Bologna. Informare il centro di accoglienza migranti di via Mattei in Bologna venerdì 7 giugno che il venerdì successivo dovevano consegnare le chiavi e che (sui circa 180 residenti) 144 migranti sarebbero stati trasferiti in un simile centro nella ridente cittadina di Caltanisetta in Sicilia si è rivelato un errore. Qualcuno quella mattina aveva deciso che il centro, da trasformare in Cas (Centro accoglienza stranieri) doveva essere urgentissimamente ristrutturato, un fatto sino allora ignoto.

Questo fine settimana si stava svolgendo a Bologna il festival “la Repubblica delle idee” con decine di conferenze nelle sale importanti della città, che era invasa da code di cittadini in attesa di ascoltare Recalcati o Michele Serra, Fabio Fazio o Saviano, Matteo Renzi o Baricco, ma anche filosofi come Alain Touraine o Donatella de Cesare, il direttore di Repubblica Carlo Verdelli  ma anche il cantante Mahmood e Ilaria Cucchi. Viene riportato che i partecipanti sono stati circa 130.000.

La sera per la conferenza si riempiva piazza Maggiore, questo ha offerto per due volte ai  lavoratori della cooperative Arcobaleno (in tutto 35 operatori), che hanno in gestione il centro Mattei (gestione che termina a fine giugno) e che si troverebbero licenziati in tronco, di prendersi la parola e il microfono per spiegare la situazione alla gente in piazza. La sera di domenica in piazza grande Mimmo Lucano ha offerto loro la sua solidarietà ed il suo microfono. Il presidio di associazioni e sindacato davanti alla prefettura della mattina di lunedì 10 giugno che doveva accompagnare un colloquio di “Arcobaleno” con il prefetto si à rivelato superfluo perchè l’appuntamento è stato annullato. Visto che dietro l’angolo c’è il Comune, gli interessati sono poi intervenuti in Consiglio comunale, chiedendo un incontro con sindaco e assessori (del tutto ignari della presunta imminente apertura del cantiere al Mattei) ed hanno ottenuto parole di solidarietà per la loro linea di ricollocare nel territorio bolognese tutti i 183 residenti (non solo le famiglie). Il modello dell’accoglienza sviluppato in Emilia va difeso. Se qualcuno pensava di governare il territorio attraverso la prefettura deve perfezionare il suo progetto: il Comune ritiene di dover essere consultato.

Domenica 9, in un festival multiculturale  fra cuscous e tigelle, danza del ventre e tamburi africani  ho incontrato un migrante che mi ha fatto riflettere sui costi umani di queste decisioni  politiche insensate. Questo giovane, figlio di un libanese e di una donna siriana (che il padre aveva abbandonato), cresciuto in Siria, mi raccontava come quando si erano rifugiati in Libano venivano rifiutati in quanto siriani, ma quando si trovava in Siria lui veniva taglieggiato o picchiato dalle diverse milizie in quanto “straniero”. La madre ora tornata in Siria desiderava il suo ritorno ma lui non aveva documenti per viaggiare e comunque associava la Siria alle angherie  e ai pericoli (che tornavano nelle sue notti insonni) che vi aveva subito.
Descriveva la madre come iperprotettiva; essa aveva soprattutto cercato di tenerlo nascosto, temendo che l’esercito lo arruolasse. A vent’anni l’aveva lasciata e si era rifugiato in Turchia, prendendo poi la pericolosa rotta balcanica verso l’Europa, e in qualche modo era arrivato fino in Svezia dove sarebbe rimasto volentieri  ma era stato “Dublinato”. Questa parola si riferisce al regolamento europeo firmato a Dublino, che tutti ormai considerano insoddisfacente, ma non riescono a cambiare e che decreta che il migrante richieda asilo alla frontiera di ingresso nell’unione, dove è stato registrato; in questo caso la frontiera  del Friuli. Giunto in Italia da pochi mesi e con minima conoscenza dell’italiano (abbiamo conversato in inglese) aveva appena fatto richiesta di asilo a Bologna dove desiderava restare. Mi diceva che si sentiva dovunque respinto e che non riusciva più a trovare amici, sentendosi solo e in uno stato di grande insicurezza e paura.

Nel corso dell’ultimo tentativo di cambiare il regolamento di Dublino in sede europea, la Lega ha votato contro la modifica, forse ritenendola insufficiente. I paesi a nord delle Alpi usano ora molto di frequente questa regola: semplicemente mettono il migrante su di un aereo diretto al paese mediterraneo dove ha messo piede in Europa. Sarebbe ora che i paesi interessati (Spagna, Italia, Grecia e Malta) si accordassero per una linea comune e per far pressione sull’Unione europea, che non può cavarsela offrendo sovvenzioni a noi, alla Libia ed ai paesi alla frontiera del Sahara. Siamo alle soglie di una stagione estiva di sbarchi e la situazione dei migranti in una Libia sull’orlo di una guerra civile e priva di un governo degno di questo nome deve essere fronteggiata, non solo con mezzi militari ed economici, ma anche con politiche migratorie sostenibili se la dichiarazione dei diritti dell’uomo non si arresta sulle sponde settendrionali del nostro mare.

Oramai le varie elezioni  nei paesi europei sono concluse e non occorre (come accaduto in Danimarca e altrove) sottostare agli umori di un elettorato prevenuto e disinformato sul tema delle migrazioni. Rispetto ai movimenti migratori che stanno avvenendo negli altri continenti i numeri delle migrazioni in Europa da est e da sud sono molto bassi. Egoismo e cecità si pagheranno molto cari e subito, prima delle prossime tornate elettorali. Qualcuno dovrà pure raccontare agli elettori quale sia il contesto storico che dobbiamo navigare invece di insabbiarci come fossimo struzzi.

(Cecilia Clementel)