Venezia (Foto di cocoparisienne da Pixabay)

L’incidente occorso nelle acque della laguna di Venezia, dove un elefante dei mari, causa un blocco ai motori, ha investito un trasporto passeggeri, finendo poi contro la banchina del porto, ferendo cinque persone e causando alcuni bagni fuori stagione, è l’ennesima prova della difficoltà, da parte della nostra classe politica, di assumere un ruolo di dirigenza, di individuare le priorità: in poche chiare parole, di scegliere.

Chi mastica un po’ di statistica, sa molto bene che se l’accaduto nelle acque della Serenissima rappresenta un caso su un milione di possibilità, non significa affatto che a questo punto noi si possa stare tranquilli. Potrebbero benissimo verificarsi altri tre casi di disastro a fila e poi nulla per cento anni, ma la domanda corretta è: possiamo assumerci il rischio che una nave da 90.000 tonnellate finisca contro la riva degli Schiavoni? All’industria turistica di Venezia occorre davvero che i giganti del mare transitino nel canale della Giudecca per la felicità e gli scatti fotografici dei passeggeri in crociera?

La decisione al riguardo ha sommato l’attività di ben cinque governi di diversa estrazione, altalenanti come non mai tra divieti (mai definitivi), lunghissimi e costosissimi studi di soluzioni alternative, proroghe e rinvii, promesse e indicazioni di date di là da venire e ovviamente,nel frattempo, approfittando pure della rivalità tra Capitanerie di Porto e magistratura terrena, i bestioni del mare continuano imperterriti a transitare nella Giudecca al ritmo di quasi due al giorno (dati 1918).

Venezia (foto tratta da Wikipedia)

Chi conosce ed ama Venezia ne conosce l’immenso valore storico, artistico, culturale ed è quindi ben consapevole della preziosità di quelle isole nella Laguna ed è conscio del fatto che nulla può valere anche solo la perdita di una piccola parte di tale patrimonio che, badate bene, appartiene a tutta l’umanità. Passeggiare nelle calli più recondite e segrete, ammirare i gioielli architettonici e i capolavori artistici assoluti di cui la città è ridondante rappresenta una ricchezza tale che deve rendere inutile e perfino dannoso il calcolo di un indotto industriale/turistico. Solo la meschinità di un misero calcolo economico può rendere pericolosa la vita di Venezia: chi non si rende conto di ciò è imputabile di meschinità e di stoltezza.

La città lagunare rischia molto, perché di personaggi strapieni di queste due “qualità” è stracolma la nostra dirigenza amministrativo/politico.

(Mauro Magnani)