Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare! In assenza di duri il gioco ristagna, gli spettatori si assopiscono, l’arbitro va a prendere un caffè e noi si spegne la televisione. Purtroppo però, essendo al momento la posta troppo alta non ci è dato di assentarci, di distrarci. E allora riflettiamo.

Una domanda semplice semplice si impone: per quale ragione il vice Primo ministro Salvini non approfitta dello straordinario successo elettorale, non fa fruttare i consensi ricevuti, non si apparenta a Fratelli D’Italia, dichiara la fine dell’attuale governo, affronta nuove elezioni e, approfittando della vigente legge elettorale non si pone a capo di una nuova compagine governativa? Con buona probabilità potrebbe assicurarsi una maggioranza consistente. E allora perchè? Perchè pur essendo, senza dubbio alcuno, un vero duro, si rende ben conto che il compito che lo attende è davvero improbo e preferisce dividerne le responsabilità, i travagli, le incertezze con l’alleato del momento, l’alleato sul quale, da vero professionista della politica, ha fino ad ora scaricato il peso degli insuccessi, le colpe delle mancate attuazioni, le cause delle paralisi, fino a ridurlo l’ombra di sé stesso (ovviamente in termini di consenso elettorale).

Il vice primo ministro della Lega sa bene quali e quante gatte ci saranno da pelare in un futuro non troppo lontano e preferisce, da bravo uomo politico, mantenere al suo fianco un possibile scarica barile. L’Europa che sembra essersi risvegliata dopo la tornata elettorale ha deciso di alzare i toni delle pretese, l’aumento dell’Iva che getterebbe la parola fine sulle già languide transazioni commerciali interne sembrano assumere le caratteristiche di ostacoli troppo grandi per poterli affrontare da soli. E l’altro vice Primo ministro? Sembra non essersi reso conto del continuo stilicidio di consensi che tale alleato gli ha procurato e permane nelle posizioni di sempre, tutte condivisibili e apprezzabili, ma non proprio tutte apprezzate dall’alleato, che appare sempre più fermamente deciso nella propria linea di destra e di portatore di sicurezza.

Così, nelle camere dei palazzi romani, dove nascono le idee e le direttive di governo, ha preso luce e forza l’idea dei “bottini”, piccoli pezzetti di carta ai quali noi (italiani) saremmo propensi attribuire un valore a nostro piacimento, ad uso specificatamente ed esclusivamente personale. D’altra parte, l’idea di stampare moneta in proprio, infischiandosene di tutto il mondo che ci circonda e che con noi divide gioie e dolori, non è nuova e la si è potuta udire anche dalle parti di casa nostra. Purtroppo, da tempo, si è scelto di vivere in comunità: si può sempre tentare di modificare l’insieme di regole che tale comunità regolano, ma lo si deve fare in compagnia, non da soli. Scendendo di qualche gradino, si potrebbe suggerire qualche riflessione sulle “monete chiuse”: un’occhiata all’andamento dei bit coin potrebbe essere salutare.

Mettiamoci quindi comodi in poltrona e godiamoci lo spettacolo che perdurerà ancora per qualche tempo: di veri “duri”, in giro, se ne vedono ben pochi.

(MauroMagnani)