La direzione e le traiettorie dell’industria 4.0 emiliano-romagnola sono al centro di una profonda discussione. Ne ha parlato Patrizio Bianchi, docente di Economia applicata nell’Università di Ferrara e assessore della Regione Emilia-Romagna a coordinamento delle Politiche europee allo sviluppo, scuola, formazione professionale, università, ricerca e lavoro, che si è espresso sul tema durante l’incontro organizzato al club Giardino di Carpi. Prima di approfondire quanto dichiarato dal professor Bianchi è però necessario fare un passo indietro ed analizzare brevemente i recenti sviluppi dell’industria 4.0 nel nostro paese.

10 miliardi investiti in macchinari e attrezzature, a seguito della misura fiscale in vigore dal 2017. Questo il dato presentato dalla Confindustria a Milano nell’ambito del rapporto del Centro studi “Dove va l’industria italiana”. L’Italia rimane protagonista a livello mondiale nell’industria manifatturiera ma le preoccupazioni non mancano. Si temono le barriere nel commercio che rischiano di indebolire ancora di più un mercato già strutturalmente debole, e in questo clima di incertezza le politiche di incentivazione alla trasformazione della manifattura in chiave 4.0 finiscono inevitabilmente per risentirne.

C’è però un elemento che sembra fare ben sperare. Confindustria ha infatti ricordato che “l’Italia, anche se in ritardo rispetto agli altri principali paesi europei, si è dotata finalmente dal 2016 di una strategia di medio-lungo periodo in linea con le best practice internazionali, in tema di trasformazione digitale delle imprese”, aggiungendo poi che “gli investimenti agevolati dalla misura in vigore nel 2017″ hanno “riscosso un forte interesse da parte delle imprese italiane: 10 miliardi di euro per i macchinari e le attrezzature 4.0“, come detto in precedenza.

A questo proposito, è uno il dato forse più interessante. Diversamente da quanto è stato sempre ipotizzato, uno sbilanciamento in favore delle grandi aziende non sussiste. Anzi, gli investimenti provengono principalmente da aziende di piccola-media dimensione. Un segno che forse c’è intenzione di allinearsi alle grandi potenze mondiali.

Fra le regioni con più alta percentuale di investimento nelle nuove tecnologie c’è l’Emilia – Romagna, che grazie anche a compagnie come DAVE srl vede molte delle aziende sparse per il territorio crescere e investire proprio sulle nuove tecnologie. Un passo importante, anzi importantissimo, stando alle parole di Patrizio Bianchi: “Dal commercio alla cura della persona, fino ai servizi alla collettività. Internet delle cose, intelligenza artificiale, robotica, veicoli autonomi e droni, realtà virtuale, blockchain, tracciabilità digitale, stampa 3D sono tecnologie che, cumulandosi e integrandosi in un contesto di sempre più densa interconnessione totale, stanno cambiando la nostra vita”. Forse è davvero arrivato il momento di “ritornare a fare le cose utilizzando le grandi capacità che hanno saputo mettere in campo da sempre le professionalità italiane in tutti i campi”, per rimanere al passo coi tempi.