Chi è causa del suo mal pianga se stesso. (Proverbio)

“ S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo”, come Cecco Angiolieri.
Il surriscaldamento del pianeta potrebbe aiutare.
Salverei i bambini, da Greta in giù, mischiandoli magari, come in quelle belle fotografie di Oliviero Toscani.
Anche quelli di Salvini, naturalmente.
Liberi di andare dove vogliono.
I bambini non sono cattivi, sono solo indisposti, e c’è da capirli viste le frequentazioni.
Niente che non si possa risolvere con la dolce Euchessina.

Un mondo sfoltito, niente più guerre, inquinamento, carceri libiche, invasioni, clandestini, annegamenti, prima questi e prima quelli.
Un mondo liberato dal nostro peso opprimente, da pensieri sempre meno adeguati e forse per questo sempre più incattiviti.
Senza Trump, Putin, DiBattista, Renzi, Fratoianni, Berlusconi, “l’economista Borghi”, “l’imprenditore Brambilla”, “l’avvocato del popolo”.
Senza “ci colleghiamo con Jesolo per ascoltare in diretta le parole di Salvini”.
Senza Salvini, che l’ho già menzionato tre volte e non se ne può più.
Senza Giletti, “Bianchina” Berlinguer , gli ospiti in studio, giornalisti, politici, sempre gli stessi, in rotazione, come i venti, aggressivi, noiosi, scontati, inutili, disutili.
Con poche eccezioni.

Forse sarebbe un mondo a sua volta imperfetto, nascerebbero nuove contraddizioni, ma varrebbe la pena di provare, che dite?
“A volte bisogna tornare piccoli per essere grandi” recita una bellissima pubblicità progresso sull’integrazione.
Chissà se succede anche ai partiti.
S’io fossi il segretario del Pd, dopo aver tirato un (enorme) sospiro di sollievo, non saprei bene cosa fare.
Un po’ come lui.
Un po’ come tutti.
Anche quelli che fanno finta di capire.
Che criticano ma non ci dicono (realisticamente, che altrimenti son buoni tutti) quel che è bene fare.
Per far girare il mondo per il verso giusto, per unire l’Europa, per risollevare l’Italia o anche solo per metter giù una manovra di bilancio decente.
Che non mandi a gambe all’aria il Paese e raccolga onestamente il consenso indispensabile per governare.
Due esigenze che da qualche tempo non è facile conciliare.

Visto che in questo beneamato Paese chi riceve applausi poi ne combina di ogni o, se volete, che ne combina di ogni riceve applausi, mentre chi va piano per andare sano e lontano, come la nostra condizione imporrebbe, si ritrova rapidamente solo a pagar dazio per tutti.
In trent’anni di ricreazione siamo stati composti ai banchi forse per tre: a rapporti invertiti saremmo più ricchi dei tedeschi.
Il popolo ha sempre ragione ma non sempre è ragionevole.
E si dà una rappresentanza degna.

Come si può credere che le cose vadano male perché il mondo ce l’ha con noi?
Perché mai gli altri Paesi dovrebbero aver fiducia in un Governo come questo?
Che ha portato lo spread a livello della Grecia, che fa crescere l’Italia meno della Grecia.
C’è stato un corto circuito nella percezione collettiva e per riveder la luce servirà un lavoro profondo.
A chi è convinto che lo spread a 300 non sia un problema in un Paese che paga 80 miliardi all’anno di interessi.
Che ci possiamo indebitare finché ci pare.
Che abbassando le tasse ai ricchi staranno meglio i poveri.
Che l’Italia possa fare come l’America senza averne la forza economica e politica.
A chi non capisce che le gerarchie del mondo sono cambiate, che un vaso di coccio non rompe quelli di ferro.
Che senza investimenti privati un Paese senza soldi, solo con quelli pubblici non va lontano.
A chi crede solo a quello che vuole sentire, un libero pensatore saprebbe ben cosa dire, e non gli piacerebbe, ma se sei la sinistra, anche migliore di quella che c’è, come ne conquisti il favore, come lo convinci che sta andando a sbattere e che tu, invece, lo puoi salvare?

Perché questo è il passaggio critico.
Che non si supera dicendo qualcosa di sinistra come un po’ stancamente si chiede a Zingaretti di fare.
O spingendo fuori dal recinto Calenda per le impurità genetiche.
L’asfissia culturale di questi anni ci sta riportando a un concetto statico della politica quando la sua essenza è dinamica.

Per uscire dalla confusione la sinistra ha ancora bisogno di contaminazione.
Uniti o divisi organizzativamente, il pensiero socialista e quello liberale possono trarre vicendevole giovamento dal confronto e dalla collaborazione.
Sono loro gli sconfitti di questo momento storico ed entrambi devono cercare la salvezza non nel ritorno ma nella evoluzione.
Zingaretti ne sembra consapevole.
Non è un leader naturale, ce ne sono sempre stati pochi e di fasulli ne abbiamo avuto troppi.
È più un primus inter pares, e per chi non sia afflitto dalla “libido serviti”, come la chiama Tacito, ovvero dalla voglia di padrone, non è poi una cattiva notizia.
Per esprimere al meglio le sue qualità dovrebbe alzare il livello dei pares, perché il momento richiede virtù che l’attuale gruppo dirigente non ha mostrato finora di possedere.

Il Pd è, oggi, il solo argine alla deriva ma non è un’alternativa, non ancora.
Non ha un progetto per l’Italia, non ha una road map per realizzarlo, non ha un sistema di alleanze per governare.
Attorno c’è un deserto politico.
Davanti un oceano di astensione che assieme ad altre forze di progresso deve riuscire a prosciugare.
La preoccupazione non viene dalla constatazione di quel che manca, la ferita è stata profonda e per guarire serve un po’.
Il problema è come ci si mette in condizione di raggiungere l’obbiettivo nei tempi scanditi dalla crisi.
Così che quando la gente ricomincerà a porsi delle domande il suo sguardo incontri qualcosa su cui vale la pena di soffermarsi: persone, valori, idee per l’Italia.

Parlare di alleanze col MS non è né giusto né sbagliato: è prematuro.
Nessuno fra sei mesi, specie se la nave imbarcherà acqua, sarà quello che é.
C’è una credibilità da recuperare.
Una debolezza culturale da superare.
Un’identità da ridefinire.
Non basterà aprire qualche circolo nei territori dimenticati se poi qualcuno non li fa vivere, se chi ci abita non si fa politica, se non si identifica in un progetto, se non lo si rende protagonista.
È un fatto che la Lega ha conquistato in un anno territori ostili che tuttora spregia senza avervi alcun radicamento.
C’è la crisi, “l’invasione”, la rabbia ma come faccia uno di Crotone a votare Salvini resta un mistero.

(Guido Tampieri)