombra definitiva di degrado e di impossibile recupero su tutti noi. Perfettamente inutile perderci in sottigliezze economico-politico-sociali allo scopo di identificare o individuare le cause dell’attuale dissesto della società in cui viviamo: la motivazione scatenante, degradante, colpevole, risiede nel mancato rispetto dell’uomo sull’uomo, particolarmente evidente e presente proprio nell’uomo che ha scelto e individuato, nella propria esistenza, la professione di prendersi cura dell’uomo.

Dulcis in fundo, ma non per la prima volta, apprendiamo che pure gli addetti al controllo adorano settimane pagate di fanghi curativi nelle selezionatissime terme, che non sanno resistere davanti a viaggi in quelli che sono additati dal senso comune quali ultimi paradisi esistenti sulla terra e a cospicui rinvenimenti di cifre di color blu tra le righe dell’estratto conto a sé medesimi intestato: quando il cane dorme il ladro entra. Noi stiamo vivendo in un mondo di cani dormienti e di scaltri approfittatori di tale situazione.

E, per finire, non vi sembri giusto individuare sorpresa e disappunto, in ambito locale, se la sindaca di turno vi ha promesso, per iscritto, una cosa poi decide l’esatto contrario, se il responsabile dirigente di una società di vostra proprietà (leggi pubblica) omette di fornire dati destinati a verificare la propria gestione nonostante reiterate rampogne: si tratta di male minore, di facezie, di quisquilie, pinzillacchere.

Un velo di tristezza.

(Mauro Magnani)